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Il Bari inciampa in casa contro il Venezia che vince la gara

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Bari – Il Venezia non si affacciava da queste parti da quasi tredici anni allorquando Motta e Carrus siglarono i gol necessari per battere la compagine veneta, fin qui affetta da una anomala e sospetta pareggite composta da zero gol fatti ed altrettanti subiti, segno di una apparente solidità difensiva e, nel contempo, di un altrettanto apparente scarso appeal lì davanti. Questo, ovviamente, sulla carta, sia inteso. La partita, poi, ne ha spiegato il motivo molto chiaramente.

Da sempre vincitore fino adesso in casa, i galletti avevano necessità di una reazione dopo la sconfitta di Empoli, apparsa immeritata, e al cospetto di una temperatura piacevole con sole e vento, nonostante il terapeutico acquazzone della notte, e davanti a quasi quattordicimila spettatori, il Bari di Fabio Grosso ha, invece, perso, meritatamente, non tanto per i propri demeriti quanto per la bravura del Venezia che ha impostato una straordinaria e funzionale strategia difensiva.

Per il Bari paga, dunque, Tonucci: Grosso, infatti, ha mandato in campo il solito 4-3-3 con Micai tra i pali, D’Elia e Fiamozzi terzini, Capradossi e Marrone stopper centrali, Salzano, Tello e Basha a centrocampo, Iocoloano ed, Improta esterni ma sulle fasce opposte, e Nenè come centravanti.

Dunque un Bari appena riveduto e corretto da Grosso rispetto all’uscita in terra toscana, con Marrone che ha preso il posto di Tonucci, con relativa fiducia a Capradossi, e Iocolano al posto di Brienza sulla fascia, per il resto tutto confermato.

Il copione della gara prevedono grandi fraseggi alla ricerca di un spiraglio per affondare, aggredendo l’avversario, ma procurandosi poche occasioni pericolose; infatti, la stessa squadra ci ha provato solo con dei tiri da fuori area.

All’11’ da circa tenta metri, Nenè ha optato per una soluzione da fuori area dopo inenarrabili fraseggi, parata da Audero in tuffo; il Venezia ha subito replicato con Moreo con un pallone a giro alto sulla traversa.

Al 19′ tiro cross di Salzano che perde il tempo per calciare verso la porta, poi effettua un tiro cross che ha sfiorato il palo.

Il Venezia si rende pericoloso nelle ripartenze, senza tirare in porta ma arrivando spesso dalle parti di Micai, e chiude bene i varchi costringendo il Bari al fraseggio perpetuo.

Al 26′ colpo di testa di Modolo che mette il pallone involontariamente sui piedi di Basha che da fuori area ha tirato ma di un metro fuori.

Tirare da fuori area potrebbe essere, a questo punto, la soluzione migliore non appena si apre un varco ma tutto sembra inutile.

E come nella lucreziana natura delle cose, che nel calcio, poi, si materializzano spesso e volentieri, ecco la beffa dietro l’angolo: 27′, fallo ingenuo e sacrosanto di D’Elia, in ritardo su Falzerano in area, e l’arbitro Marinelli concede il calcio di rigore. Un paio di minuti inutili per confabulare tra calciatori baresi, arbitro e guardialinee, e al 29′ Bentivoglio – l’ex di turno – realizza. Gol 0-1 per il Venezia.

Al 35′ sinistro a giro di Improta alto sulla traversa segno che il Bari, pur arrancando, c’è ed è vivo anche se un po’ in difficoltà a centrocampo dove sbaglia qualche pallone di troppo fornendo il fianco ai lagunari,i quali si rendono sempre pericolosi pur senza incidere.

Al 42′ su corner, Nenè di testa manda la palla di un soffio fuori.

Bari sempre alla ricerca del gol sia prima del vantaggio veneziano, sia dopo ma trova chiuse le paratie della diga del Mose lagunare a frenargli ogni iniziativa (ora si capisce come mai, il Venezia, sia affetto da pareggite da zero e zero: tutto ha una logica), senza dimenticare i vari errori succitati che hanno agevolato il vantaggio della squadra di Pippo Inzaghi, collega, amico e compagno di nostalgia azzurra di Grosso.

