Vaglio Basilicata tra passato e presente – storia, tradizioni ed innovazioni

Un paese piu’ che millenario e   l’apporto  di un artista cesellatore Davide Saluzzi.

Parlare di un paese come VAGLIO BASILICATA, delle sue origini pre-romane, dei suoi culti storici pagani e non , e poi di una innovazione apportata sui portali dell’antica Chiesa Madre, da un artista in modo impeccabile non e’ cosa da poco.

Tentero’ di farlo, in modo semplice, come una che  ha passato tra quelle antiche pietre i primi anni di vita e le estati dai nonni, procedendo per gradi e cercando  di sintetizzare un argomento che andrebbe ripreso e documentato in ogni suo aspetto.

Origini –  storia -storia del suo co-patrono San Faustino, culto del santo abbinato alla Madonna di Rossano, santuario della dea  micenea Menfitis  – chiesa madre , sorta su un’antica torre normanna, e  da ultimo, ma solo perché più recenti le innovazioni del cesellatore  Davide Saluzzi.

Anche  quest’anno, nel paese di VAGLIO BASILICATA,  a quasi 1000 metri di altezza ed altrettanti abitanti, sul monte CENAPORA, nell’interno della Lucania, si e’ svolta la tradizionale festa tra il religioso e le tradizioni di origini pagane, in onore di SAN FAUSTINO MARTIRE  e della MADONNA di  ROSSANO.

Un paese su  di un monte, ma dalla Storia particolarissima, capitale dell’antica Lucania, noto , ovviamente, agli archeologi e storici, primo fra tutti  DINU ADAMESTEANU  che ne ha fatto sua ragione di vita, ed altri italiani e non.

Migliaia di anni fa abitato dalla tribu’ indigena dei  PEUKUTIANTES, poi da greci, micenei, arrivati da Metaponto attraverso il Basento  e il Bradano e infine dagli Osco-Sanniti  che hanno creato  la storia della vera città sull’attiguo Monte  SAN BERNARDO (da San Bernardo di Chiaravalle che vi soggiorno’).

All’epoca del suo massimo splendore , tra l’VIII e il VII Secolo a.c. era una citta fortificata, ben delineata e con una ricchezza non indifferente  ricca di merci e scambi mercantili.

Basti pensare ai corredi funebri ritrovati, come quello magnifico detto della PRINCIPESSA di Vaglio: oro, e soprattutto  ambra pura, assai piu’ rara e costosa dell’oro vista la provenienza dai paesi dell’ Est.

 Nonchè ricchi corredi funerari di importazione greca.

La  conquista  romana e la distruzione della citta’, nonche’ la creazione della vicina  POTENTIA, portarono  gli abitanti in un primo momento  a disperdersi  nei  boschi e terreni e dedicarsi ad agricoltura e pastorizia, in seguito, per motivi logistici, a riaggregarsi  e  a rioccupare gli antichi insediamenti italici, sull’attiguo monte Cenapora,  formando il  CASTRUM BALII, oggi VAGLIO.

Vaglio viene ufficialmente citato  nelle disposizioni feudali  di Federico II nel 1239. (Nomines terre BALII ) Qundi Vaglio era gia’  un centro abitato nell’alto medioevo, denominato anche Balium o Baglio,dalle evidenti  tracce  normanne.

Poi nelle Carte del Regno di Napoli diventa  VALLUM o VALLIUM.

(Dizionario toponomastico  UTET 1990,voce  “VAGLIO”)

A  Vaglio , con l’avvento del Cristianesimo  si sviluppa, innanzi tutto il culto per la  Madonna, mediando e coinvolgendo , come spesso avveniva, una dea  particolarmente venerata con la figura femminile della Madonna.

Ed ecco che il culto per la DEA MENFITIS, la dea pagana dei campi, della fertilita’ e  soprattutto dell’acqua. Ed ecco  il Santuario della  Dea collocato in un sito con varie sorgenti di acqua, e con una disposizione particolarissima.

Un sito particolarmente affascinante, MACCHIA DI ROSSANO , che attraverso un sistema idrico alimentava la citta’ antica, ma anche il nuovo insediamento.

Tale culto esplode, poi , in quello della MADONNA DI ROSSANO, Una festa documentata  già nel 1770 poiche’ affiancata  a quella di  SAN FAUSTINO MARTIRE, pur essendo più antica almeno secondo i racconti popolari.

Il  1770 è l’anno in cui le spoglie del FANCIULLO FAUSTINO, arrivano  a Vaglio, sede di diversi conventi, (Piazza Convento, e’  la sua piazza principale con l’affaccio del Convento e Chiesa di Sant’Antonio – poi Piazza dei Caduti dopo il Primo conflitto Mondiale con conseguente  monumento e lapide commemorativa), per opera del frate PETRACCONE BACCELLIERI; San Faustino ricordiamo è un martire cristiano, morto in giovane età, per  mano di un padre pagano.

La tradizione narra che  questo padre fece inginocchiare il figlio quattordicenne e lo uccise sferrandogli un colpo d’ascia, per poi seppellirne i suoi resti e sempre la leggenda narra che un pastore vide un bellissimo giglio in un campo, e  nell’atto di coglierlo si accorse del corpo del ragazzo.

