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Elezioni avvocati. Intervista a Roberta Valente prima donna candidata presidente a Bari

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di Maria Federica Dimantova

Classe 59, moglie e madre di due figli. Avvocato già da giovanissima, sono 32 anni che esercita la professione, senza interruzioni, senza ripensamenti.

Si chiama Roberta Valente l’avvocata che per la prima volta nella storia del foro della nostra città, ha deciso di candidarsi alla presidenza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari. Questa novità di genere, non sottovalutabile se pensiamo agli intuibili risvolti innovativi, ha destato la nostra attenzione.

Le elezioni del COA  – Consiglio Ordine Avvocati – di Bari si terranno ad ottobre  – 9, 10 e 11 – e daranno avvio ad una consiliatura che durerà  fino dicembre 2018.

Il consiglio uscente si è sciolto il 1 febbraio 2017, data della pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n.2614/17 e commissariato il 2 marzo successivo.  Il Commissario Straordinario, l’avvocato andriese Antonio Giorgino, è riuscito a riportare ordine al caos preesistente, nel quale si è imbattuto.

ll Corriere Nazionale ha voluto intervistare Roberta Valente, già consigliera nel precedente COA, che ha deciso di operare una scelta non facile per i tempi che corrono. Rinunciare ad una poltrona praticamente certa e riconfermabile. Candidarsi a presidente e scegliere di percorrere la via più difficile.

L’abbiamo incontrata nel suo studio legale. Diverso da quello che ci saremmo aspettati. A fare da padrone un senso estremo di semplicità, di normalità. Senza lustri, cristalli, notiamo subito una scrivania piena di carte, posizionata per obliquo. Quadri ce ne sono tanti, ma quasi in disparte per l’ospite, come un bersaglio per lei, notiamo affisso un estratto di Calamandrei sul ruolo dell’avvocato.

L’intervista

Roberta Valente, qualche battuta per descriverti

Sono una civilista che si è occupata sempre di diritto di famiglia. Per certi versi mi considero ancora una avvocata “vecchio stampo”. Ho cominciato quando gli atti si redigevano con la macchina da scrivere, le veline e la carta copiativa. Sono trascorsi più di trent’anni da quando mi sono affacciata alla professione e ho avuto modo di viverne i cambiamenti più radicali. L’ho sempre amata nonostante le crescenti difficoltà del settore”.

Come ti sei affacciata al VI° piano, piano del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati?

Con quel piano ho un legame molto forte. Chi mi conosce sa quanto impegno e “cuore” gli ho dedicato con la formazione e con le altre attività del consiglio”.

“La mia esperienza lassù passa dalla scuola forense e dal coordinamento della commissione famiglia, ormai conosciuta in tutta Italia. Abbiamo dato avvio a incontri di studio a taglio pratico con i magistrati e altri operatori del diritto; sottoponevamo quesiti non solo squisitamente giuridici, ma relativi all’organizzazione e al funzionamento degli uffici. Questo format è stato poi emulato dalle altre commissioni ed è diventato una buona pratica che intendo proseguire e migliorare”.

Parlaci della tua esperienza da consigliera e del coordinamento della formazione

Sono entrata nel consiglio con le elezioni suppletive del 2013. Occupandomi di formazione già nella commissione famiglia, ho poi proseguito, anche con la commissione formazione, con la nuova consiliatura 2015. Ho garantito il servizio formazione e accreditamento sempre, anche nei momenti più duri per il nostro foro.  Il mio lavoro da consigliera negli ultimi due anni ha presto assunto gli spiacevoli connotati di una battaglia continua di idee; spesso ho dovuto oppormi alle scelte della maggioranza di cui facevo parte, maturando così l’idea di separarmi dal vecchio raggruppamento e successivamente di candidarmi con l’appoggio di chi crede nella bontà del mio operato”.

Parlaci del “divorzio”.  Il tuo posizionamento era saldo in consiglio. La tua poltrona era assicurata. Perché ti sei dissociata?

“La vecchia reggenza – non è un mistero – non ha sortito gli effetti sperati. Non sono stati rispettati i programmi e la parola d’ordine sembrava essere “non decidere e non scontentare”. ll consiglio ha subito un silente processo di depotenziamento”.Imperava una gestione accentratrice e poco collegiale che ha disvelato le sue falle con il commissariamento”.

“Con una maggioranza di 23 consiglieri su 25, il COA avrebbe potuto volare, ma non è accaduto, purtroppo. Non sono la sola ad aver “divorziato”; sono ben 7 i colleghi che hanno deciso di staccarsi dal vecchio orientamento. Non è irrilevante come numero e dovrebbe far riflettere gli elettori. Assieme a me, la collega consigliera uscente, l’avvocata Roberta De Siati ha intrapreso questa scelta di coerenza e ha deciso di sostenermi fin dall’inizio, nel sacrosanto rispetto della volontà di chi ci ha scelte per sentirsi rappresentato. Sarà infatti candidata consigliera con il mio raggruppamento”.

“La mia è stata una decisione sofferta, per svariate ragioni, anche affettive. Sarebbe stato più facile per me restare, ma la mia è stata una scelta di coerenza per fare la differenza e prendere le distanze da una politica forense poco coordinata, da logiche e metodi decisionali che non ho condiviso”.

Da qui, dunque, hai deciso di candidarti come presidente. Che cosa pensi di fare?

