Cronaca

La corruzione grande problema dell’Italia

DRAGHI, CON QE PIL EUROZONA +3,6%

Occorre affrontare ‘il fenomeno della corruzione in una logica sistematica’ considerando ‘l’insufficienza delle misure’. Questa la denuncia della Corte dei Conti che ha definito il sistema dei controlli ‘scarsamente efficace’. In Italia ‘il recupero della crescita del Pil appare ancora troppo modesto, e in ritardo rispetto alla ripresa negli altri Paesi europei’, afferma ancora la Corte. E aggiunge: ‘l’elevato livello del debito pubblico impone alla politica economica di proseguire lungo un ‘percorso di rientro’ molto rigoroso’. Dall’inizio degli acquisti di titoli pubblici a gennaio 2015 da parte della Bce, l’economia dell’Eurozona e’ cresciuta del 3,6%’, ha detto Mario Draghi.

Nuovo allarme della Corte dei Conti sul fenomeno della corruzione, che e’ “devastante”, e sull’alto livello di debito pubblico che rende vulnerabile l’Italia, gia’ in ritardo nel percorso di ripresa rispetto agli altri Paesi europei. La magistratura contabile punta il dito contro il sistema dei controlli che, ha spiegato il procuratore generale, Claudio Galtieri, nella sua requisitoria orale in occasione del giudizio sul rendiconto generale dello Stato, “e’ scarsamente efficace per assicurare legalita’ ed efficienza, e per contrastare quei comportamenti illeciti i cui effetti negativi sulle risorse pubbliche sono spesso devastanti”.

Un sistema che corre “il rischio di essere un ‘non-sistema’ a causa della pluralita’ di attori coinvolti e della mancanza di coordinamento. La Corte considera quindi “insufficienti” gli interventi messi in campo per contrastare la corruzione. Secondo i magistrati contabili, “i rilevanti effetti distorsivi che le irregolarita’ e gli illeciti penali, proprio nei settori in cui e’ piu’ alto il livello della spesa, come quelli della sanita’, della realizzazione di opere pubbliche e della prestazione di servizi, richiedono un approccio piu’ sostanziale che, superando talune impostazioni dottrinarie astrattamente fondate, assolutamente inadeguate in concreto, affronti il fenomeno della corruzione in una logica sistematica che tenga in adeguata considerazione la diffusivita’ del fenomeno stesso e l’insufficienza delle misure finora apprestate dall’ordinamento”.

La Corte dei Conti mette in guardia su quelle “zone grigie in cui piu’ facilmente si possono insinuare e trovare terreno fertile conflitti di interesse e illeciti di rilievo anche penale”. Nel mirino della magistratura contabile finiscono anche i Conti pubblici che, come ha sottolineato il presidente Arturo Martucci di Scarfizzi, pur avendo registrato una “sostanziale tenuta” nel 2016 devono essere tenuti sotto controllo. Il rigore resta dunque “una via obbligata”. In particolare, l’alto debito pubblico impone all’Italia un percorso di rientro dei Conti piu’ di quanto lo richiedano i vincoli fissati dall’Unione Europea. “L’elemento di maggiore vulnerabilita’ dell’economia italiana, vale a dire l’elevato livello del debito pubblico – ha spiegato il presidente di Coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo, Angelo Buscema – impone alla politica economica, ben di piu’ di quanto non derivi dai vincoli fissati con le regole europee sui Conti pubblici, di proseguire lungo un percorso di rientro molto rigoroso, attraverso un’attenta gestione dei Conti pubblici che garantisca il raggiungimento, in tempi certi, degli obiettivi programmati di saldo e di debito, scongiurando inversione di segno negativo delle aspettative dei mercati”.

Sotto la lente della Corte anche la spending review che non ha prodotto risultati in termini di riduzione totale della spesa pubblica. “Le misure di riduzione, mentre sembrano aver salvaguardato l’operare di interventi a sostegno dei comparti produttivi – ha osservato Buscema – non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa”. Pertanto, secondo il magistrato della Corte dei Conti, “resta ancora attuale la necessita’ di una revisione attenta di quanto puo’, o non puo’ piu’, essere a carico del bilancio dello Stato, in un processo di selezione della spesa attento a non incidere negativamente sul potenziale di crescita del Paese”.

I magistrati contabili chiedono poi “una verifica dei risultati” dell’attivita’ della Consip, la centrale di acquisti della Pubblica amministrazione italiana. “Sul fronte degli acquisti – ha sottolineato Buscema – si e’ confermata la centralita’ del programma di razionalizzazione delle procedure tramite Consip nelle politiche di contenimento della relativa spesa, anche se e’ emersa nel corso degli ultimi anni l’esigenza di una verifica dei risultati piu’ rispondente a dati reali”. Per lo Stato, “nonostante l’incremento delle spese mediate da Consip, l’acquisizione di beni e servizi risulta ancora in prevalenza effettuata con il ricorso alle procedure extra-Consip. Per gli acquisti non centralizzati – ha osservato – si conferma la prevalenza del ricorso a procedure negoziate; gli acquisti in economia si riducono drasticamente per effetto dell’applicazione del nuovo codice dei contratti pubblici che non prevede piu’ il ricorso a tale procedura d’acquisto”.

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