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Parlare di UFO in maniera scientifica: Convegno CISU a Torino

Scienza&Tecnologia

Si è tenuto a Torino il trentacinquesimo convegno annuale del Centro Italiano Studi Ufologici.

L’organizzazione, non a scopo di lucro, è da anni punto di riferimento per tutta la comunità, scientifica e di semplici appassionati curiosi, ha deciso di affrontare con metodi scientifico la fenomenologia che esiste, resiste e persiste all’ interno della cultura popolare.

In un sottobosco della rete colmo di fake news, pseudoscienza e generalizzazioni costruite ad hoc si è resa necessaria, negli anni, la costituzione di un organismo di indagine privato che facesse da contraltare ad una maggioranza rumorosa di sedicenti esperti di UFO che, a partire da tesi non falsificabili, ha costruito un universo di teorie che, essendo i presupposti non smentibili, si sostengono da sé su pilastri di assiomi che non possono essere messi in discussione. E questo non è metodo scientifico, con buona pace per Galileo.

La scienza, infatti, si basa sul proporre dei modelli che spieghino determinati fenomeni, supportandoli con evidenze sperimentali. Il modello ritenuto scientificamente valido viene adottato da tutti finché un modello ulteriore, anch’esso esso supportato da prove, non lo sostituisce divenendo lo standard di riferimento.

Un momento del Convegno CISU a Torino

La scienza, quindi, va intesa non come un bagaglio di nozioni acquisite, ma come un modo di ragionare.
E questo è il vero e semplice assioma di su cui si poggia il CISU.

Il centro ha un cugino oltralpe di tutto rispetto: si tratta del governativo GEIPAN, il cui direttore Xavier Passot, recentemente ritiratosi dopo un’onorata carriera, ha tenuto uno dei numerosi interventi di spicco della giornata.

Il Centre National d’études spatiales (CNES) (acronimo per “Centro Nazionale di Studi Spaziali”) è l’agenzia governativa francese che si occupa delle attività spaziali. È una società pubblica a carattere industriale e commerciale. La sede principale si trova nel centro di Parigi. Questa versione francese della NASA ha al suo interno il GEIPAN (Groupe d’Études et d’Informations sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés), conosciuto anche come GEPAN (1977-1988) e SEPRA (1988-2004): si tratta di una unità del CNES il cui scopo è investigare fenomeni aerospaziali non identificati (anche noti come UAP -unidentified aerospace phenomena) e rendere le scoperte disponibili al pubblico.

Lo scopo del gruppo, quindi, è di investigare in maniera scientifica tutta quella fenomenologia aerea che non può essere ricondotta, inizialmente, ad alcunché di conosciuto e che quindi potrebbe essere potenzialmente pericolosa per le normali attività che si svolgono nello spazio aereo francese.
Lo scopo dell’ufologia, quella che viene fatta con metodo, è proprio questo: portare ordine nel caos dell’informazione parziale o della disinformazione, utilizzando differenti approcci scientifici che abbracciano svariate discipline, dall’ astronomia alla fisica, dalla chimica alla psicologia.
Il fattore umano, afferma Passot, è di fondamentale importanza: ecco che filmati amatoriali mostrati al convegno in cui cineoperatori improvvisati urlano di meraviglia per quello che stanno filmando in cielo, possono essere facilmente ricondotti a riprese di lanterne cinesi.Anche la testimonianza più sincera e cristallina può nascondere delle incongruenze.

