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I cambiamenti russi nella demografia della Crimea

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La trasformazione di una popolazione di 2,4 milioni abitanti in una base militare, è un modo economico per dare un senso all’annessa Crimea.

Gli invasori della penisola di Crimea, mentre hanno vagliato positivamente il fatto che i locali per quasi un quarto di secolo avessero goduto della democrazia ucraina e della libertà di parola, ora stanno subendo la “aggravante circostanza” della presenza del popolo dei tartari di Crimea con tutti gli aspetti, problemi e obiettivi della loro storia. Pertanto, la Russia sta considerando di sviluppare demograficamente la penisola orientando tutta la sua popolazione ad essere fedele ad uno “sviluppo militare”: l’operazione si presenta poco costosa, ma principalmente è esente da proteste civili e da qualsiasi altra forma di incontrollata attività politica.

Da quando nel 2014, la Russia ha iniziato il suo periodo di occupazione, la popolazione “in eccesso” è stata fatta sloggiare attraverso la repressione dimostrativa. Durante i tre anni di dominio, Mosca ha ripetutamente palesato e poi confermato d’aver deciso d’eliminare dalla penisola tutta la gente “non gradita” e di sostituirla parzialmente con una migrazione mirata proveniente dalla Russia continentale. La politica statale è iniziata nella primavera del 2014. Dall’inizio del periodo di dominazione la popolazione viene “sfollata” tramite una esemplare repressione: mentre prosegue la coercizione contro i giornalisti e le persone che esprimono liberamente il loro pensiero, ciò che ha colpito i tartari di Crimea, dal 2016 è stato esteso anche ai “terroristi e sabotatori ucraini”.

Nel frattempo, dal 2014, lo Stato occupante sta attivamente stimolando lo spostamento della popolazione della Crimea verso varie regioni della Federazione russa. Mosca, ad esempio, attraverso il programma federale, definito “gli ettari dell’estremo oriente”, prevede per “i crimeani che lo desiderano” la consegna a titolo gratuito di un terreno con un alloggio per sviluppare un’attività o per dedicarsi all’agricoltura. La maggior parte di questi territori si trovano nel distretto dell’estremo orientale della Russia.

Inoltre, le autorità di occupazione, fornendo ai giovani degli incentivi economici, li spinge a lasciare la penisola per altre regioni russe. In linea parallela, Mosca sostiene il reinsediamento della Crimea con cittadini russi provenienti da varie regioni. Innanzitutto, il processo di “colonizzazione” della Crimea, avviene con l’invio sulla penisola di truppe, prevalentemente i contrattisti (non i coscritti) e le loro famiglie. A tal fine, viene concesso a chi aderisce, il programma “prestito militare”, con costi irrisori di rimborso – talvolta a fondo perduto – e con esenzione dalle tasse.

Dal primo giorno di conquista, la Russia, avvalendosi di personale proveniente principalmente da Mosca, sta metodicamente formando in Crimea e Sevastopoli il suo apparato amministrativo repressivo. Attualmente c’è in corso una riorganizzazione del personale: nonostante la fedeltà vocale all’annessione, i precedenti impiegati dello Stato di Crimea e comunali, tra cui l’autorità di vigilanza statale, le autorità di regolamentazione e le “autorità di vigilanza” dei governi locali, vengono sistematicamente e massicciamente sostituiti da funzionari provenienti da diverse regioni della Russia, per lo più da aree depresse, tra cui le città più settentrionali e le remote città siberiane.

Secondo stime basate sulle analisi provenienti da informazione pubbliche e dal Ministero dell’Interno della Crimea, la quota di funzionari arrivati dalla Russia, che ora stanno occupando le posizioni nei dipartimenti delle agenzie statali russe direttamente subordinate a Mosca, è del 70%, mentre negli enti locali, subordinati a Sinferopoli, è del 50%. Una delle tendenze emerse nel 2016, è che la sostituzione del personale locale con i nuovi arrivati ​​ha avuto inizio nei settori dell’istruzione e della sanità. In terzo luogo, durante i tre anni di occupazione, c’è stato un processo di reinsediamento effettuato tramite l’acquisto di immobili da parte di pensionati provenienti da regioni remote del nord della Russia, della Siberia e dell’estremo Oriente. Oggi la tendenza è in aumento.

