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Una Buona figliola moderna e ‘critica’

Un importante evento culturale per Bari, ma anche per la Puglia della cultura non solo musicale, si è tenuto martedi 20 in quel del Museo Civico cittadino (strada Sagges 13, nella città vecchia) quando un affermato musicologo, specialista del settore, Francesco Paolo Russo, ha presentato la edizione critica della famosa opera di Niccolò Piccinni, Cecchina, che ha meritato l’attenzione della casa editrice Bärenreiter di Kassel specializzata in edizioni di musica classica in tutto il mondo.

La buona figliuola – nota anche con il doppio titolo La Cecchina, ossia La buona figliuola – è un dramma giocoso in tre atti musicato da Niccolò Piccinni su libretto di Carlo Goldoni quando, tra il 1759 e il 1760, egli ebbe tra le mani il testo librettistico della Buona figliuola decidendo di metterlo in musica dopo avervi lavorato (pare) per soli diciotto giorni! Niccolò Piccinni era nato a Bari, in vico Fiscardi, nel 1728 e dopo la consueta formazione napoletana in uno dei famosi conservatori di musica (il Sant’Onofrio) si avviava ad una carriera musicale di tutto rispetto che nel 1776 lo avrebbe portato sino alla corte francese di Luigi XVI e di Marie Antoniette, laddove diventò uno dei compositori à la page insieme a Sacchini e Gluck, e forse anche per la fama acquisita con l’opera goldoniana. La Cecchina aveva conosciuto il suo debutto il 6 febbraio 1760 al Teatro delle Dame di Roma e con un successo che assunse dimensioni addirittura europee.

Nell’anno successivo Goldoni scrisse il seguito della vicenda, La buona figliuola maritata, che venne rappresentato a Bologna con musica sempre di Piccinni. La fonte goldoniana risale a Pamela, o la virtù ricompensata (titolo originale Pamela, or The Virtue Rewarded)  scritto da Samuel Richardson nel 1740 con la forma letteraria del romanzo epistolare, composta cioè da lettere di immediata comprensione e diffusione ‘popolare’. Le attendibili ricostruzioni storiche del felice rapporto Piccinni/Goldoni passano probabilmente dallo zio (materno) del barese, Gaetano Latilla, un altro musicista ‘emigrato’, a Venezia, dove si era meritato la stima e l’amicizia di Goldoni il quale, per fedeltà storica, aveva già affidato ad un altro musicista di scuola napoletana come Egidio Duni (il materano Duni) la parte musicale di Cecchina ma con scarso successo, tanto che di quella primigenia partitura si sono perse le tracce.

Il rapporto dei musicisti ‘meridionali’ con Goldoni si svolgeva negli stessi anni in cui appunto i conterranei Duni, Piccinni e il bitontino Traetta intessevano con il commediografo collaborazioni che avrebbero portato a una nuova concezione della commedia musicale italiana. L’opera spesso citata sotto il solo nome dell’eroina eponima, Cecchina, era il sesto lavoro piccinniano tra i titoli comici di certa attribuzione da lui scritto a sei anni dal debutto teatrale; eppure in ogni segmento della partitura Nicolò Piccinni palesò il dominio del ‘contrappunto timbrico’ con bella articolazione dei finali d’atto e con dovizia dei registri espressivi delle arie. Dunque nella Cecchina di Piccinni certa vitalità ‘gestuale’ della commedia musicale napoletana entra nelle strutture drammaturgiche goldoniane, ma elaborando quella vena sentimentale alimentata dalla voga dei romanzi di Richardson che si disse larmoyant (lacrimevole) e che in forza del successo europeo di quest’opera,  fortunatissima, diventò la cifra dello stile di Piccinni.

 

 


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