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Il mondo magico di Ernesto de Martino alla Biennale di Venezia

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di Enzo Varricchio

Mai come ai nostri tempi ipertecnologici sono di moda il folk-lore e le tradizioni popolari.

Sicché anche un intellettuale complesso  come l’antropologo napoletano Ernesto de Martino (Napoli, 1º dicembre 1908 – Roma, 9 maggio 1965) torna al centro dell’attenzione per i suoi studi sulla cultura tradizionale.

In “Il mondo magico”, testo del 1948 egli legava vistosamente i problemi d’interpretazione dei mondi culturali “primitivi” di livello etnologico, con i problemi d’interpretazione riguardanti la realtà dei poteri magici in generale. Egli rivalutava il mondo culturale di magismo delle società tradizionali, che faceva oggetto di una autonoma problematica storiografica.

Il mondo della magia, di cui le società “primitive” offrono imponenti manifestazioni ch’egli assume a documento, ha per lui una sua realtà precategoriale ed è visto come una primordiale rappresentazione del mondo, funzionale al bisogno – per usare i termini da lui adottati – di “garantire la presenza”. Sensibile fin da quest’opera è l’influenza dell’esistenzialismo di Heidegger, da cui egli mutua alcuni concetti-base e in parte il linguaggio, introducendo nel campo dell’antropologia religiosa nozioni quali quella di “crisi della presenza” e quella di “riscatto dalla crisi”: un riscatto attuato, secondo il D., per il tramite del rituale magico-religioso, inteso come “tecnica” di superamento della crisi e dell'”angoscia della storia”.Venezia, 4 settembre 2017 –

La Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT, in occasione della partecipazione del Padiglione Italia alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dedica una serie di eventi   all’opera di de Martino. 

Venerdì 8 settembre alle 15.00, nella sede di Palazzetto Tito della Fondazione Bevilacqua la Masa (Dorsoduro 2826), l’artista Adelita Husni-Bey ha invitato Federico Campagna, filosofo e scrittore italiano di base a Londra, a confrontarsi in untalk aperto al pubblico a partire dagli spunti teorici ispiratori della mostra Il mondo magico. Il titolo della mostra, infatti, è preso a prestito dall’omonimo libro dell’antropologo napoletano Ernesto de Martino (1908-65), uno dei pensatori chiave nello studio della funzione antropologica del magico, da lui indagato per decenni individuando nei suoi rituali i dispositivi attraverso i quali l’individuo tenta di padroneggiare una situazione storica incerta e di riaffermare la propria presenza nel mondo.

Nell’incontro il tema della “crisi della presenza” delineato dall’antropologo napoletano sarà contestualizzato nella contemporaneità da Federico Campagna, autore di Magic and Technic. The Reconstruction of Reality (Bloomsbury, 2018) e da Adelita Husni-Bey, che da questi studi ha tratto ispirazione per l’opera al Padiglione Italia, The Reading/La Seduta (2017).

A partire da un’attualizzazione della nozione del magico come strumento per combattere la paralisi innescata da un nichilismo radicale che ha pervaso molti ambiti della società contemporanea, i relatori cercheranno di individuare le ragioni della “crisi della presenza” oggi, e con quali strumenti e antidoti possa essere combattuta. 

Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT in occasione di Biennale Arte 2017  Venerdì 8 settembre

Il mondo magico e la crisi della presenza

talk aperto al pubblico con l’artista Adelita Husni-Bey e il filosofo e scrittore Federico Campagna Palazzetto Tito – Fondazione Bevilacqua La Masa ore 15.00

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