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Conferenza finale del progetto Life+TEN – Trentino Ecological Network

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Presentati i principali risultati del Progetto

Presso l’Aula Grande della Fondazione Bruno Kessler (FBK), a Trento, venerdì scorso sono stati presentati i principali risultati emersi dal progetto europeo Life+TEN (Trentino Ecological Network – a focal point for a Pan-Alpine Ecological Network). Avviato a luglio 2012, è stato coordinato dal Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia autonoma di Trento in partenariato con il Museo delle Scienze di Trento (MUSE).

Durante la mattinata lo spazio è stato dedicato agli interventi tecnici che hanno illustrato i principali risultati raggiunti dal progetto, mentre nel pomeriggio è stata la volta di cinque tavoli di discussione incentrati su alcune rilevanti tematiche: Il gambero di fiume (coordinato da Cristina Bruno); Le piante alloctone invasive (Alessio Bertolli); Prati tra l’abbandono e intensivizzazione (Lucio Sottovia); Connettività ecologica della Val d’Adige (Serena d’Ambrogio e Paolo Pedrini); La gestione sostenibile della mobilità nelle aree protette (Alessandro Bazzanella).

Presso l’Aula Grande della Fondazione Bruno Kessler (FBK), a Trento, venerdì scorso sono stati presentati i principali risultati emersi dal progetto europeo Life+TEN (Trentino Ecological Network – a focal point for a Pan-Alpine Ecological Network). Avviato a luglio 2012, è stato coordinato dal Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia autonoma di Trento in partenariato con il Museo delle Scienze di Trento (MUSE). Durante la mattinata lo spazio è stato dedicato agli interventi tecnici che hanno illustrato i principali risultati raggiunti dal progetto, mentre nel pomeriggio è stata la volta di cinque tavoli di discussione incentrati su alcune rilevanti tematiche: Il gambero di fiume (coordinato da Cristina Bruno); Le piante alloctone invasive (Alessio Bertolli); Prati tra l’abbandono e intensivizzazione (Lucio Sottovia); Connettività ecologica della Val d’Adige (Serena d’Ambrogio e Paolo Pedrini); La gestione sostenibile della mobilità nelle aree protette (Alessandro Bazzanella).

Un’affluenza sopra ogni aspettativa ha segnato il convegno finale del progetto Life+TEN, tanto che una parte di uditori ha seguito i lavori in videoconferenza, in un’aula del Santa Chiara. A coordinare gli interventi Romano Masè, dirigente del Dipartimento Territorio, Agricoltura, Ambiente e Foreste, che ha delineato il positivo quadro di questi cinque anni di Progetto nel corso dei quali sono stati fatti notevoli passi in avanti sul fronte della conservazione delle risorse naturali e della qualità della vita di chi risiede nei territori di Rete Natura 2000. Life+TEN, infatti – come ha sottolineato Angelo Salsi, “il padre di tutti i progetti Life cresciuti in Trentino” – è un progetto integrato di Life, uno strumento strutturale che funge da catalizzatore: in Trentino sono ben 88 le realtà comunali coinvolte, a cui si aggiungono i tanti soggetti di ricerca (Fondazione Museo civico di Rovereto, FEM, le aree protette del Trentino, i parchi naturali provinciali Adamello Brenta e Paneveggio-Pale di San Martino, oltre al Parco Nazionale dello Stelvio Trentino e i Servizio provinciali), Università, associazioni e singoli cittadini, arrivando a interessare in rete anche la Provincia autonoma di Bolzano e le limitrofe regioni di Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Tutto ciò grazie alla nuova strategia di gestione di Rete Natura 2000 – ha dichiarato Claudio Ferrari, dirigente provinciale del Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette oltreché una delle anime del Progetto. La partecipazione di comunità locali e portatori di interesse, ha sottolineato Ferrari, è stato lo strumento chiave per la realizzazione di tutti i processi e le azioni del Life+TEN (attualmente 39 azioni), «strutturate con l’obiettivo di conoscere il territorio e il suo stato ecologico per pianificare azioni di conservazione e sviluppo; pianificare tramite l’individuazione degli ambiti territoriali omogenei per facilitare la gestione delle aree protette presenti sul territorio; partecipare per programmare gli interventi di tutela attiva e ripristino della connettività per la Rete Natura 2000, coinvolgendo diversi attori del territorio; integrare le politiche della conservazione della natura con quelle dello sviluppo socio economico sostenibile tramite un nuovo e più efficace modello di gestione rappresentato dalle Reti di riserve; sperimentare per conservare specie e habitat di interesse comunitario attraverso azioni “modello” valorizzando il territorio; monitorare il risultato delle azioni per verificarne il successo o modificarne il processo; informare e divulgare le informazioni relative al progetto per massimizzare il coinvolgimento di abitanti, fruitori, operatori».

