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Niente trucchi da quattro soldi

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di Federico Sarica

Fra gli espertissimi di marketing, in campo editoriale, è tutto un parlare di nuove generazioni che non leggono più, o comunque non a pagamento e per non più di diciotto secondi, e vogliono solo gallery social da sfogliare; di prodotti editoriali da pensare avendo in testa esclusivamente il fine di costruire trappole per far capitare utenti (casuali o meno, dicono, non è importante, basta siano tanti, tantissimi) sulle pagine dei propri siti, che tanto la gente non ha più tempo, ha voglia solo di distrarsi e di cercare tutto velocemente su Google, perciò, mi raccomando, facciamo il titolo che sembri una ricerca veloce di Google, così cliccano e ci cascano. Sostengono, col fare di chi la sa lunga, che il vero tesoro stia lì, nei numeri, gonfiati dal caso e dai trucchetti, dei visitatori dei nostri siti. Prendiamo questi bei sacchettoni gonfi di utenti unici, li portiamo sui tavoli delle aziende e ci facciamo comprare la pubblicità, sperando che nessuno li apra e guardi dentro. Abbiamo finito per crederci anche noi che facciamo questo lavoro: i redattori di questo magazine potranno testimoniare quanto tempo passiamo a ragionare su tutto ciò: “Funzionerà? Non funzionerà? Lo cercheranno così su Google o dobbiamo mettere un titolo più furbo? Come lo lanciamo su Facebook?”. Insomma, chi ti legge e perché non è più molto rilevante, sostengono gli espertissimi.

Ci permettete di sollevare qualche perplessità? Non per spirito nostalgico o per credo luddista, anzi, proprio perché passiamo gran parte del nostro tempo felicemente incollati agli schermi dei nostri smartphone, il dubbio che ci assale, magari mentre prepariamo l’ennesima trappola per l’utente distratto, è che forse fare i furbi, alla lunga, non paghi. Che forse fingere di fare bene le cose, specie per un settore in difficoltà come il nostro, non è proprio la più matura o la più intelligente delle risposte possibili. E te ne accorgi quando decidi, come abbiamo fatto sul numero di Studio che esce domani, di mandare un fine scrittore come Michele Masneri con un fotografo per un giorno a casa di un’icona vivente come Bret Easton Ellis e vedi con cosa tornano indietro. Continua a essere questo il vero tesoro che abbiamo: la bellezza e la potenza delle storie che possiamo raccontare. Poi sta a noi prendere quella storia e non limitarci a impaginarla sul giornale, ma trovare il modo di farla andare in giro, di declinarla su una serie di piattaforme, di farla anche diventare una gallery, perché no. Ma poi, su quella gallery, l’utente ci clicca perché è una gallery o perché è una gallery su Ellis con dentro cose che non ha mai visto o letto prima? Secondo noi la seconda. Vallo a spiegare agli espertissimi di marketing.

rivistastudio.com/

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