Cronaca

Confessioni di una spogliarellista pagano 80 euro per vedermi ballare 10 minuti

ROMA – Il viaggio nei locali di strip-tease di Roma inizia dalla periferia est della Capitale. Ce ne sono diversi in zona Rebibbia. Alcuni aperti dalle 16 del pomeriggio, con ingresso omaggio oppure a dieci euro (con una consumazione al bar inclusa). Prosegue verso il centro. In una traversa di Via Cavour c’è uno de primi night club dell’Urbe eterna, dove tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000 si esibivano (cosa che accade ancora oggi) alcune tra le pornostar più famose d’Italia. Si conclude a VIa Veneto, nel cuore della Dolce Vita, dove ci sono diversi locali in cui gli spogliarelli sono di casa.

Ma come funziona nei night club romani? Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, conduttori del programma ECG, su Radio Cusano Campus, hanno provato a farselo spiegare da alcune spogliarelliste. Toglietevi dalla testa il modello americano, quello dei dollari da inserire nell’intimo della ragazza di turno. In Italia, a Roma almeno, è tutto diverso. Racconta Sonia, nome di fantasia: “Noi ci spogliamo in pedana, uno spogliarello dura in media venti minuti. E’ come se fossimo a teatro, c’è anche un lato artistico in un certo senso. Mentre ci togliamo i vestiti, a ritmo di musica, andiamo tra la gente. I clienti possono toccarci, palparci, accarezzarci. Ma non nelle parti intime. Cerchiamo di convincerli prima a offrici da bere e poi a fare un prive. La cosa che più preferiscono è quando ci sediamo su di loro”.

Sonia, 20 anni, bellezza dell’est, spiega: “I veri soldi sia noi ragazze che i locali li fanno con le consumazioni e le table dance. Nelle consumazioni, il cliente per appartarsi a parlare con noi e magari allungarci un po’ le mani sulle gambe o sul sedere, paga a seconda del night club in cui ci si trova tra i 20 e i 30 euro. Cioè, vuoi offrire un succo di frutta alla spogliarellista? Paghi trenta euro e lei viene vicino a te, ti parla, si fa conversazione, si lascia un po’ accarezzare, e cerca di convincerti a fare un privè, una table dance. Noi per la giornata al nigh prendiamo un fisso basso, guadagniamo con i privè e le consumazioni”.

E i privè come funzionano? Sonia continua a raccontare: “Sono delle lap dance personalizzate. Il cliente e la spogliarellista si appartano in una stanza e la ragazza balla solo per il cliente, che può toccarla, baciarla, accarezzarla, il tutto però senza slacciarsi i pantaloni. Non c’è sesso, i gestori dei locali a questo stanno particolarmente attenti. Qualche volta, senza farsi vedere, controllano. Un privè dura 10 minuti e costa tra i sessanta e gli ottanta euro. Metà vanno alla ragazza, metà al locale. Molti uomini, anche se non si fa sesso, riescono comunque a venire, tra strusciamenti e palpatine varie”.

E se poi il cliente volesse incontrare la spogliarellista fuori dal locale? Sonia ammette: “Molte lo fanno, magari dopo aver fatto il privè lasciano il numero al cliente e ci vanno in albergo, facendo le escort o le prostitute. Ma se i proprietari del night club se ne accorgono, le mandano via. Io non l’ho mai fatto, già mi da fastidio spogliarmi e strusciarmi, figuriamoci fare del sesso vero”.

Sonia ha raccontato come ha iniziato a fare questo lavoro: “Sono arrivata in Italia a 16 anni con la mia famiglia. Non mi andava tanto di studiare. Nel mio Paese ero brava a scuola. Qui tra la nuova lingua e i nuovi compagni non mi sono ambientata subito. A 18 anni ho iniziato a fare le pulizie. Uno a cui andavo a pulire casa ogni tanto mi toccava il sedere, mi faceva sempre battutine. Mi dava fastidio. Proprio in quel periodo una mia amica aveva iniziato a fare sala in night club. Che vuol dire fare sala? Che sta dentro al night ma non fa lo spogliarello davanti a tutti, fa solo privè al massimo. L’ho accompagnata una sera ed il proprietario del locale mi ha subito chiesto se avessi voluto lavorare come spogliarellista. Ho fatto un corso di lap dance e ho iniziato. Anche se non è il lavoro dei miei sogni, guadagno bene. Quanto non lo dico però. La cosa brutta è che ti si sballa tutto, dormi di giorno, lavori di notte, torni a casa alle 3 o alle 4 del mattino, non riesci a vivere una vita normale, come vorrei io. Diciamo che mi possono togliere qualche sfizio, ho comprato la macchina, e alla fine mi spoglio e ballo per gli uomini, ma non sono una prostituta. Sto mettendo da parte i soldi, voglio tornare nel mio Paese, costruirmi una casa, aprire un piccolo negozio e vivere serena”.

Chi sono i clienti tipici degli strip club? Sonia li descrive così: “Nella maggior parte dei casi, uomini che escono dal lavoro. Poi ci ci sono molti ragazzi che fanno il militare a Roma e che ogni tanto si vengono a divertire. Ma loro non hanno soldi da spendere, io non ci perdo mai molto tempo”.


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