“Innanzitutto rimanere me stessa e continuare a lavorare con spirito di servizo, a testa bassa, proseguendo il percorso di coerenza già intrapreso. La decisione di candidarmi a presidente è partita dai corridoi del palazzo di giustizia, dalle colleghe e colleghi che mi conoscono e confidano nel mio operato. Mi auguro di lavorare con una squadra che creda in primis in questi obiettivi: ordinare l’Ordine, niente personalismi, trasparenza e condivisione delle decisioni fondate su criteri di scelta obiettivi – regolamenti-, rispetto delle regole, progetti e soluzioni per gli avvocati”.

Hai stilato un programma? Quali sono le tue priorità?

Non abbiamo inteso redigere il classico programma elettorale. Qualsiasi programma, anche dei miei competitor, avrà sicuramente dei contenuti corretti e più o meno condivisibili. Si è bravi a redigere programmi, ma non altrettanto bravi a rispettarli; provate a leggere i vecchi programmi e ve ne accorgerete; tante promesse non mantenute. Io non voglio fare lo stesso errore”.

“Nelle mie priorità ci sono, ad esempio, laboratori permanenti che diano nuova linfa al lavoro del consiglio, sia nell’ambito dei rapporti con la magistratura che nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Questo, comporterà una necessaria riorganizzazione del COA e del ruolo di ciascun componente. I Consiglieri sono 25. Se ciascuno avrà un compito ben preciso, ne gioverà l’intera Avvocatura. Tutto ciò con la collaborazione delle associazioni forensi”.

“A proposito di associazioni, vorremmo garantire quello che il precedente COA non è riuscito a fare: riqualificazione degli spazi e riorganizzazione di tutti gli uffici al VI° piano per le colleghe e i colleghi, per tutte le associazioni, per il CPO, il CDD e tutti gli organismi ordinistici”.

Non solo attenzione al VI° piano. Seguiremo la questione urgente dell’edilizia giudiziaria. La qualità del servizio personale e i diritti basilari riconosciuti in capo ai lavoratori – come gli avvocati – esigono attenzione alla conciliazione vita-lavoro. Dobbiamo lottare al fine di ottenere l’accorpamento in una sede unica. L’ordine degli avvocati dovrà operare un pressing sulla politica, che ha il compito di decidere. Non possiamo operare in queste condizioni. Non dimentichiamoci come abbiamo lavorato quest’estate, senza aria condizionata e come lavoriamo oggi, entrando da un ingresso improponibile; come si lavora agli uffici del Giudice di Pace, al palazzo di via Nazariantz e nel condominio ospitante il Tribunale dei Minorenni, solo per fare alcuni esempi”.

Meritano tanta attenzione le sedi della provincia soppresse e accorpate che hanno creato ulteriori serie difficoltà agli avvocati non domiciliati in città”.

Per ultimi, ma certamente non per grado d’importanza, i giovani. I neo avvocati devono avere la piena collaborazione e vicinanza del consiglio per gettare le basi di una professione che non è mai semplice, soprattutto agli inizi. Sportelli informativi e supporto per i modelli organizzativi degli studi professionali, compresa l’europrogettazione; faremo tutto il possibile per garantire il supporto necessario”.

Prima hai detto che la tua candidatura è stata suggerita più che cercata…

Sì, dalle colleghe e colleghi che quotidianamente incontro e dal gruppo che ha sempre creduto in me: Ora Legale, la radio degli avvocati baresi.  E’ un’esperienza di ampio respiro che fa uscire gli operatori del diritto dalle aule del Tribunale e li avvicina, con un linguaggio più semplice, al cittadino”.

“Uno dei tanti problemi della nostra professione è culturale; perché il legale smetta di essere paragonato all’azzeccagarbugli manzoniano, è fondamentale comunicare con la gente e noi, con Ora legale, lo facciamo”.

Anche nell’ambito della formazione, ad esempio, quando mi sono resa conto che il nuovo istituto della negoziazione assistita era poco conosciuto, ne ho portato in scena, con altri colleghi che si dilettano nella recitazione, una rappresentazione teatrale simulata, oggi fiore all’occhiello della nostra formazione. Abbiamo avvicinato i colleghi all’uso di tecniche lontane dalla nostra cultura e i cittadini-assistiti alla conoscenza della negoziazione assistita, che suscita ancora non poca diffidenza, soprattutto a causa delle grandi lacune lasciate dal legislatore”.

Ringraziandoti per la disponibilità e in attesa di arrivare alle urne, che messaggio vorresti lanciare ai tuoi elettori?

Non ho mai abbandonato la professione, con tanti sacrifici, ma allo stesso tempo non ho mai smesso di essere moglie e madre. Ora voglio ironizzare e azzardare che la propensione che hanno le donne a gestire più aspetti contemporaneamente, è proprio quello che serve per mettere ordine all’Ordine! Di questo ne ho fatto un piccolo motto”!

Non amo le guerre, ma sono sempre stata ferma sulla mie idee. Mi piego alle avversità ma non mi spezzo, vado avanti per la mia strada con tanta serenità, amore e rispetto per chi la pensa in maniera diversa da me”.

Un leader ascolta tutti, condivide, ma poi deve decidere, assumendosi oneri, senza seguire instabili venti di bandiera. Mi piacerebbe fare le cose con ordine, con la precisione e l’equilibrio che mi contraddistinguono, in trasparenza e condivisione! Agli elettori non resta che operare la scelta”.

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