Estero

Giro: «Lavorare di più nei paesi da cui partono» (Trentino)

Maeci

«Fateci caso: le migrazioni diventano sempre epocali e si comincia a strillare quando ci si avvicina alle elezioni. Questo è ciclico, avviene dagli anni novanta. Il centrodestra è maestro nell’evocare paure, peccato non ci suggeriscano invece delle soluzioni ai problemi». Parola di Mario Giro, vice ministro agli affari esteri del governo Gentiloni. L’esponente di Democrazia Solidale – Centro democratico oggi alle 14 interverrà alla facoltà di Sociologia sul tema “Lavorare nella cooperazione internazionale”. Lo abbiamo sentito sul tema dei profughi e dell’accoglienza.

Viceministro Giro dal suo osservatorio privilegiato come «legge» l’emergenza legata ai rifugiati?

«La massa di persone che si sta spostando, e lo farà negli anni a venire, è sicuramente importante come proporzioni ma dobbiamo anche smettere di allarmarci. Le quote di richiedenti asilo sono ancora assolutamente sostenibili per il nostro Paese. Un rilancio continuo di allarmismo porta invece alla chiusura e finisce per ridurre il numero di chi accoglie. Ecco allora che i richiedenti asilo messi in pochi posti sembrano di più».

La realtà in Trentino mostra che alcune zone sembrano avere difficoltà nel mettere a disposizione dei posti.

«Nei centri più piccoli la gente ha forse più paura. Si deve dire che c’è chi soffia sui timori mentre invece chi ha la responsabilità di Governo si sforza di dare risposte concrete. La nostra politica non è solo quella di occuparsi di chi arriva. Cerchiamo di fare accordi a monte con i Paesi da cui partono per gestire meglio i flussi, diminuirli, trattenere le persone. Ma per fare questo serve tempo. Sa qual è il messaggio che la Lega sottointende ma che non ha il coraggio di dire con chiarezza? Che queste persone le dovremmo lasciar morire in mare. I ministri Alfano e Minniti stanno facendo tutto il possibile, con mille sfaccettature».

Un problema sono i tempi di attesa per capire se la richiesta d’asilo verrà accettata. Sono lunghi.

«Con la riforma introdotta dal decreto Minniti i tempi saranno abbreviati di sicuro. Ma il problema rimane: chi non avrà risposta positiva non potrà essere rimpatriato in modo forzato. Per essere chiaro non c’è la soluzione di fare atterrare gli aerei e caricare chi non ha le caratteristiche per la protezione. Sono slogan vacui e falsi. La Cooperazione allo sviluppo si impegna invece per i rimpatri volontari assistiti. Attendiamo poi che il Parlamento Europeo definisca lo strumento principe, quello degli investimenti: saranno 40 miliardi».

Che valutazione si sente di dare sul modo in cui il Trentino ha affrontato il problema sino ad oggi?

«Assolutamente positivo. E’ stato tra i primi ad accettare il modello di accoglienza diffuso e lo sta attuando molto bene».


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