Secondo tempo. Al 4′ prima vera occasione del Bari con un tiro in diagonale a mezza altezza di Iacolano deviato da Audero con un colpo di reni, occasione a cui ne segue un’altra, al 6′, con un gran tiro di Salzano che sfiora l’incrocio dei pali.

Il Bari c’è, è vivo e lotta insieme a noi. Si gioca sempre su una metà campo, vale a dire quella del Venezia entro la quale il Bari cerca di trovare l’alba dentro l’imbrunire veneziano. Invano.

Al 12′ ecco il raddoppio del Venezia con Zigoni, apparso in lieve fuorigioco, su assist di testa di Moreo, che, da solo, ed i centrali a dormire, batte Micai. 0-2 per il Venezia.

Brienza, nel frattempo, entra al posto di Salzano per cercare qualche idea migliore per scardinare la difesa veneziana. Macchè.

Anche Floro Flores, in campo alla ricerca del gol perduto, al posto di Nenè al 18′. Grosso, evidentemente, crede alla rimonta.

Una rovesciata di Floro Flores parata da Audero accende la speranza che al 23′ prende corpo con un corner per la testa di Floro Flores che dà l’illusione ottica di finire in gol, ma di fatto termina fuori di pochissimo.

Al 27′ dentro Cissè per Iocolano con cui Grosso gioca l’ultima carta.

Al 28′ gran pallone di Brienza per Floro Flores che stoppa il pallone al volo e tira in porta ma il portiere gli nega la gioia del gol.

Il Bari continua a macinare gioco nella trequarti veneziana arrivando spesso in area di porta ma l’impressione è quella che i subentrati siano stati impiegati troppo tardi: forse facendo giocare qualcuno di questi dall’inizio… ma si sa che con i “se” non si va da nessuna parte e allora va bene così.

Nel frattempo la situazione si fa sempre più difficile per il Bari che, orologio a parte entro cui scorre inesorabilmente la concretezza e la speranza, sembra andare all’arrembaggio: al 43′ Cisse’ serve un pallone a Brienza che dal limite dell’area di rigore tira alto sulla traversa di poco.

Beffa finale: un palo di Improta ed una traversa di Floro Flores, a trenta secondi di distanza l’un dall’altro, che rendono meno amara una sconfitta giusta e sacrosanta al cospetto di un Venezia messo molto bene in campo con una invidiabile manovra difensiva e di contenimento.

Lo abbiamo detto a campagna acquisti finita, lo ripetiamo adesso: in attesa della quadratura del cerchio, compito che spetta a Grosso, non a nessun altro, e in attesa di tempi migliori, questo Bari deve pensare intanto a salvarsi. E poi si pensa.

E adesso un’altra gara proibitiva contro il Frosinone, squadra da promozione, su un terreno ostico per antonomasia, il Partenio di Avellino. Ed è proprio da certi sguardi che si intravede l’infinito. Staremo a vedere cosa combineranno i biancorossi nella tana del lupo, stavolta, frusinate.

A fine gara Inzaghi ha elogiato il Bari, di cui si scopre clamorosamente tifoso, grazie anche all’amicizia con Grosso, gli ha augurato di vederlo presto in A che, secondo l’allenatore veneziano, merita di diritto a prescindere dalle annate, mentre Grosso ha puntato l’indice sulla cattiveria mancata e sul mancato attacco negli spazi, in quanto per il resto ha visto un Bari reattivo e vivo.

E di fatti è così.

Oltre mille anni fa furono i veneziani, con a capo il Doge Orseolo II°, a giungere a Bari per aiutare i baresi a cacciar via i saraceni, episodio per il quale, a Bari, si ricorda il mito della “vidua vidua”: oggi i veneziani capeggiati dal suo nuovo doge Perinetti, è venuto a Bari a prendersi gli interessi. Meritatamente, ci permettiamo di aggiungere, perchè una squadra che fa una eccellente fase difensiva come questa e pensa, giustamente, ad alleggerire, un po’ alla Bolchi o alla Trapattoni, merita di vincere la gara.

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