La presentazione dei principali risultati raggiunti nell’ambito delle azioni preparatorie e dimostrative del progetto e quindi quelle messe in atto dalle Reti di Riserve del Trentino per la conservazione di habitat e specie sono state poi oggetto dell’accurato intervento di Paolo Pedrini. coordinatore del progetto per conto del Muse, che ha mostrato come tali azioni siano state un utile laboratorio di esperienze dimostrative per affrontare diverse problematiche con l’avvallo anche del mondo agro-silvo-pastorale e di realtà diversamente legate all’ambiente montano come quella turistica o del settore energetico. Ma non basta incrementare le conoscenze, monitorare lo stato di salute delle specie e degli habitat, occorre condividere e mettere in rete le informazioni: questo è l’obiettivo del futuro. L’accessibilità della banca dati verso un sistema di open source (WebGIS, portale di visualizzazione e scaricamento) permette infatti adeguati aggiornamenti e verifiche dello stato di conservazione delle specie e loro habitat. Ecco dunque l’Inventario generale delle azioni di tutela per la gestione di Rete Natura 2000, «non un elaborato teorico» – come ha sottolineato Elena Guella del Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette nel suo intervento – bensì un programma di attività/azioni (molte delle quali georeferenziate) per la tutela attiva e la ricostruzione della connettività ecologica». Una importante raccolta dati perché, coinvolgendo chi abita nel territorio stesso, consente di adeguare le azioni alle esigenze e priorità del territorio, al fine di stringere sempre nuove alleanze mirate alla conservazione del Bene Natura.

La partecipazione è infatti la chiave di volta del progetto – ha affermato convinto Michele Lanzinger, – concetto che ha fatto da filo conduttore all’intera mattinata. Il progetto Life+TEN è stato infatti la base di partenza per la costituzione di un movimento partecipativo con al centro la qualità ambientale, la cura del paesaggio e l’attenzione alla biodiversità, Questo «non è più uno slogan, ma un vero programma». Lanzinger ha parlato quindi di citizen science, un modo multidimensionale di guardare ai processi partecipativi: «la scienza non è più su un piedistallo, perché la biodiversità partecipata è anche attivismo, partecipazione e assunzione di responsabilità sul fronte del fare, del progettare: è costruzione collettiva di una conoscenza del territorio».

La valutazione della ricaduta socio-economico a seguito dell’istituzione delle Reti di Riserve è stato l’oggetto dell’intervento del professor Umberto Martini, Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, per il quale «scienza e socio-economia non sono più aspetti che devono essere considerati divisi».

Analogamente – ha detto in chiusura di mattinata l’assessore alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi – «bisogna superare la vecchia dicotomia tra sviluppo e ambiente. Occorre lavorare su fiducie reciproche, così come ha fatto Rete Natura 2000, e creare nuove alleanze che tengano conto della biodiversità e dell’uomo che vi abita, perché l’uomo fa parte del paesaggio e ne consente la conservazione. Life+TEN – ha concluso l’assessore, – ha operato proprio sulla consapevolezza di questo territorio. È stato dunque superato l’atteggiamento di diffidenza e di privazione che aveva contraddistinto l’istituzione dei Parchi e delle Riserve naturali nel primo PUP del 1967, quando il territorio protetto significava “impedimento”: oggi, grazie anche a Life+TEN, si è ormai compreso che la costituzione di nuove Reti di Riserve è occasione di sviluppo e un impegno imprescindibile per il futuro».

Il progetto Life+TEN

Il progetto europeo Life+TEN (costo complessivo 1.728.522 euro, con un cofinanziamento europeo del 49,87%) nasce con l’obiettivo di sviluppare un nuovo modello per la gestione a medio e lungo termine per i siti di Rete Natura 2000 del Trentino, lo strumento principale della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità (rete ecologica diffusa sul territorio dell’Unione, istituita ai sensi delle Direttive 92/43/CEE “Habitat” e 2009/147/CE “Uccelli” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari). Data la natura articolata e complessa dei siti di Rete Natura 2000, distribuiti su un ampio territorio e inseriti in un paesaggio modellato dalle attività umane e spesso in stretta relazione ecologica con queste, il modello di gestione proposto da Life+TEN si basa su tre principi fondamentali: integrazione, responsabilizzazione e partecipazione.

Secondo la strategia TEN, per essere efficace la tutela proposta dal modello Natura 2000 deve essere integrata nel processo di sviluppo del territorio, diventarne una priorità non solo per quanto riguarda la tutela e la conservazione, ma anche come opportunità di sviluppo sociale ed economico. Rispetto a un modello di gestione centralizzata, Life+TEN propone quindi di delegare la tutela dei siti Natura 2000 alle istituzioni presenti sul territorio che, coordinandosi e partecipando alla gestione sapranno meglio individuare le necessità e le strategie più adatte alla conservazione della propria natura e cogliere le opportunità di sviluppo che la tutela di questa offre in un territorio come quello trentino.

Ulteriori informazioni sul progetto qui:

http://www.lifeten.tn.it/

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