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Italia povera

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In Italia la situazione socio/economica è ancora complessa. E’ inutile nasconderci dietro il dito affermando che la ripresa ci sarà. Ma quando? Ora non c’è e questo ci basta per renderci particolarmente vigili. Già dal 2011, l’ISTAT ha stabilito lo standard di “povertà” nel Bel Paese. La linea di confine è, ancora, Euro 1011,33 mensili per un nucleo famigliare di tre persone. Chi scende sotto la “soglia” è “povero”.

Secondo dati recenti, da noi ci sono più di due milioni di persone che non riescono a coniugare il pranzo con la cena. Sempre più difficile pagare affitto ed utenze. Di continuo più arduo tirare avanti giorno per giorno. Gli sfratti per morosità incalzano e c’è chi non riesce neppure più a far fronte all’ordinaria amministrazione.

Tutto il resto c’interessa relativamente. Per sopravvivere, ci si è dimenticati della dignità di una vita spesa per il lavoro e ora condizionata da un tenore previdenziale insufficiente. Di risparmiare neppure se ne parla. Intanto le notizie su i “disonesti”s’intensificano e agli onesti, che sono la maggioranza, non rimane che subire; senza poter reagire. Essere in area Euro, ora, non ci agevola. Per la verità, il potere d’acquisto reale di 1 Euro non è più equiparabile al tasso di conversione iniziale Lira/Euro.

Oggi, un Euro non corrisponde più a Lit.1.936,27. Insomma, oltre la crisi, i prezzi il minuto sono in sostanza raddoppiati dai tempi della lira. Gli stipendi e le pensioni, invece, no. Sanare la spesa pubblica, senza migliorare l’economia degli italiani, non potrà risolvere i mali della Penisola. I palliativi non saranno capaci di definire la nostra precarietà.

Accanto al rigore, è indispensabile trovare un’altra via per uscire dalla palude. Le polemiche, che sanno sempre più di campagna elettorale precoce, sono stucchevoli e i nostri politici dovrebbero vergognarsene. Migliorare le condizioni di vita degli italiani non è impresa impossibile. Non è solo un problema d’oggettiva necessità, ma anche di vitale importanza per non impoverirci maggiormente.

Se la prossima Legislatura, dovesse riprendere i temi dell’attuale, ci sentiremmo presi in giro. Ecco perché, prima del voto, modificato nei numeri e nelle finalità, gradiremmo conoscere le strategie di chi chiede fiducia. Avviliti dalle manifestazioni di facciata, attendiamo eventi esplicativi. Se la “musica” non dovesse cambiare, il futuro Esecutivo avrebbe, da subito, vita complicata.

Ciò comporterebbe una conseguente implosione della situazione economica nazionale che oggi ha reso “poveri” troppi d’italiani.

Giorgio Brignola

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