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Perché i dazi di Trump contro il Canada fanno arrabbiare Theresa May

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L’annunciata stretta su Bombardier mette a rischio 4.000 posti di lavoro nell’Irlanda del Nord

Perché i dazi di Trump contro il Canada fanno arrabbiare Theresa May

Theresa May sperava che la Brexit​ avrebbe rafforzato la relazione privilegiata del Regno Unito con lo storico alleato statunitense. ‘Britain First’ il motto dell’Albione che divorzia da Bruxelles. ‘America First’, quello del nuovo presidente degli Stati Uniti. Quando si parla di protezionismo, però, dalla comunione di intenti non risulta un’accresciuta sintonia, tutt’altro. Anzi, a Londra e a Washington spirano già venti di guerra commerciale.

Il casus belli è una sentenza del dipartimento di Giustizia che dà ragione al campione nazionale Boeing in una disputa contro la canadese Bombardier, accusata di concorrenza sleale, in quanto venderebbe sotto costo i propri aeromobili sul mercato Usa grazie ai ricchi sussidi incassati in patria. Gli Usa hanno annunciato quindi l’imposizione di dazi doganali del 220% per ogni velivolo di linea Bombardier C Series esportato in Usa. Una decisione che avrebbe un impatto assai pesante sul fatturato di Bombardier e metterebbe quindi a rischio ben 4 mila posti di lavori in Irlanda del Nord, dove il costruttore nordamericano ha un importante polo manifatturiero. May, solitamente riluttante nel criticare Trump, si è detta “amaramente delusa” e ha promesso di lavorare con la compagnia per salvaguardare gli operai, mille dei quali sono impegnati proprio nella costruzione dei C Series, in un impianto di Belfast.

“In serio pericolo” i contratti inglesi di Boeing

Il ruolo del poliziotto cattivo è invece toccato al ministro della Difesa, Michael Fallon, il quale ha avvertito che, se Washington confermerà le misure, Boeing potrà sognarsi i suoi ricchi contratti con l’aeronautica militare britannica (che comprendono, tra le altre, una fornitura di elicotteri Apache e una commessa per nuovi aerei da pattuglia da fornire in dotazione alla guardia costiera). “Questo non è il genere di comportamento che ci aspettiamo da un partner di lungo periodo”, ha tuonato Fallon, “questo non è il comportamento che ci aspettiamo da Boeing e potrebbe mettere in serio pericolo i nostri futuri rapporti con Boeing”. La minaccia di rappresaglie analoghe è stata sollevata dal governo canadese.

Per May si tratta inoltre di un notevole danno alla propria credibilità politica, già danneggiata dalla confusa trattativa con Bruxelles sulla Brexit e dall’accordo commerciale sfumato con il Giappone. La premier un mese fa si era infatti impegnata in prima persona per chiedere a Trump di bloccare la pratica contro Bombardier al dipartimento di Giustizia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È il protezionismo, bellezza.

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