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Venezuela allo stremo, si cucina su fuochi di legna, salari arrivati a 5 dollari al mese

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Dopo 5 mesi di scontri e guerriglia civile la popolazione prova a resistere.

Da mesi in Venezuela manca il cibo e la signora Tabata Soler, un’infermiera di 37 anni, ha ormai imparato a fare la spesa tra le bancarelle del mercato nero per riuscire ad accaparrarsi almeno gli alimenti indispensabili, come la farina, le uova e lo zucchero. Ma, durante l’estate, un’altra complicazione si è aggiunta a quella degli scaffali vuoti nei supermercati. Per diversi giorni nei negozi non si sono trovate le bombole del gas, necessarie per cuocere quel poco di cibo che veniva messo insieme durante la giornata. Così ogni sera la signora Soler è stata costretta ad accendere dei fuochi di fortuna con la lega per poter cucinare la cena e sfamare la sua famiglia. “Non avevamo scelta”, racconta al New York Times, “invece di andare avanti siamo tornati indietro, mi ricorda il passato, quando si accendeva il fuoco per cuocere la zuppa”.

                                                                           Venezuela scontri (Afp)

Cinque mesi di scontri: cosa resta del Venezuela

Gli scontri politici che hanno fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti per circa cinque mesi hanno provocato più di 120 morti e il governo di Nicolas Maduro ha reagito con dure forme di repressione, tali da far pensare ad una vera e propria dittatura. Nel frattempo si assiste al collasso economico della nazione. Una grave crisi, iniziata 4 anni fa, tale da creare precarietà non solo per il Presidente e i suoi fedeli ma per tutto il Paese.

Venezuela allo stremo, si cucina su fuochi di legna, salari arrivati a 5 dollari al mese 
                                                   Proteste anti-governative a Caracas, Venezuela (Afp)

La produzione cala e l’inflazione aumenta

La compagnia petrolifera statale, Petróleos de Venezuela, che è la principale fonte di reddito del governo, ha annunciato lo scorso agosto che le sue entrate, a causa del calo della produzione, sono diminuite di oltre un terzo nel 2016. Un calo della produzione – si legge ancora sul Nyt- che riguarda anche tutti gli altri prodotti nazionali: dalle patate al mais passando per il mercato delle auto. Mentre la produzione diminuisce, aumenta l’inflazione. Il prezzo del cibo si è alzato di oltre il 17 % solo nel mese di luglio, in base alle stime  del principale gruppo non governativo che si occupa di valutare il tasso di inflazione. Ciò ha aggravato ancora di più la crisi alimentare.

“Si tratta di una situazione senza precedenti”, dichiara Ricardo Hausmann, economista dell’università di Harvard ed ex ministro di Pianificazione venezuelano. “Il crollo economico del Venezuela è peggio di quello del Messico degli anni ’90, dell’Argentina nel 2000 e di quello di Cuba dopo la caduta dell’Unione Sovietica”.

La storia di Luis Palacios, uno dei tanti lavoratori ridotti alla fame

Tra fine luglio e gli inizi di agosto il valore del bolívar, la moneta nazionale, si è dimezzato sul mercato nero rispetto al dollaro. Di conseguenza i lavoratori sono arrivati a guadagnare l’equivalente di 5 dollari al mese. “Anche se il governo sta cercando di aumentarli, negli ultimi anni c’è stato un calo dell’88% per tutti i lavoratori”, spiega ancora Hausmann. L’inflazione ha decimato anche il salario di Luis Palacios, una ex guardia di sicurezza di Caracas. Ha 42 anni e per un anno lui e la sua famiglia sono stati ridotti alla fame. “Mia moglie e i miei figli, di 1 e 5 anni, stavano continuando a perdere peso, così cinque mesi fa sono partiti per la Colombia. Non riuscivo nemmeno a comprare una medicina per mio figlio malato”. Ora la moglie e i figli ancora non sono tornati e il signor Palacios ha lasciato un mese fa il suo lavoro, perché l’inflazione ha reso il suo stipendio irrisorio, tale da non potersi nemmeno più permettere di pagare il trasporto pubblico. “Ho perso sette chili in pochi mesi, e da quando la mia famiglia è partita, non faccio altro che pensare ai miei figli”, racconta Luis Palacios. “I bolívar sono diventati come i cubetti di ghiaccio”, spiega Daniel Lansberg-Rodriguez, insegnante alla Kellogg School of Management di Northwestern,  “Se ne prendi uno lo devi usare subito, altrimenti dopo poco non esisterà più”.

Il problema è che molti venezuelani non hanno accesso ai dollari

La maggior parte dei venezuelani, come la signora Soler, l’infermiera che è stata costretta ad accendere il fuoco con la legna per cucinare, non ha accesso ai dollari. Ora la sua paura principale e di tutti i venezuelani è il prezzo dei prodotti, a volte sono così alti che nessuno può permettersi di acquistarli. “Prima, quando i prezzi erano più bassi – racconta Soler – dovevi solo aspettare che le bombole del gas arrivassero, ora è possibile che anche se sono disponibili non abbiamo i soldi per comprarle”.

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