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Alla Fondazione Petruzzelli di Bari c’è anche il jazz

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di Pierfranco Moliterni

..non solo musica lirica, non solo melodramma dunque nella programmazione sinfonica 2017  del Petruzzelli. L’ultimo concerto dei primi di ottobre, in ordine di tempo, presentava due composizioni novecentesche dettate dal Concerto per quattro sassofoni di Philip Glass e Jazzical di Bob Mintzer, bellamente eseguite da un formidabile ensemble, il Signum Saxophone Quartet, giovani di bell’aspetto e bella grinta musicale cresciuti tra Vienna, Colonia e Amsterdam, e ora residenti a Rotterdam. Un sax soprano, un sax alto, un sax tenore e un sax baritono formano e abbracciano tutte le possibili gamme foniche che appartengono, si badi bene, non solo all’ambito jazz ma anche a quello ‘colto’, e infatti grandi compositori come Bizet, Lalo, Berlioz, Britten e Ravel (nel suo famoso Bolero)  hanno impiegato il sax in alcune loro composizioni, allargando quindi il suo utilizzo, ampiamente. A Bari questi quattro giovanotti (Kemperle-Nestler-Luzar e l’italiano Bellarosa), pieni di sacro furore e grinta da vendere, hanno incantato il pubblico presente che non si è affatto pentito di aver pagato il dovuto biglietto d’ingresso, anche se abbiamo ancora una volta notato l’assenza dei giovani che frequentano, come iscritti, il Conservatorio barese. E specialmente, e paradossalmente, non c’erano gli studenti proprio della classe di sassofono che invece, a nostro parere, avrebbero dovuto star seduti in prima fila per carpire, de visu, i segreti tecnico-interpretativi di questi formidabili sassofonisti, giovani come loro. Macchè! Niente da fare… e molto quindi ci sarebbe ancora da fare, da operare, da sensibilizzare perchè la programmazione sinfonica della Fondazione (ente pubblico per antonomasia, gestito e vivo grazie ai fondi dello stato e degli enti locali) si radichi sul territorio, come si usa dire, e in specie sul territorio scolastico a partire dagli istituti pubblici della formazione musicale. Forse l’egregio Sovrintendente Biscardi dovrebbe accollarsi anche questo compito, magari cercando la collaborazione di sagaci esperti  (presenti nella Università di Bari) pronti a scuotere il sonnacchioso ambiente dei Conservatori di musica pugliesi e interagire con essi in vista del delicato problema della formazione/ricambio del nuovo pubblico. Nuovo ma qualificato? Lasciamo aperto il punto di domanda, per i posteri ovviamente.

Il programma del concerto si sublimava, infine, con le famose Variazioni sul Corale di S. Antonio (su un tema di Haydn) di Brahms, un capolavoro assoluto che mette a dura prova interpretativa il direttore d’orchestra di turno (qui il m° Giampaolo Pretto) e gli strumentisti. Sua la discreta lettura (non interpretazione… che è un’altra cosa) come discreta, nella piena sufficienza, ci è parsa ancora una volta, la giovane orchestra della Fondazione Petruzzelli.  Giovane, lo sottolineiamo, che abbisogna dei suoi tempi per crescere, crescere, crescere… Come fanno appunto i giovani di belle speranze.

Pierfranco Moliterni             

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