In effetti, le spoglie provengono dalle catacombe romane di Santa Priscilla ,come attestato da documenti rinvenuti di recente,  trasportate poi a Vaglio come reliquia e collocate sotto l’altare maggiore della Chiesa Madre dedicata a i SS. Pietro e Paolo.

La Chiesa si erge  maestosa nel punto più alto del paese, al culmine del monte CENAPORA, (Anticamente Via di Sopra, poi in periodo borbonico, via Comizi, dopo l’Unità d’Italia via Roma).

Si presenta maestosa e semplice nella facciata e nei contrafforti presenti intorno all’edificio.

L’ epoca di costruzione non  e’ di facile datazione a causa dei numerosi interventi occorsi nei secoli.

Da quello che possiamo vedere oggi, la parte più antica e’ il presbiterio e la cupola ottagonale, che nasce come torre di avvistamento in epoca normanna, dal XII  secolo in poi altre stratificazioni.

Non dimentichiamo che proprio Vaglio e’ stato l’epicentro di diversi terremoti in tutte le epoche, sino a quello disastroso del 1980 che ha gravemente colpito tutto l’abitato  e  la chiesa  stessa, chiusa per oltre 15 anni.

Nei registri parrocchiali, venuti alla luce in epoche diverse, e’  dichiarato che la chiesa venne costruita tra il 700 ed il 710 d.C., in periodo  longobardo.

Cosa plausibilissima considerata la successiva  torre e  che sotto l’attuale chiesa , notevolmente elevata, dal livello  stradale , esistesse una preesistente , utilizzata , poi come sepoltura comune sino al divieto ottocentesco.

Agli inizi del XV Secolo la Chiesa  ha già assunto l’ aspetto   attuale .

Altre migliorie alla fine del XVII Secolo, e dopo il terremoto del 1857.

La  chiesa attualmente si presenta con una pianta anomala, rispetto  ai canoni ecclesiastici, infatti, escludendo il presbiterio e la cupola dell’abisde,  la pianta è quadrata e non rettangolare.

Ha tre navate, ma due portali in facciata.

Una croce templare e’ presente su una delle colonne, colonne in pietra che rendono particolarissima questa chiesa.

A completamento un magnifico organo del ‘700 e un  coro ligneo che riporta a maestranze  e temi  medioevali, quali animali o scene di caccia.

Non mancano importanti opere pittoriche e sculture lignee.

Notevole anche l’urna barocca che contiene le spoglie di SAN FAUSTINO.

Tempo fa l’Arciprete di Vaglio, Don TEODOSIO AVIGLIANO, ha ricevuto comunicazione di un lascito, da parte di un cittadino Vagliese emigrato in Sud Africa, DOMENICO GILIO, da utilizzare per la chiesa madre.  Dopo un iter complicato, Don Teodosio  e’ riuscito a sbrogliare la matassa, piuttosto fumosa : La chiesa madre non è persona giuridica, quindi difficile riuscire a svincolare la somma…

Ma Don Teodosio, prelato dinamico ed innovativo ci è riuscito ed ha subito saputo come utilizzare questa inaspettata “eredità”

Approfittando anche di un monitoraggio statico da parte della soprintendenza,  ci si è accorti che nel rifacimento dell’arcata della volta, l’impresa l’ha troppo appesantita e i pilastri rischiano di implodere e quindi saranno fatti nuovi lavori di alleggerimento e rifacimento del tetto delle navate.

Ma al di là di questo, la pur maestosa facciata, aveva bisogno di un pizzico di innovazione e vivacizzazione, pur rispettando le antiche porte  seicentesche, nei canoni e nei modi previsti per legge.

Decisivo l’incontro, casuale o predestinato con  DAVIDE SALUZZI, un artista cesellatore, che aveva gia’ eseguito lavori simili con successo.

Concordato il progetto, i soggetti e i tempi di esecuzione, inaugurazione il giorno prima della Festa del Santo Patrono, Davide ha dato inizio ad una delle sue opere più belle.

A questo punto lascio la parola a lui…

“Mi chiamo  DAVIDE SALUZZI, sono  nato  a Milano il 4/9/1983 e i miei genitori sono originari di Acerenza, Potenza.

Il mio lavoro di cesellatore l’ho imparato  nella bottega di argenteria e oreficeria di mio padre, mia madre e mio fratello maggiore, una vera azienda di famiglia.

L’inizio del mio percorso lavorativo è  cominciato all’età di 14 anni, occupandomi della pulizia della bottega  e degli attrezzi.

Ero il tradizionale garzone della Bottega.

Poi ho cominciato a ripassare con i ferri da cesello le fusioni, come le maniglie di vassoi ecc…

E finalmente sono passato ai vari ceselli veri su oggetti in argento creati da mio fratello.

Si trattava di sbalzare e cesellare su ciotole e vasi motivi floreali, frutta barocca.

Preso  sempre più da quest’arte di modellare e creare motivi sempre più complessi, e cercando sempre più il realismo su quei soggetti cesellati a sbalzo proprio da me.

