Cinema

Cannes scopre la parrucchiera ‘Fortunata’ e il nuovo Allen

                                  DUSTIN HOFFMANN SCHERZA SU NETFLIX: ‘LA SALA? A CASA MIA’

A Cannes il giorno di Fortunata, parrucchiera di borgata interpretata da Jasmine Trinca nel film di Sergio Castellitto che dice: ‘popolare e’ una parola bella’. Dustin Hoffman liquida con una battuta il caso di quest’anno: ‘i film Netflix non vanno in sala? Io a casa mia ho un very big screen’. L’attore e’ protagonista di The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, gia’ ribattezzato il nuovo Woody Allen, film Netflix in concorso. E Hazanavicius satireggia il mito Godard.

“Quando una ragazza ti scrive ‘sono come Fortunata’ come puoi non essere felice, si chiama identificazione, cosa c’e’ di piu’ emozionante di riuscire ad entrare nel segreto essere di una giovane donna che vede nel personaggio che hai filmato riflessa la propria immagine? Ci hanno fatto credere che le classi non esistono piu’ invece ci sono spaventosi divari sociali, esiste tutto solo che usiamo altri termini”, dice Sergio Castellitto, regista del film.

“Popolare e’ una bellissima parola, e’ stata accettata solo nella crasi Pop, ma io penso che l’essenza divulgativa del cinema, riuscire ad essere in connessione con le persone, avere il desiderio di comunicare e farsi capire e’ una cosa bellissima. Ci criticano per questo? – dice Castellitto – pazienza, si arrenderanno, abbiamo sempre vissuto con serenita’ questo perche’ quando hai un esercito di lettori come lei o tanti spettatori come me, ti relazioni a loro, e non sono una massa indistinta tutt’altro”.

Stefano Accorsi che interpreta lo psicologo che s’innamora di Fortunata, madre della sua piccola paziente, e quindi ai limiti della deontologia, racconta come “Sergio sul set e anima e corpo, ti abbandoni a lui, al flusso e non hai il tempo per riflettere ma solo di emozionarti”.

Dustin Hoffman, Ben Stiller, Adam Sandler, Emma Thompson: e’ un red carpet da star per la Hollywood d’autore in Concorso sulla Croisette. A Cannes 70 e’ infatti il turno di “The Meyerowitz Stories (New and Selected)”, il nuovo film del newyorkese Noah Baumbach, beniamino di critica e pubblico amanti dell’indipendenza hollywoodiana piu’ prestigiosa, considerato, per stile e tematica, un novello Woody Allen. Autore di commedie dai dialoghi a orologeria, costruite addosso a personaggi che descrivono un mondo altoborghese sospeso sulle proprie insicurezze, sugli intrecci familiari dai vissuti assurdi, sugli amori un po’ buffi e su una capacita’ di declinare in scenari in se’ conclusi la condizione umana, Noah Baumbach giunge nel Concorso di Cannes 70 con un film che conferma tutte le caratteristiche del suo cinema. Il perno su cui ruota “The Meyerowitz Stories” e’ il vecchio Harold, interpretato da un Dustin Hoffman in ottimo equilibrio: artista di discreta celebrita’ negli anni 70, Harold Meyerowitz e’ un uomo narcisista e egoista, pater familias amabile e amato ma segnato da un carattere scorbutico e difficile. Attorno alla sua vecchiaia ruotano l’attuale compagna un po’ svanita Maureen (Emma Thompson) e i tre figli avuti da mogli differenti: l’insicuro e irrealizzato Danny (Adam Sandler), che ha sprecato le sue piccole ambizioni da musicista, ma ha una figlia bella e intelligente che vuole fare la filmmaker; il ben piu’ strutturato Matthew (Ben Stiller), che s’e’ fatto una posizione a Los Angeles; e l’irrealizzata e fragile Jean (Elizabeth Marvel).

Le frustrazioni d’artista di Harold si intrecciano con quelle affettive dei suoi figli e si acuiscono tra l’attesa della mostra collettiva, in cui verra’ esposta una vecchia opera di Harold, e la decisione di Maureen di vendere la casa di famiglia in cui sono cresciuti tutti e tre i figli. Intanto Danny deve fare i conti con la separazione dalla figlia, in procinto di partire per il college, e Harold si ritrova a sua volta ospedalizzato per un attacco cardiaco che gli impedira’ di essere presente alla tanto attesa inaugurazione. Tutto questo e’ messo in scena da Baumbach con un mirabile gioco di attori, con un Dustin Hoffman che da’ il ritmo senza gigioneggiare e definendo per il suo Harold un’umanita’ cinica ma affettuosa che governa il gioco di rivalita’ tra i due figli maschi dalla riuscita cosi’ differente. Le donne intanto costruiscono un coro determinante, che imprime sostanza alla vanita’ delle torsioni psicologiche degli uomini e lo sfondo newyorkese resta davvero ai margini. Baumbach fa sostanzialmente una commedia da camera, in cui sono i dialoghi sempre molto pregnanti a guidare il gioco, secondo lo stile che caratterizza molta commedia indipendente americana di oggi. Si ride ma siamo piu’ che altro nella dimensione di un cinema per palati raffinati.

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