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Mother! un vero flop alla Mostra del Cinema

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Arrivano i fischi alla Mostra del cinema di Venezia , per uno dei film più attesi di tutto il concorso, mother! di Darren Aronofsky che vinse il Leone d’oro nel 2008 con The Wrestler. Oggetto misterioso, il film con Jennifer Lawrence e Javier Bardem, lui scrittore di successo in cerca di nuova ispirazione, lei, giovane compagna che spera di diventare sua musa ispiratrice rimettendo a nuovo la splendida e misteriosa magione di campagna in mezzo al nulla dove si sono a poco trasferiti che era andata distrutta in un incendio. E dove approdano, apparentemente usciti dal nulla, Ed Harris e Michelle Pfeiffer portandosi dietro inquietudini e eventi nefasti e sconvolgenti.

Lei si è trasferita nella grande casa isolata in mezzo ai campi di grano per amore di Lui, e poiché la casa di Lui è stata completamente distrutta da un incendio, lei gliela sta ricostruendo intorno pezzo dopo pezzo, con determinazione e concretezza. Lui, invece, non riesce a superare il blocco che gli impedisce di scrivere e passa le giornate davanti alla pagina bianca. I suoi libri giacciono allineati sui ripiani di casa, ma il Poeta sembra aver perso l’ispirazione, e a nulla servono gli incoraggiamenti amorevoli di Lei. E mentre Lei desidera ardentemente costruire con Lui una famiglia, Lui si concentra ostinatamente sul proprio sterile horror vacui. Finché nella casa isolata irrompe uno sconosciuto, che porta con sé una serie di invasori sempre più numerosa. E Lei vede gradualmente profanato quello spazio sacro che aveva edificato con totale abnegazione personale.

Mother! si spinge oltre nella direzione indicata esplicitamente dal suo titolo (in particolare dal suo punto esclamativo) e procede a contrapporre la natura femminile materna come istintivamente generosa e quella maschile come immolata al proprio egoismo (pro)creativo, quello con cui il maschile cerca di assicurarsi l’eternità senza essere in grado di partorire nulla di biologicamente vitale. All’interno di un quadro di Andrew Wyeth, quintessenza dell’America “benedetta da Dio”, Aronofsky costruisce una ragnatela demoniaca attraverso lo sguardo di Lei, creando un universo tattile e materico sempre pronto a trasformarsi in (pre)visione onirica cui Lei è incapace di sottrarsi, cospargendo di sangue e frammenti corporei il pavimento e le pareti di quella casa che è proiezione concreta del desiderio di possesso ed esclusività al centro di (molto) amore femminile.

A occuparsi delle musiche non è stato Clint Mansell, abituale collaboratore del regista, ma l’islandese Jóhann Jóhannsson, a cui dobbiamo la colonna sonora di The Arrival, Sicario, La teoria del tutto e dell’imminente Blade Runner 2049.

Filmmaker capace di tirare fuori il meglio dalle sue attrici (da Jennifer Connelly a Rachel Weisz, da Marisa Tomei a Natalie Portman), Aronofsky aveva pensato fin dall’inizio alla Lawrence per la parte della protagonista. Mettendole a disposizione la propria immaginazione e visionarietà, le ha regalato un ruolo piuttosto inedito, sicuramente diverso dalla Katniss Everdeen di Hunger Games, dalla giovane Mystica di X-Men – L’inizio, X-Men – Giorni di un futuro passato e X-Men – Apocalisse e dai meravigliosi ritratti femminili che Jennifer ci ha restituito nei film di David O. Russell.

Insomma ci spiace veramente dire che questo film è stato un vero flop.

Myriam Giada V.

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