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Bomba’ Consob, vivendi ha ‘controllo di fatto’ di Tim

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IPOTESI GOLDEN POWER O CONSOLIDAMENTO DEBITO. RICORSO TIM

Per la Consob Vivendi ha il ”controllo di fatto” di Tim. Il pronunciamento apre scenari pesanti per il gruppo francese: dal rafforzamento dell’ipotesi di esercizio della ‘golden power’ da parte del governo su societa’ controllate da Tim al rischio che a Vivendi venga richiesto il consolidamento dell’ingente debito del gruppo italiano delle tlc. Per quanto riguarda Mediaset, Vivendi indichera’ un ”gestore” al quale conferire la quota del Biscione eccedente il 9,9%, quindi quasi il 20%. Tim, che ha ricevuto il provvedimento di Consob sul controllo di fatto di Vivendi, annuncia ricorso.

“Ad esito di una approfondita analisi della normativa in vigore e degli elementi di fatto la Consob ha concluso che la partecipazione di Vivendi in Tim debba essere qualificata come una partecipazione di controllo di fatto” ai sensi dell’art. 2359 del codice civile e dell’art. 93 del Tuf, oltre che della disciplina in materia di operazioni con parti correlate. Lo comunica la Consob, che si è pronunciata oggi sui rapporti che intercorrono tra Vivendi e Tim.

Tra gli elementi citati nel proprio provvedimento da Consob il fatto che “l’influenza dominante rappresenta l’essenza stessa del controllo, il denominatore comune a tutte le ipotesi di controllo che la richiamano”. “Ciò che conta al fine dell’individuazione del soggetto controllante – scrive Consob -non è una particolare situazione formale (la proprietà, ad esempio, di oltre il 50% del capitale ordinario), ma sono le reali posizioni di potere all’interno della società, determinate dal numero di voti che di fatto si possono comunque utilizzare per conseguire l’influenza dominante sulla partecipata attraverso la nomina della maggioranza dei componenti del Consiglio di amministrazione”.

Nell’assemblea del 4 maggio, ricorda Consob, la lista di Vivendi è stata la più votata e ha nominato i 2/3 degli amministratori del Cda di Tim (10 su 15). Analizzando le assemblee di Tim a partire dal 1° luglio 2007, scrive la Commissione nazionale per le società e la Borsa, data di entrata in vigore del voto di lista, “si riscontra che in tutte le assemblee aventi ad oggetto il rinnovo del Consiglio di amministrazione la maggioranza degli amministratori è sempre stata espressa dal socio di maggioranza relativa”. Consob evidenzia che, ad oggi, il capitale di Tim è caratterizzato dalla presenza di un azionista (Vivendi) titolare di una partecipazioni del 23,9% circa, mentre il restante capitale risulta diffuso e polverizzato tra il pubblico. In particolare, non esistono altri soci legati da patti parasociali e l’unico azionista con una partecipazione rilevante è titolare di un partecipazione pari al 3,10%, significativamente inferiore a quella di Vivendi, e non ha presentato alcuna lista, ma ha votato a favore della lista presentata dal Comitato dei gestori di Assogestioni volta alla nomina della minoranza degli amministratori.

“Si ritiene – afferma Consob – che Vivendi avesse dall’inizio la ragionevole certezza di poter disporre di voti sufficienti per nominare la maggioranza dei consiglieri di Tim e, quindi, di poter esercitare il controllo sulla gestione della partecipata. Con l’assemblea del 4 maggio Vivendi ha acquisito tale controllo di fatto in modo relativamente stabile. Infatti, con la nomina della maggioranza degli amministratori Vivendi ha acquisito per un triennio il potere di determinare le decisioni dell’organo amministrativo a cui spetta in esclusiva la gestione ordinaria della società. Ovviamente in astratto sarebbe sempre possibile una revoca di tale CdA, come sempre sarebbe possibile in una società ancora contendibile come sono per definizione le società controllate di fatto e non di diritto, ma data la descritta composizione dell’azionariato, ad oggi, questa ipotesi non risulta ragionevolmente realizzabile”.

Consob cita poi il fatto che, dopo la nomina della maggioranza (2/3) degli amministratori nell’assemblea del 4 maggio, il 27 luglio de Puyfontaine, presidente di Tim nonché amministratore delegato di Vivendi, “ha dichiarato nel corso di un Cda di Tim di esercitare su quest’ultima attività di “direzione e coordinamento”. La Commissione nazionale per le società e la Borsa non ritiene “sia possibile esercitare un’attività di direzione e coordinamento su una società partecipata senza disporre del controllo o del controllo rilevante ai fini del consolidamento di bilancio, a meno che non ci siano accordi contrattuali o clausole statutarie che impongano il coordinamento delle due imprese”.

Consob cita poi alcuni “fatti che costituiscono indici del concreto esercizio del controllo su Tim da parte di Vivendi”. Tre amministratori dei dieci di designazione di Vivendi (sui quindici totali del Cda) ricoprono ruoli dirigenziali di vertice nel gruppo Vivendi. Si fa in particolare riferimento ai consiglieri Arnaud de Puyfontaine, membro del Consiglio di Gestione e Chief Executive Officer di Vivendi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Universal Music France e membro del Consiglio di Sorveglianza di Canal Plus; Hervè Philippe, membro del Consiglio di Gestione e Chief Financial Officer di Vivendi, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Canal Plus e membro del Consiglio di Sorveglianza di Universal Music France; Frèdèric Crépin, componente del Consiglio di Gestione e General Counsel di Vivendi, componente del Consiglio di Sorveglianza di Canal Plus e di Universal Music France. La delibera del Cda del 1° giugno 2017 di attribuzione al consigliere de Puyfontaine della carica di presidente esecutivo di Tim e il conferimento al medesimo di rilevanti deleghe attinenti le linee strategiche del grupp. La ricostituzione, deliberata dal Cda del 1° giugno 2017, del Comitato Strategico, composto da due consiglieri appartenenti al vertice esecutivo di Vivendi (i consiglieri de Puyfontaine e Crépin) e dai consiglieri Recchi, Bernabè e Frigerio. La composizione dei comitati interni al Cda (Comitato Strategico, Comitato per le Nomine e la Remunerazione e Comitato Controllo e Rischi), caratterizzata dalla presenza maggioritaria di consiglieri tratti dalla lista di Vivendi. L’impegno assunto da Vivendi – nell’ambito del procedimento avviato dalla Commissione europea inerente la concentrazione Vivendi-Tim – a cedere le quote detenute da Tim in Persidera Spa, senza un preventivo coinvolgimento del Cda di Tim e dopo che Tim aveva dichiarato nell’ultimo bilancio la strategicità di tale partecipazione. La risoluzione il 24 luglio del rapporto di amministrazione e dirigenziale con l’amministratore delegato Cattaneo, di recente confermato amministratore delegato dopo l’assemblea del 4 maggio, su esclusiva iniziativa del consigliere de Puyfontaine, a seguito di una discussione con Cattaneo avente ad oggetto cambiamenti nel management con il possibile coinvolgimento di Amos Genish (manager del gruppo Vivendi) quale direttore generale con deleghe. La decisione del Cda del 27 luglio di conferire temporaneamente le deleghe precedentemente attribuite a Cattaneo al presidente esecutivo de Puyfontaine, fatta salva l’attribuzione ad interim delle deleghe relative alla funzione Security e alla società Telecom Italia Sparkle Spa al vicepresidente, Giuseppe Recchi. La dichiarazione, da parte del presidente de Puyfontaine, dell’avvio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi su Tim. L’ingresso nel management di Tim di Amos Genish, dirigente del gruppo Vivendi, quale direttore operativo del gruppo Telecom, come comunicato dalla società il 28 luglio. La sottoscrizione da parte del consigliere de Puyfontaine di un dettagliatissimo term sheet con Canal Plus. La circostanza che rilevanti delibere del Cda di Tim in materia organizzativa a partire dal 4 maggio siano state adottate sempre a maggioranza.

Vivendi fa sapere in una nota che “prende atto della posizione espressa da Consob che dichiara un controllo di fatto su Telecom Italia. Vivendi contesta formalmente questa interpretazione e farà ricorso davanti ai tribunali competenti. Il gruppo riafferma di aver sempre rispettato la legge e i regolamenti vigenti”.

Vivendi propone per risolvere il conflitto delle partecipazioni contemporanee in Tim e Mediaset l’istituzione di un “soggetto professionale indipendente” cui intestare un certo numero di azioni di Mediaset: si fara’ in modo che le restanti azioni che detiene nel Biscione le consentano di esercitare di volta in volta un numero di voti inferiore a un decimo del totale dei voti esercitabili in assemblea. Ad oggi la partecipazione saraebbe pari almeno al 19,19% delle azioni di Mediaset in circolazione e al 19,95% dei diritti di voto. E’ quanto si evince dal Piano inviato all’Agcom che ne ha preso atto. Tale soggetto trust, o Gestore, sara’ “autonomo e indipendente” e non dovra’ detenere sia direttamente sia indirettamente azioni con diritto di voto in Vivendi, Telecom e Mediaset e nelle rispettive societa’ controllate, sorelle o controllanti. Non potra’ nemmeno essere partecipato da alcuna societa’ interessata, con una partecipazione superiore al 2% delle azioni con diritto di voto. La sua nomina spetta a Vivendi che lo sta attualmente selezionando. La societa’ francese restera’ il beneficiario della partecipazione trasferita.

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