Francesi in piazza contro la riforma del lavoro, mentre Macron rimprovera i “fannulloni”

Di Malachia Paperoga

Nonostante tanti piccoli, inutili ritocchi negli anni passati, i governi francesi continuano a voler indebolire le protezioni dei lavoratori. Come riporta France 24, ancora una volta i sindacati scendono in piazza, ma questa volta sono divisi, e Macron intende approfittarne. I francesi iniziano a rendersi conto di quale sia il mandato del loro presidente: risolvere il conflitto interno tra lavoro e capitale a tutto vantaggio del capitale.

 Di NEWS WIRES

Decine di migliaia di sindacalisti di sinistra hanno marciato per le strade delle città francesi per protestare contro la riforma del lavoro del presidente Emmanuel Macron, anche se le presenze sono sembrate minori rispetto alle dimostrazioni degli anni scorsi.

Come risposta alla dichiarazione di Macron, che non avrebbe dato retta ai “fannulloni”, alcuni a Parigi portavano cartelli con scritto “fannullone in sciopero”, mentre a Bordeaux i dimostranticantavano “Macron sei fregato, i fannulloni sono scesi nelle strade”.

La prefettura di Parigi ha parlato di 24.000 manifestanti nella capitale, dove la polizia anti-sommossa si è scontrata con i giovani incappucciati in schermaglie isolate ai bordi della marcia organizzata dal sindacato CGT, legato al Partito Comunista.

Si tratta di un numero inferiore ai 28.000 stimati dalla polizia durante le proteste di marzo 2016.

I sindacati avevano mandato a vuoto i tentativi precedenti di indebolire la legge francese del lavoro, ma questa volta Macron è posizionato meglio, dato che altri due sindacati, incluso il più grande, la CFDT, non si sono uniti alla protesta.

“Sono vent’anni che fanno passare leggi per indebolire il diritto del lavoro. La risposta (alla disoccupazione) non sta nell’indebolirlo ulteriormente”, ha dichiarato Maxime Durand, un macchinista in sciopero.

Dopo settimane di negoziati, lo scorso mese il governo ha adottato misure che includono una limitazione agli indennizzi per i licenziamenti senza giusta causa e una maggiore libertà per le aziende di assumere e licenziare.

Le riforme non si riferiscono direttamente alle 35 ore settimanali, un pilastro del diritto del lavoro, ma danno alle imprese maggiore flessibilità nel determinare i salari e le condizioni di lavoro. Il governo prevede di adottare nuove misure, da implementare per decreto il 22 settembre.

Durante un viaggio ad Atene, lo scorso venerdì, Macron ha dichiarato alla comunità francese locale: “Sono molto determinato e non cederò, né ai fannulloni, né ai cinici né agli estremisti”.

Macron ha poi detto che la parola “fannulloni” si riferiva a quanti non sono riusciti a imporre le riforme in passato, anche se gli avversari politici e qualche sindacato lo hanno interpretato come un attacco ai disoccupati o ai lavoratori che si avvantaggiano delle protezioni del lavoro.

“Faremo desistere Macron” ha detto Jean-Luc Melenchon, esponente di estrema sinistra, che è diventato il più acceso detrattore di Macron in parlamento, durante le proteste a Marsiglia. 

Diritti molto a cuore

I lavoratori francesi hanno avuto molto a cuore e a lungo i diritti sanciti nel codice del lavoro, ma le aziende si sono lamentate che scoraggiano gli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro, e che hanno depresso la crescita economica.

La disoccupazione è stata superiore al 9% per quasi dieci anni.

Le riforme di Macron vengono tenute d’occhio dalla Germania, come banco di prova della sua decisione nel rimodellare la seconda economia dell’eurozona, necessaria se Macron vuole conquistare l’appoggio di Berlino a riforme più ampie dell’unione monetaria.

La CGT è il secondo sindacato francese, anche se la sua influenza sta calando. Il suo leader Philippe Martinez ha dichiarato che le proteste nazionali di martedì erano la “prima fase”, e che altre sarebbero seguite. Ha detto che il riferimento ai “fannulloni” di Macron era un insulto ai lavoratori.

“Il presidente dovrebbe ascoltare le persone, capirle, anziché causare divisioni” ha dichiarato Martinez alla televisione France 2.

I lavoratori CGT nei settori ferroviario, petrolifero ed energetico hanno partecipato allo sciopero, ma nel pomeriggio non c’è stato alcun impatto evidente sulla produzione di potenza elettrica o di prodotti raffinati, secondo i portavoce delle aziende EDF e Total.

Solo l’11% dei lavoratori di EDF, che gestisce i 48 reattori nucleari francesi, ha partecipato allo sciopero, ha affermato un portavoce della società di utility posseduta dal governo. 

Sindacati divisi

Macron è atterrato ai Caraibi francesi martedì per un sopralluogo sulle devastazioni dell’uragano Irma sul territorio di Saint Martin.

Governi di destra e di sinistra hanno provato per decenni a riformare il codice del lavoro di 3.000 pagine, ma hanno finito per annacquare i propri piani a causa delle dimostrazioni di piazza.

Macron è stato ministro dell’economia per il governo socialista del presidente Francois Hollande, il cui tentativo di riformare il codice del lavoro ha portato a settimane di protesta che al picco hanno portato 400.000 persone sulle strade, e hanno provocato una ribellione nel suo stesso partito.

Hollande fu costretto a diluire le sue proposte, ma finora non ci sono segnali che Macron farà lo stesso.

Un sondaggio pubblicato il primo settembre ha indicato che gli elettori hanno un’opinione discordante sulle riforme. Circa sei intervistati su dieci hanno detto di opporsi al decreti di Macron sul lavoro. Ma quando sono stati interrogati sulle singole misure, la maggior parte di esse aveva il sostegno della maggioranza.

Mentre la crescita economica sta accelerando, la disoccupazione è su un trend al ribasso e con i sindacati divisi nella risposta alle riforme, non è chiaro se le proteste otterranno un consenso significativo.

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