Affascinato dai grandi, Michelangelo, Leonardo, e soprattutto Benvenuto Cellini, ho voluto collegare  quanto appreso, alla realizzazione di personaggi, visi corpi, ispirandomi a personaggi biblici.

Praticamente volevo esprimere al massimo le difficolta’ dell’espressività dei soggetti , corpi, mani in movimento, bassorilievi, si, ma realistici.

Sono quindi un autodidatta, tutto quello che creo è frutto della mia mente ed immaginazione.

Non ho percorsi scolastici di arte, la mia scuola è stata il lavoro in bottega e lo sperimentare continuo cercando di superare e affinare i miei limiti.

Mi ritengo fortunato e ringrazio la mia famiglia di tutto questo, di avermi dato, oltre alla possibilità di acquisire un mestiere, anche la libertà  di  tornare in Basilicata, ad Acerenza, mio luogo di origine.

ho deciso  autonomamente  di tornare in  LUCANIA, quella che sento la mia terra, dove sono radicate le radici del mio albero genealogico, di farmi conoscere, e di ritrovarmi pienamente in questa terra aspra e misteriosa, ricca di storia ed eventi.

Avevo bisogno di camminare con le mie gambe, e di ritrovarmi.

Ho cominciato a prendermi cura delle piante di olivo ereditate dai miei nonni, ad Acerenza e, contemporaneamente,  a farmi conoscere come cesellatore  mostrando i miei quadri a sbalzo  e cesellati su rame nelle varie parrocchie della Basilicata.

Presentarsi cosi, senza recensioni o referenze particolari, solo con la speranza  di  suscitare interesse  e  quindi committenza e lavoro.

Da sempre il mio progetto è stato di ritornare nella mia terra, quella terra dei briganti, ma  non solo, da sempre preda di invasori che ne  hanno modificato morfologicamente anche il paesaggio plasmandolo in quello che oggi , comunque sempre spettacolare.

Calanchi d’argilla  spaccati dal sole, gialle ginestre abbarbicate sulle poche rocce  e resti di civiltà millenarie, paesi  che paiono fermi nel tempo e nello spazio…

Dopo un po’ di tempo la prima committenza, il parroco del Santuario della MADONNA DEGLI ANGELI, In  Pantano di Pignola (Pz) apprezza i mei lavori e mi propone di rivestire le antiche porte del santuario con pannelli cesellati.

Al colmo della gioia trasferisco il mio laboratorio a Pignola e comincio il mio percorso lavorativo, lavorando giorno e notte , in modo da essere pronte per l’ 11 settembre (giorno precedente alla Festa della Vergine).

E  proprio l’ 11 settembre inauguro le mie prime porte in terra di Lucania.

In  seguito, l’incontro con Don Teodosio Avigliano, parroco di Vaglio Basilicata, mi porta  alla realizzazione dei pannelli delle porte , per la splendida chiesa  madre.

Un compito decisamente  creativo  e molto accattivante…

Con l’aiuto di don Teodosio che mi racconta la storia di questo paese che trasuda storia ed arte da tutte le parti, comincia il mio lavoro.

Mi parla del giovane martire, ucciso dal padre pagano, per impedirgli di convertirsi al Cristianesimo, sino  a diventare il co-patrono di Vaglio.

Io sono preso sempre piu’ da questi racconti di Don Teodosio, che da  abile affabulatore e storico attento, mi ha ispirato non poco nella realizzazione delle mie  opere su questi portali.

Ringrazio questi parroci , aperti e lungimiranti, cosi come le comunità cittadine, soprattutto per la fiducia riposta in me.

Ringrazio la mia compagna Silvia ed il mio collaboratore ANTONIO LA ROCCA  che si occupa di vetrificare le mie opere per impedirne l’ossidazione.

Sono molto felice ed auguro a tutti di realizzare i propri sogni.

AMO  questa Terra e sono orgoglioso delle mie origini.

Tutti i limiti possono essere superati se si crede realmente in quello che si fa, questo l’ho appreso bene dalla mia famiglia.”

Questo  E’ DAVIDE SALUZZI, un uomo, UN ARTISTA, Deciso a proseguire per la sua strada, con in cantiere committenze e la mente aperta a nuove esperienza di vita e di ARTISTA.

Per la stesura di queste righe, su  Vaglio, le sue Origini, Storia, Culti, Monumenti  e Innovazioni, non facili da compattare, in un  solo scritto, ringrazio la disponibilità  e collaborazione  di  Don Teodosio Avigliano , il supporto   di  Fausto Tamburrino  e di Faustino  Tarillo  sia  per il materiale fotografico  fornito, che per la guida agli Scavi  quale volontario (A questo proposito per chi fosse interessato a visitare il sito archeologico è possibile contattare il numero 3494346031 per tutte le informazioni), e non da ultimo  il fotografo ufficiale della manifestazione e dei particolari delle porte  Francesco Mangialardi  di Modugno (Ba)

Ringrazio Davide Saluzi  per la disponibilità nell’incontrarmi e raccontare la sua vicenda di Uomo Lucano e di ARTISTA.

Dott. Maria Catalano Fiore

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