Estero

Il concetto delle forze di pace dell’ONU nel Donbas

L’affermazione di Putin, per una missione di peacekeeper delle Nazioni Unite nel Donbas, ha ricevuto una notevole attenzione nei media, tuttavia, nello stesso tempo, ha dato adito a diverse interpretazioni.

Alcuni esperti l’hanno intesa come un completo “tradimento” ed hanno pertanto raccomandato alle autorità ucraine di “non perdere tempo” e di agire (http://www.ua-time.com/2017/09/11/ucraina-abbiamo-preparato-molte-sorprese-per-la-russia/); altri hanno colto l’occasione per criticare personalmente i diplomatici ucraini e il presidente Poroshenko perché l’idea, che era stata una loro iniziativa di anni fa, ora da Putin è stata trasformata in una spada contro Kyiv. Un parere simile è stato espresso anche in Russia. Il mainstream dei mass media e degli esperti televisivi russi hanno battuto il loro tradizionale: “Putin li ha giocati tutti”.

Tuttavia, alcuni hanno sottolineato l’incoerenza della politica russa.
Naturalmente, il modo in cui Putin vede la dislocazione dei militari delle Nazioni Unite va ulteriormente a consolidare lo status quo – effettivo controllo della Federazione russa – delle zone occupate dai suoi proxy, anche se sono parte dell’Ucraina. Il politico e stretto amico di Putin, Boris Gryzlov, lo ha confermato solo domenica: “Il posizionamento del contingente delle Nazioni Unite lungo la linea di contatto nel Donbas diventerà reale solo dopo che l’Ucraina avrà introdotto i fondamentali emendamenti di legge sullo status speciale del Donbas, che dovranno anche essere approvati dal gruppo di contatto”.

Però per l’Ucraina, ciò che ora è importante, è il fatto che il Cremlino ha accettato la missione dei peacekeeper delle Nazioni Unite – questa è una vera e propria sensazione di vittoria, anche se intermedia. Dopo tutto, l’Ucraina, insieme alla comunità internazionale, è riuscita a mettere in un angolo il Cremlino: sbiaditamente Putin ha accettato una soluzione che prevede una missione di peacekeeper dell’ONU nel Donbas.

E, anche se l’ha presentata come un modo per riaffermare l’influenza russa, in ogni caso apre un nuovo percorso per l’Ucraina e l’Occidente: proseguire ulteriormente e formare per questa missione un adeguato formato internazionalmente accettabile. “Insieme ai nostri partner francesi del formato Normandia, e considerando prima di tutto le discrepanze tra l’Ucraina e la Russia, in poco tempo svilupperemo il concetto di come vediamo il mandato dei “caschi blu”, ha sostenuto il portavoce del ministro degli esteri tedesco, Martin Schaefer.

Il modo per “forzare Putin alla pace” rimarrà sostanzialmente lo stesso: pressione internazionale sulla Russia – tutti i tipi di sanzioni – accoppiata con trattative che chiariscano e risolvano i tentativi utilizzati dal Cremlino per cambiare la situazione politica in alcuni paesi chiave.
Dopo tutto, le speranze di Putin, che i nuovi presidenti francese e americano sarebbero stati più fedeli alla Russia, non si sono avverate; ma c’è di più, questi leader regolarmente presentano dichiarazioni e iniziative anti-russe. E le elezioni tedesche, come è già evidente, non rispecchieranno i desideri di Mosca.

Parallelamente, esistono sanzioni internazionali anti-russe e altre sono in fase di elaborazione. La Russia, si trova sempre più isolata sia nelle sfere economiche che politiche, essendo stata estromessa dal G8, associata all’Iran e alla Corea del Nord e depositata sull’asse del male mondiale.
Nel frattempo, l’Ucraina per una qualche ragione non “cade” e, al contrario, dimostra sviluppo e crescita. Pertanto, il sostegno politico e l’opinione pubblica mondiale si sono inequivocabilmente messi dalla parte di Kyiv.