Quando a queste persone, considerato che hanno un’età un po’ avanzata, si chiede la ragione di un simile trasferimento, la maggior parte risponde che “dove vivevamo non c’è niente di accettabile e di funzionale, almeno qui in Crimea c’è meno freddo”. Una previsione che si potrebbe arrischiare, è che un numero significativo di lavoratori russi, che ora sono coinvolti nella costruzione del ponte di Kerch-Main e di altre importanti infrastrutture, potrebbero rimanere in Crimea prendendo la residenza permanente. Secondo i dati ufficiali russi, a partire dal 1° ottobre 2016, in Crimea c’è stato un aumento assoluto della popolazione con l’arrivo dalle varie regioni russe di 151.651 individuidi, cui 96.226 persone si sono dislocate in varie parti della Crimea, mentre 55.425 a Sevastopoli, la fortezza della flotta navale russa. Per quanto riguarda i “vecchi” abitanti della Crimea, dove il livello di libertà di parola, di qualità della vita e delle libertà generali diventano sempre più insopportabili, c’è un incremento di uscite verso la terraferma ucraina.

I residenti di Simferopoli ritengono che la popolazione attuale della capitale della Crimea si aggiri sui 600.000 abitanti contro i 380.000 del 2014. C’è un notevole aumento del numero dei bambini, con una scarsissima disponibilità di posti nelle scuole, soprattutto in quelle materne. Dopo il completo cambio di popolazione, quando Mosca percepirà che ci sarà un soddisfacente livello di fedeltà, le autorità del Cremlino potranno a quel punto aderire su base democratica, ai negoziati internazionali per decidere il destino della Crimea. Nel 2016, ci sono stati molti spunti mediatici di famosi leader “liberali” in Russia e in alcuni stati occidentali che hanno manifestato idee per un “un altro referendum” per lo Stato della Crimea.
Cosa pensa la maggior parte dei russi a questo proposito? Su una di queste domande non esiste una coerente “opinione pubblica maggioritaria”?

Queste domande non sembrano avere importanza – né per Khodorkovsky, né per Navalny, né per molti altri rappresentanti dell’opposizione russa. Questo è ovvio. Infatti, l’opposizione non si oppone a niente, in quanto Putin è sostenuto dalla maggioranza della popolazione russa. La contraddizione può essere risolta solo riconoscendo incondizionatamente l’illegalità dell’annessione russa della Crimea e l’impossibilità assoluta che la penisola rimanga sotto il controllo russo a qualsiasi condizione.

Finché la Russia esercita la crisi, non vedremo una positiva alternativa all’attuale regime. E, finché l’opposizione russa è interessata solo al cambiamento di regime ed evita qualsiasi discussione sulla sovranità di Crimea, l’unica cosa che può offrire è una Russia Putinista, senza Putin. Chiunque venga dietro di lui, non farà nessuna differenza.

Oggi, che gli ucraini hanno ottenuto l’esenzione dal visto per l’UE, molti abitanti della Crimea stanno valutando l’opportunità di ricevere il passaporto biometrico ucraino, inoltre, considerato che c’è in corso la discussione per l’introduzione di un regime di visto con la Russia, si sono create due situazioni che per coloro che da tempo consideravano l’idea di abbandonare la Crimea, potrebbero diventare lo stimolo per coronare il loro sogno.

E, il fatto che la FSB abbia iniziato a seguire e “contattare” i cittadini della Crimea che si recano in Ucraina continentale per ottenere i loro passaporti biometrici, incoraggerà ancora più cittadini a fuggire.

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