Giustizia

Intercettazioni, il ministero studia la ‘stretta

​Il ministero della Giustizia e’ al lavoro sul decreto intercettazioni. La bozza, tra l’altro, prevede lo stop alla “diffusione di riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate fraudolentemente”: previsti fino a 4 anni di reclusione. Limiti alla trascrizione nei verbali delle intercettazioni non rilevanti.

Il Movimento 5 Stelle parla gia’ di “decreto-bavaglio”, di “colpo di spugna per salvare Tiziano Renzi, Lotti e il cerchio magico coinvolto nell’inchiesta Consip”. Luigi Di Maio consiglia al ministro Orlando di “dedicarsi ai tempi della giustizia” piuttosto che “scaricare sui magistrati la colpa”. “Sei fuori bersaglio”, gli risponde Donatella Ferranti, Pd. Sul fronte opposto Forza Italia, con Amedeo Laboccetta, parla di “legge blanda”. Il ministero, da parte sua, si affretta a dire che “allo stato non esiste alcun testo ne’ definitivo ne’ ufficiale”. Ma un testo, il Ministero, lo ha diramato a numerosi procuratori e porta l’intestazione “schema di decreto legislativo recante ‘disposizioni in materia di Intercettazioni“. Un documento che per quanto ancora provvisorio, mette le mani avanti in vista dei contenuti di una delega che il governo deve esercitare entro tre mesi dall’entrata in vigore della riforma penale, cioe’ entro il 3 novembre, o decadra’. Quella delega si presenta praticamente in bianco nel provvedimento di partenza.

L’iter per riempirla sara’ accompagnato da una serie di incontri, gia’ tra lunedi’ e martedi’, con magistrati, avvocati, giornalisti, accademici. Ma intanto la bozza dice molto della strada che si vuole intraprendere. Fatto salvo il diritto di cronaca, si prevede il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l’immagine altrui”. Si vieta la trascrizione nei verbali di Intercettazioni non rilevanti per l’indagine, un limite che il pm puo’ oltrepassare solo “con decreto motivato” di fronte a materiale rilevante “per fatti oggetto di prova”. Nelle richieste di misure cautelari dei pm, nelle ordinanze dei gip, in quelle del riesame non si potranno riprodurre integralmente le Intercettazioni, ma solo il loro contenuto, attraverso una sorta di sunto. La rilevanza delle conversazioni captate da acquisire in dibattimento la stabilira’ un giudice in un’udienza ‘filtro’ con le parti. Tutto il resto sara’ stralciato e destinato a un archivio riservato, finora non previsto dal codice; un archivio delle Intercettazioni istituito presso l’ufficio del pm, il cui accesso – registrato con data e ora – sara’ permesso solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dal pm; “direzione” e “sorveglianza” saranno affidati al procuratore della Repubblica.

Quanto ai mezzi per intercettare, viene seriamente delimitato l’uso di captatori informatici in pc o cellulari, consentito solo per i reati piu’ gravi. La prossima settimana, con l’avvio degli incontri al ministero, si capira’ meglio come gli addetti ai lavori valutano il testo. Per ora, un ex inquilino di via Arenula, Enrico Costa, gia’ vice ministro della Giustizia, apprezza il merito, auspica che “non ci siano dietrofront”, ma e’ perplesso sul metodo seguito. Di certo, il clima su questo tema e’ molto cambiato, nel Paese e nei ‘palazzi’, dall’era Berlusconi e da piu’ parti si e’ spesso invocato un freno alle Intercettazioni che finiscono sulla stampa. Ma passare dalla trascrizione integrale delle Intercettazioni al loro sunto, e’ un bel salto. “Un errore”, secondo Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite. “La sintesi – afferma – non riproduce mai la realta’ e non si puo’ impedire al magistrato di avere una ricostruzione integrale”. Altra cosa e’ vietare la pubblicazione di materiale non rilevanti spesso usato “a fini di gossip”. Ma per questo una legge c’e’ gia’, va fatta rispettare e “anche chi informa deve rendersi conto che deve usare solo strumenti leciti per farlo”.

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