A quanto pare, Mosca ha capito che lo scorrere del tempo non è a favore di Putin (la situazione non è molto appropriata alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2018), e la sua dichiarazione pubblica ha di fatto aperto una nuova tappa del processo di negoziazione.
Vale la pena ricordare che l’iniziativa di dispiegare i soldati delle Nazioni Unite nel Donbas appartiene a Petro Poroshenko (http://www.ua-time.com/2017/09/09/ucraina-il-mantenimento-della-pace-nel-donbas/), che l’ha presentata nel febbraio 2015 e che è stata posta in una risoluzione del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina. Successivamente la corrispondente domanda è stata inviata al segretario generale delle Nazioni Unite.

Da allora l’argomento è un po’ scomparso dall’agenda delle notizie – ma non è rimasto statico – finché non è risuscitato nell’estate del 2017. In particolare, Poroshenko ha risollevato la questione durante i negoziati telefonici del 24 luglio nel formato Normandia con Emmanuel Macron, Angela Merkel e Vladimir Putin. La volta successiva che è stato toccato questo tema è stato durante i colloqui a Kyiv con il segretario alla difesa americano, James Mattis, il 24 agosto.

A proposito, il rappresentante speciale statunitense per l’Ucraina, Kurt Volker – che ha visitato Kyiv il giorno prima – ha anche lui sollevato la questione durante il suo incontro a Minsk con Vladislav Surkov.
Pertanto, la dichiarazione di Putin per la missione di pace delle Nazioni Unite, è a favore di un’iniziativa del presidente ucraino (anche se finora ci sono alcune riserve, che però non hanno alcuna possibilità di pratica attuazione).

“Pertanto, per il momento possiamo solo affermare che in questo caso la diplomazia russa si sia accodata a quella ucraina, sta accettando generalmente l’agenda e sperando di guadagnare qualcosa nelle piccole questioni. Questa è la fase naturale dovuta ad un’assenza di proprie e valide idee da ben tre anni”, ha riportato l’agenzia politica russa.
È interessante notare che non tutti a Mosca condividono la posizione del presidente russo per i peacekeepers delle Nazioni Unite nel Donbas, perché la scelta inverte radicalmente la linea di condotta che la Russia ha portato avanti negli ultimi tre anni.

Dopo tutto, quando i soldati di pace provenienti da un remoto paese esotico arrivano nelle steppe di Donetsk (Mosca certamente avrebbe da obiettare per un coinvolgimento dei paesi NATO, mentre Kyiv non sarebbe d’accordo con i militari CIS), i propagandisti del Cremlino dovranno in un qualche modo spiegare alla gente del luogo che tipo di guerra c’è stato e che cosa ora sta succedendo: decine di migliaia sono stati uccisi, feriti, paralizzati e resi orfani, le case e le industrie sono state distrutte – perché? Se il “mondo russo” non è più qui? E come si può ammettere che l’ultimo chiodo della bara del “mondo russo” sia stato battuto da Vladimir Putin?

Pertanto, alcune persone a Mosca apprezzerebbero di più un’espansione militare in Ucraina e continuare ciò che si è iniziato nel 2014. Infatti, per alcuni questo significherebbe il ritorno alle loro posizioni perse all’interno del sistema di potere russo; per altri, il rafforzamento del loro stand; per altri ancora, semplicemente un ritorno fisico in Ucraina, almeno sul treno delle truppe russe. Tuttavia, per mettere in vita questo scenario, Mosca ha bisogno di provocare Kyiv; quest’ultima deve essere quella che per prima lancia una serie di grandi operazioni militari. Questa sarebbe la strada russa per evitare e prevenire ulteriori isolamenti.

