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La griffe sulla giacca delle persone “rapite da Cristo”

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Leggiamo: “In una società sempre più scristianizzata non abbiamo bisogno di un surplus di etica e di morale, ma di persone rapite da Cristo, qui ed ora, adesso! La moralità nasce da questo sguardo fisso alla Persona di Cristo, non dai patentini di ortodossia che troppo spesso ci lanciano contro l’un l’altro. Solo dentro una compagnia che tende al Vero, allora, è possibile che accada il miracolo del riconoscimento che un Altro ci ha fatto, che la vita non ce la siamo data noi, che la vita non si può interrompere quando si vuole, che il dolore e la sofferenza non sono vane… “.

Queste ultime parole, poi, non vedo che cosa abbiano a che fare con la Persona di Cristo. “La vita non ce la siamo data noi”. E allora? Che significa? E dove sta scritto che in circostanze particolari la vita non può essere interrotta? Gesù, in qualche modo interruppe la sua vita. Si può interrompere, la vita, sacrificandola per gli amici: “Nessuno ha un amore più grande di questo: rimetterci la vita per i suoi amici” (Gv  15,13). Alcuni santi l’hanno abbreviata, la loro esistenza, a furia di sacrifici inutili, digiuni e tormenti altrettanto inutili. Non si vede perché non potremmo interrompere la vita qualora diventi insopportabile e senza speranza. “Il dolore e la sofferenza non sono vane”. Sempre? E dove sta scritto?

Carmelo Dini

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