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Rsu nelle singole istituzioni scolastiche: no, grazie!

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E’ tempo in cui le RSU vengano abrogate nella Scuola!

Sono trascorsi 17 anni da quando ha preso l’avvio l’esperienza delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nella scuola,  tra lo scetticismo e la diffidenza di tanti.

Nel pubblico impiego le prime elezioni RSU si sono svolte il 22, 23 e 24 novembre 1998. Nella scuola si votò per la prima volta dal 13 al 16 dicembre 2000.

E’ indubbio che in taluni luoghi di lavoro, la grande industria, ad esempio, le RSU hanno svolto (e svolgono) un ruolo importante per la democrazia dei diritti  nei rapporti tra  lavoratori e datore di lavoro, non essendo previsti organismi misti al di sopra delle parti (rappresentati dei consumatori, rappresentati dei fruitori dei prodotti di lavorazione, lavoratori , personale amministrativo, ecc., tutti insieme con poteri deliberanti sulla organizzazione del lavoro e collocazione delle risorse economiche e professionali).

Passati gli anni delle spinte demagogiche acchè il modello industriale fosse ideologicamente esportato anche nel Pubblico impiego, agganciandolo nientepocodimeno che alla stessa rappresentanza sindacale nazionale, crediamo che sia arrivato il momento di una buona riflessione sulla loro presenza  nella scuola.

La scuola è un comparto atipico che gode di una sua specificità: di sicuro brilla per la sua consolidata democrazia interna presente  sin dal lontano 1974, con il prorompere dei Decreti Delegati.

I decreti delegati del ’74, raccolti nel successivo  T.U. sulle leggi scolastiche (D.L.vo 16.04.1994, n. 297 (in G.U. n. 11519.05.94), rappresentano lo spartiacque con il passato di gentiliana memoria: la scuola passa da una struttura gestionale rigidamente verticale ad una gestione orizzontale e fortemente democratica; il microcosmo Scuola diventa un vero laboratorio di democrazia partecipata in cui la società civile è presente al suo interno con l’obiettivo comune di formare le nuove generazioni alla cittadinanza attiva,   per una  scuola di tutti e di ciascuno..

Con i Consigli di classe , di interclasse e intersezione le aule si aprono ai genitori e ai rappresentanti degli alunni; Il Collegio dei docenti sovraintende alla progettazione educativa e organizzativa  che tiene conto del contesto extrascolastico. Prorompe il Consiglio di Circolo e di istituto, con poteri deliberanti in materia di spesa, di indirizzo e della stessa organizzazione, formato da docenti, personale ATA, rappresentati degli alunni, genitori, tutti elettivi, insieme con pari dignità;  presieduto da un genitore a tutela della effettiva partecipazione di questi ultimi.

Non è dato conoscere ambienti di lavoro con siffatta capillare e strutturata democrazia interna sostanziale.

Un ambiente di lavoro eccezionale, unico oseremmo dire, pregnante di democrazia interna.

Inoltre: la presenza  dei  Consigli Scolastici Distrettuali, dei Consigli Scolastici Provinciali e del Consiglio Nazionale della P.I., con membri elettivi  rappresentativi  dell’intera comunità socio-economica territoriale e  nazionale); con poteri deliberanti..

Poi è arrivata la cosiddetta “Rappresentatività sindacale” determinata dai voti espressi per la elezione delle RSU ed iscritti. Quindi  la forzata introduzione delle RSU a scuola con l’accordo Quadro del 1998 e le prime elezioni del 2000.

Immancabili , in questi anni tra il silenzio di tanti,  i conflitti di competenza tra le RSU e gli Organi Collegiali.

Contrattazioni estenuanti lunghe e incentrate quasi esclusivamente sulla gestione del FIS; fondo che attualmente riesce a malapena ad incentivare scarsamente  le figure strutturali della scuola: figure sensibili, responsabili di plesso e collaboratori del DS.

Con il dimensionamento delle reti scolastiche, sia in orizzontale che in verticale, le  scuole sono diventate grandi aggregati sempre piu’ difficili da gestire sul piano della didattica, della organizzazione del lavoro e della conflittualità interna, spesso alimentata artificiosamente dalle competenze replicanti delle RSU per creare spazi di intervento sindacale in un contesto  a vocazione collegiale e di palese democrazia decentrata.

In uno scenario  di complessità gestionale e di grandi responsabilità direzionali, ci si ritrova a presenziare estenuanti e continui confronti sindacali  , per spostare qualche briciola economica ‘clientelare’da una parte all’altra del personale . Con tanto di ‘benedizione’ per l’efficienza e l’efficacia dell’azione di governo della scuola, considerato che l’individuazione delle figure che accedono al FIS è di competenza del Collegio docenti.

le RSU, quasi sempre ‘raccolte’ all’ultimo minuto in occasione delle elezioni, hanno contribuito  questi anni  ad appesantire irragionevolmente  il clima delle scuole in un momento di profonde trasformazioni;  hanno aumentato la confusione delle competenze nei vari Organi Collegiali;  hanno spessissimo contrastato qualsiasi tentativo di valutazione del merito nell’operato dei dipendenti, prima con contratti a pioggia e successivamente con pretese  di intervento su deliberati del Collegio e/o prerogative del Dirigente  (vedi recentemente  “Bonus premiale”);   hanno costretto in modo innaturale il Dirigente scolastico a diventare controparte dei dipendenti, con i quali dovrebbe invece collaborare a costruire e migliorare la comunità scolastica, trovandosi invece di fronte organismi che di solito antepongono presunti “diritti dei lavoratori”a quelli degli alunni, delle famiglie e, paradossalmente, degli stessi docenti. Per finire poi a litigare con  estenuanti perdita di tempo sulla briciole del Fondo dell’Istituzione Scolastica !!

Conseguenza: aumento esponenziale di conflittualità e contenzioso, accavallamento e confusione di competenze negli OO.CC., ostacolo all’efficienza e all’efficacia dell’azione  di governo dell’istituzione scolastica.

Non vorremmo riportare alla memoria Brunetta o la stessa Aprea che nel merito sono stati lungimiranti con la proposta, anni addietro, del  trasferimento della contrattazione a livello regionale, unitamente ad un vero decentramento rispettoso delle autonomie scolastiche, ben consapevoli delle dinamiche relazionali di cui sopra.

E’ il momento di cambiare pagina; è il momento di mettere alla porta della democrazia interna alle  istituzioni scolastiche ideologie confusionarie e irragionevolmente (mal)replicanti  i poteri  degli Organi Collegiali.

E’ in scadenza il triennio del rinnovo delle RSU nella scuola; è inderogabilmente necessario superare le RSU nelle singole Istituzioni scolastiche per le motivazioni anzidette;  non certamente, è utile sottolineare,  per una sorta di ‘pregiudiziale’ nei loro confronti.

E’ tempo perché le RSU vengano abrogate nella Scuola.

I Dirigenti Scolastici della Cisal Scuola , per le motivazioni anzidette   e responsabilmente , in un contesto in cui spesso la demagogia o retaggi  dei vecchi conflitti di classe di qualche secolo addietro impongono un silenzio forzato,    con  un proprio documento politico-sindacale, hanno chiesto  di bloccare la proceduta per il rinnovo delle RSU. All’uopo, se necessario perché ritenute funzionali ai meccanismi del calcolo della  rappresentatività sindacale, propongono di creare RSU  elettive a livello Regionale  adatte sia al meccanismo di calcolo della rappresentatività sindacale  sia   per delineare indirizzi generali di politica sindacale  periferica, senza interferire sulla democrazia interna delle scuole e delle stesse competenze degli OO.CC.

 Vincenzo SERVEDIO

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