Per di più, anche nel cerchio interno del presidente russo ci sono dei disaccordi su come risolvere il conflitto con l’Ucraina. In particolare, l’aiutante di Putin, Vladislav Surkov, il 1° settembre ha spiegato ai suoi colleghi del formato Normandia che “non ci potrà essere nessuna missione di mantenimento della pace. Mai!”. Ma solo tre giorni dopo – il 4 settembre – Putin ha pubblicamente annunciato il suo consenso ad una missione di mantenimento della pace (?). Ciò potrebbe significare solo una cosa: Surkov è stato lanciato in tutto il mondo ed ha ancora il suo posto di lavoro, ma ora svolge compiti tecnici e il suo consiglio non ha più alcun effetto sulle decisioni del presidente russo.

Ma siccome le diavolerie sono nei dettagli, ora, la cosa principale è quella di far accettare alla comunità internazionale la versione ucraina della missione di peacekeeper delle Nazioni Unite. Come già riferito prima, la Germania e la Francia, tenendo conto delle differenze tra l’Ucraina e la Federazione russa, stanno sviluppando il concetto di una visione per una missione di peacekeeper dell’ONU nel Donbas.
Allo stesso tempo, ci sono diverse “linee rosse”:
– la diffusione di un contingente di pace delle Nazioni Unite non richiede il consenso dei separatisti delle due “Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk”;
– i peacekeepers devono essere dispiegati su tutto il territorio occupato (e non solo in alcune zone, per esempio, sulla linea di contatto come ha suggerito Putin);
– la situazione del Donbas non può essere considerata un conflitto interno ucraino.

A proposito, le affermazioni dei partner occidentali confermano che rispetto all’ultima clausola condividono la posizione dell’Ucraina. Ad esempio, Kurt Volker ha affermato che “per il governo degli Stati Uniti non c’è differenza tra Donbas e Crimea, in entrambi i casi si tratta d’illegale aggressione e occupazione (http://www.ua-time.com/2017/08/31/kurt-volker-tra-loccupazione-della-crimea-e-il-donbas-non-ci-sono-differenze/). Nel caso della Crimea, Washington ha sostenuto ed annunciato che la sua annessione non la riconosce e non la riconoscerà mai”.

Sì, e alla dichiarazione di pace di Putin, la reazione della comunità internazionale conferma che la Russia è considerata parte del conflitto, non importa quanto i politici russi e i loro esperti tascabili lo neghino.
Ad esempio, il portavoce del ministro degli esteri tedesco, Martin Schaefer, ha dichiarato che “la pratica di coinvolgere i separatisti nel processo di negoziazione sul mantenimento della pace in questa o quella regione è inaccettabile e sconosciuta all’ONU”.

Il portavoce del governo tedesco, il deputato Ulrike Demmer, ha affermato che se venisse inviata una missione di pace della Nato nel Donbas, i “caschi blu” dovranno essere schierati in tutta l’area del conflitto, non solo lungo la linea di contatto.
Kyiv, invece, continua a sforzarsi per promuovere e rafforzare la sua posizione sui peacekeepers nel Donbas. Dopo che la Russia ha inviato la sua risoluzione all’ONU (http://www.ua-time.com/2017/09/07/ucraina-la-russia-invia-allonu-un-proposta-per-un-dispiegamento-di-forze-di-pace-nel-donbas/) anche l’Ucraina ha consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite una sua posizione riguardo al contingente di mantenimento della pace.

Poroshenko, inoltre, metterà in discussione questa edizione alla 72a Assemblea Generale delle Nazioni Unite (provvisoriamente dal 18 al 21 settembre, anche se sembra più probabile il 20) sia nei discorsi pubblici, che durante i colloqui con i politici, la comunità degli esperti e i media.
Pertanto, la proposta di una missione di mantenimento di pace nel Donbas nell’interpretazione di Putin, data la attuale situazione mondiale, non ha alcuna possibilità di ottenere un sostegno.

Tuttavia, in questa costruzione c’è una debole connessione: Putin stesso. Dopo tutto, il valore delle promesse del leader russo è conosciuto da molto tempo. Pertanto, non si può escludere che Putin, come unico proprietario della sua parola, possa rinnegarla. E, come tanti potrebbero sostenere: non sarebbe la prima volta.

Gabrielis Bedris


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE