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Il Bari continua a cadere. Stavolta col forte Verona

 

Quella col Verona era un po’ “la partita”, quella magnifica, la partita dell’anno, dove il Bari, ultimamente in affanno sia psicologicamente che fisicamente, si giocava la possibilità di rientrare nella griglia dei playoff, visto lo scarso andamento delle seconde squadre dopo il terzetto di testa. Punti pesanti, dunque, da un lato per rientrare nei playoff, e dall’altro per cercare il distacco dalla terza che avrebbe aumentato la possibilità del Verona di sbarcare in A senza gli extra time dei playoff.

C’era anche da attendersi la voglia di riscatto da parte del Bari dopo le due prestazioni desolanti di La Spezia e di Carpi, squadre apparse assolutamente alla portata del Bari, ma contro le quali ha sconsolatamente perduto mostrando tutti i suoi limiti, a differenza del Verona che, dopo un breve periodo di appannamento, è ritornato a camminare fino a riprendersi il secondo posto, sebbene in comproprietà col Frosinone, pronto a capire quali sarebbero potute essere le sue ambizioni in vista della seconda trasferta di martedì prossimo a Perugia.

Un Bari che aveva fatto del San Nicola una sorta di maniero pressoché inviolabile e che da oltre 405 minuti non beccava gol in casa, ovvero dal 47esimo minuto del primo tempo di Bari Ternana, quando l’ex Di Noia siglò il momentaneo pareggio. Ma col forte Verona è stata dura.

Ed invece il Bari è naufragato tutt’altro che dolcemente, leopardianamente, in questo mare di serie B assolutamente bonaccioso, col Verona che spietatamente ha saputo colpire al punto giusto in ben due occasioni.

Colantuono, senza ben cinque giocatori ed ultimamente anche poco fortunato nelle scelte, ha mandato in campo un inedito 4-4-1-1 con Martinho titolare in attacco a far da spalla a Maniero, con Galano esterno destro, Furlan all’opposto, Fedele e Greco a centrocampo, e poi il solito quartetto difensivo con Sabelli a destra, Tonucci e Moras centrali e Daprelà a sinistra con Micai, ovviamente, sui pali.

La partita ha stentato a decollare e, a parte l’unico tiro in porta ad opera di Pazzini che ha raccolto di testa un cross mandando il pallone alto, di palle gol non ne abbiamo annotate, al contrario, invece, abbiamo segnalato sui nostri taccuini solamente e desolatamente che le due squadre si sono annullate completamente. Almeno fino al 35′.

Il Bari, commettendo una marea di errori sia nel possesso palla che nelle seconde palle, ha giocato praticamente in contropiede attraverso le vie centrali con Martinho, sempre costretto a subire falli avversari per fermarlo, aspettando il Verona (che ha fatto la partita) in difesa dove il quartetto difensivo biancorosso, ad onor del vero, si è opposto ordinatamente rendendo al minimo la pericolosità scaligera. Entrambe in attesa di un colpo fortunato, colpo che è arrivato al 34′ con il solito Pazzini il quale, dopo un triplo rimpallo davanti a Micai, ha messo in rete rompendo l’equilibrio in campo.

Un paio di minuti più tardi abbiamo segnalato un colpo di testa di Furlan su cross di Daprelà che ha impegnato Nicolas in un difficile intervento, intervento che ha negato la gioia del pareggio al Bari.

Al 42′ un sinistro di Galano troppo centrale non ha impensierito più di tanto l’estremo difensore veneto.

Bari che ha cercato di alzare il ritmo dopo il gol ma un Verona ordinato a centrocampo glielo ha impedito.

Nel secondo tempo il canovaccio è cambiato con il Verona in dieci per l’espulsione di Ferrari, al suo ennesimo fallo su Martinho, ed il Bari che ha provato ad alzare il ritmo sfruttando il vantaggio.

Ma come tante volte è accaduto nella storia del Bari, e con l’esperienza a confermarcelo, la squadra barese non solo non ha saputo approfittarne ma, quel che è desolatamente peggio, è che ha subito persino il raddoppio al 32′ con Zuculini su uno svarione difensivo della difesa biancorossa che sul cross di Bessa non è riuscita ad allontanare il pallone. Episodio che ha messo in luce un po’ tutti i limiti del Bari che, ad onor del vero, si son cominciati a materializzarsi sin da un mesetto abbondante fino ad uscire tutti insieme oggi.

A nulla sono valse la saetta di Galano al 25′ e l’esordio di Portoghese al posto di Daprelà con il Bari votato solamente all’attacco con ben cinque attaccanti.

Bari, dunque, in caduta libera che psicologicamente appare a terra e senza più alcuno stimolo. Sarà dura, adesso, nelle ultime cinque gare rientrare nei playoff che, comunque, rimangono alla portata dal momento che il distacco è solo di un punto, ma lo diciamo giusto per sventolare quel minimo di ottimismo che ancora costringe il Bari a crederci fino in fondo.

Ma con questa testa, con questa rosa tutto fumo e niente arrosto – dunque modesta – osannata a fine gennaio dalla piazza e con questi soldati, oggettivamente, la vediamo difficile. Ma non impossibile.

Il “posto delle fragole”, parafrasi del film di Ingmar Bergman, sembra essere giunto al capolinea. Almeno psicologicamente. Non resta che attivarsi sulla psiche dei giocatori, ultima speranza per raggiungere i playoff. Ma chi potrebbe fingere da psicologo?

Una seconda via ci sarebbe: quella di prendere atto della situazione, ammettere che quest’anno non è più cosa, e di cominciare a programmare il prossimo anno con la ricerca di giovani validi affamati provenienti da categorie minori col solito mix di esperienza che nel Bari odierno non manca. Ma per adesso occorre giocarsi fino in fondo le ultime chances. Lo chiede la piazza umiliata e che, ormai, non crede più a nulla.

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