Facciamo qualche esempio.
Un osservatore a terra vede un oggetto luminoso che percorre un certo tratto di cielo con una certa velocità apparente: la distanza dell’oggetto dall’osservatore influenzerà enormemente la stima della velocità assoluta, mentre la velocità relativa, appunto perché apparente, sembrerà immutabile al variare dell’altezza.
Il nostro osservatore sdraiato a terra potrebbe vedere una lanterna cinese che viaggia a 32 km orari ad un’altezza di 200 metri; oppure un aereo di linea con velocità di 600 km orari a 10000 metri di quota; addirittura la stazione spaziale internazionale che ruota intorno al pianeta a 24000 km orari in orbita a 400 km dal suolo.
Tutti gli oggetti sopra descritti, visti da terra, percorrerebbero lo stesso tratto di cielo nello stesso intervallo di tempo.
Il lavoro dell’ufologo serio, quindi, comprende anche l’attenta analisi del testimone in maniera tale da separare dal racconto i fatti oggettivi da tutto ciò che è l’interpretazione soggettiva dell’intervistato, ritrovando il fatto reale e ripulendolo da tutte le perturbazioni.
Il tutto con una buona base di metodo scientifico.

In fisica si osserva un fenomeno e si cerca di stabilire un’espressione matematica che ne descriva il comportamento e che, soprattutto, lo possa prevedere.
Se metto una goccia di acqua sul dorso della mano e ne osservo il comportamento mi aspetto che prima o poi si muova con una direzione che è governata da una serie di fattori: peluria, imperfezioni dell’epidermide, live inclinazione della mano in una certa direzione. La goccia tenderà quindi ad avere un certo comportamento cadendo, per esempio, nella direzione in cui la mano è inclinata.
Se effettuo l’esperimento 100 volte mi aspetto che nella maggior parte dei casi il comportamento si ripeta seguendo una tendenza.

Lo scienziato inaffidabile eliminerebbe dall’eventuale grafico i dati delle cadute anomale per abbellire i suoi dati.
L’ufologo non serio si concentrerebbe solo sulle cadute anomale, non considerando la tendenza costruendo una serie di affermazioni non smentibili a sostegno del suo disegno.
Lo scienziato/ufologo, con una preparazione d’analisi seria, è in grado statisticamente di valutare se le cadute anomale ricadano all’interno di un errore tollerabile o meno, non escludendo nulla a priori.
In linea di massima è questo comportamento che divide il contesto dell’indagine ufologica attuale: ci sono studiosi che cercano di risolvere l’enigma in modo razionale, mentre altri ne abbracciano semplicemente il mistero e lo coltivano per fini che vanno al di là della semplice curiosità d’indagine.

Il convegno grazie alla partecipazione del Prof. Marco Ciardi dell’Università degli Studi di Bologna, docente di storia della scienza, e grazie agli interventi di Gian Paolo Grassino, Edoardo Russo, Paolo Toselli e Giuseppe Stilo, questi ultimi tutti membri del CISU, ha anche delineato la netta demarcazione tra il fenomeno UFO (inteso come qualcosa di tangibile, analizzabile statisticamente e in alcuni casi misurabile, riconducibile spesso a fenomeni naturali o oggetti artificiali o, in ultima analisi, a eventi che testimoni o analisti non hanno saputo spiegare) e il mito UFO (inteso come l’insieme delle idee, delle immagini e delle credenze diffuse da mass media, circa gli UFO e la presenza di extraterrestri sulla Terra) dimostratosi essere ben radicato nella cultura popolare ben prima del 24 giugno 1947: un giorno che viene considerato come fatidico per l’ufologia perché da allora si iniziò a parlare di UFO su larga scala.

All’ inizio degli anni settanta il fisico britannico Peter Sturrock iniziò ad interessarsi di ufologia. Dopo uno scetticismo iniziale piuttosto radicato arrivò ad affermare:
“Se qualcuno vi dice di sapere cosa sono gli UFO, non credetegli: è pazzo o è in malafede”.

Il fenomeno quindi esiste, inteso nel suo significato più semplice, come presenza di eventi, aerei e non, che non riescono ad essere inizialmente ricondotti a nulla di spiegabile: si tratta solo di analizzare il tutto in maniera razionale e senza troppi preconcetti per dare una spiegazione.

Molti casi verranno quindi spiegati, una piccola parte rimane senza soluzione.

fonte:  http://www.gravita-zero.it/


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