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E’ morto Stefano Rodotà

“E’ persino imbarazzante, per la pochezza dei contenuti e del linguaggio, leggere il testo al quale e’ stato consegnato il compito impegnativo di riscrivere ben quarantatre’ articoli della Costituzione. L’intenzione dichiarata e’ quella di semplificare le dinamiche costituzionali, in particolare il procedimento legislativo. Ma per liberarsi dal tanto deprecato bicameralismo paritario si e’ approdati invece a un bicameralismo che generosamente potrebbe esser detto pasticciato”, cosi’ in un’intervista del 2016 Stefano Rodota’ giurista, politico e accademico italiano, morto a 84 anni. Era nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, negli anni del fascismo e, come ha scritto in un tweet il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, e’ stato un “grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la liberta’”.

E’ arrivato a sfiorare il colle piu’ alto di Roma, spaccando la sinistra. Stefano Rodota’ ha speso una vita tra il mondo accademico e la politica, creando longeve scuole di pensiero ma anche corpose polemiche. E’ morto oggi, all’eta’ di 84 anni, e celebrando la sua vita non si poteva non partire dall’ultimo tratto, quello del 2013, quando il Movimento 5 Stelle scelse proprio il professore come proprio candidato al Quirinale per la successione di Giorgio Napolitano. Erano i primi, concitatissimi giorni dell’inizio di questa legislatura. Il sistema italiano era stato spaccato in tre blocchi perfettamente uguali dal voto delle elezioni politiche e l’ex presidente della Repubblica era alla fine del suo settennato: il Pd di Bersani si impantano’ su Franco Marini prima e Giuliano Amato poi, Berlusconi non gradiva figure alla Romano Prodi e il Movimento 5 Stelle lancio’ per la prima volta la sua piattaforma web per la scelta di candidato alla carica istituzionale piu’ alta. Rodota’, in realta’, si classifico’ terzo nelle preferenze degli iscritti, ma la rinuncia della giornalista Milena Gabanelli e di Gino Strada gli aprirono le porte della contesa. In quelle giornate tra marzo e aprile piazza Montecitorio fu presa d’assalto da militanti e cittadini comuni che inneggiavano il suo nome, ma alla fine Napolitano rimase al Colle e tra Rodota’ e Grillo volarono anche parole grosse.

“I diritti fondamentali si pongono a presidio della vita, che in nessuna sua manifestazione può essere attratta nel mondo delle merci”. Rigore, impegno morale e una lucida visione della realtà sono state sempre le stelle polari di Stefano Rodotà, spentosi oggi all’età di 84 anni. Giurista, politico e accademico, nato a Cosenza nel 1933, Rodotà è stato professore universitario dal 1966, insegnando diritto civile nell’università di Roma. Fondatore nel 1970 della rivista Politica del diritto, dal 1979 al 1994 è stato deputato, eletto come indipendente nelle liste del Pci, poi Pds. Nel marzo 1997 è stato eletto presidente dell’organo collegiale del Garante per la protezione dei dati personali, carica che ha mantenuto fino al 2005. È stato uno degli autori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata al Consiglio d’Europa di Nizza nel dicembre 2000. Ha presieduto (2000-04) il gruppo dei Garanti europei per la privacy ed è stato membro dell’European group on ethics in science and new technologies e del Legal advisory board for market information della Commissione Europea. Nel 2013 Rodotà è stato candidato non eletto per l’elezione del Presidente della Repubblica del 2013, votato dal Movimento 5 Stelle (che lo ha proposto dopo una votazione in rete tra i suoi iscritti), da Sinistra Ecologia Libertà e da alcuni parlamentari del Partito democratico. L’impegno pubblico lo ha accompagnato fino agli ultimi mesi della sua vita, come dimostra il pamphlet “Democrazia e costituzione. Perché dire no alla riforma Boschi e costruire una politica costituzionale”, pubblicato nel 2016 in occasione del referendum sulla riforma costituzionale che poi fu bocciato dagli elettori il 4 dicembre scorso.

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