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Un divertente e commovente Pupi Avati ha animato il petruzzelli

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BARI – Antoine Bordier, giornalista e regista per la televisione svizzera, è una delle mie personali conoscenze più ricche e stimolanti, mi ha subito affascinato per la sua vita avventurosa e ricca di aneddoti incredibili.

Il suo lavoro svolto con grande professionalità e amore, lo ha condotto a conoscere moltissime personalità: Enzo Ferrari e Clay Regazzoni, Chet Baker, Diego Armando Maradona, Michel Platini ecc…ecc…

Egli, ha realizzato anche una sola opera di fiction tratta dallo scrittore Julio Cortázar, dal titolo“Torito”.

Antoine Bordier si forma a pieni voti alla scuola di giornalismo di Parigi ed entra a  far parte della televisione nazionale svizzera come giornalista sportivo nel 1966. Realizzerà i più importanti servizi sportivi e dal 1978, si dedicherà anche al giornalismo di informazione e culturale. Tra i suoi titoli come regista televisivo si ricorda: “La Peur ou La Paix”, “Musiciens suisses de Jazz”, “Le Destin de Jean-Claude Killy” e il bellissimo “Le note Blu di Chet Baker”.

“Autre Italie, autre musique” diretta da Bordier e la sua equipe per la trasmissione “Dimanche soir”, per la Tv svizzera, è un importante documento etnico e storico sulla musica italiana e direi, perché no, anche una riflessione sull’Italia, raccontata da Giovanna Marini, una delle più importanti musiciste, cantanti ed etnomusicologhe.

Infatti, attraverso i racconti della sua vita, dei suoi studi e ricerche sulla musica popolare e il canto di protesta, la Marini ci offre anche uno spaccato storico della nostra lunga penisola italiana.

Nel documentario di Bordier, la musicista e cantante, si racconta: diplomata in chitarra classica presso il conservatorio di Santa Cecilia a Roma, perfezionando gli studi e la pratica con il più grande chitarrista classico, lo spagnolo Andrés Segovia, inoltre, si dedica allo studio ed alla pratica di strumenti a corda antichi.

Fondamentale per lei, sarà la scoperta del canto popolare e sociale, ovvero, la storia orale cantata, nel senso di registrazione popolare degli avvenimenti storici mediante lo strumento privilegiato della canzone di composizione anonima e di circolazione orale ancora attiva nell’Italia del boom economico degli anni sessanta, un’Italia, sempre meno rurale.

Il documentario di Bordier che già dal titolo ci proietta in una dimensione specifica,  riprende la Marini con il suo gruppo, in viaggio per concerti in Italia e in Svizzera, evidenziando piacevoli momenti confidenziali che confermano una passione contagiosa dell’artista, inoltre il regista svizzero, ci offre anche la Marini didattica che insegna canto nella scuola di Roma nel quartiere Testaccio e ci spiega come lei, sia diventata una colonna portante dell’Istituto Ernesto De Martino, dove è raccolta  un enorme quantità di canti popolari da lei scoperti e catalogati.

Nel documentario, perfettamente diretto e montato, si fa riferimento anche al famoso spettacolo del Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964, qui, la Marini e il suo gruppo, Il Nuovo Canzoniere Italiano vi prende parte. Fu uno spettacolo che suscitò scandalo, interrogazioni parlamentari e denunce per la provocazione della canzone “O Gorizia, tu sei maledetta”, un canto della prima guerra mondiale che venne proposto nella versione integrale, compresa la strofa “Traditori signori ufficiali / che la guerra l’avete voluta / scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù”. I responsabili dello spettacolo furono denunciati per oltraggio alle Forze armate.

Antoine Bordier ci dona questa preziosa testimonianza di cultura che ha realizzato con amore e devozione verso una delle più importanti studiose e musiciste italiane.

Lino Aulenti

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