“Il nuovo film di Walter Hill, un thriller sulla vendetta”

Lino Aulenti

“Nemesi” è l’ultima pellicola scritta e diretta da Walter Hill, un thriller con uno stile da fumettistico, dove la vendetta è il tema di un duello atipico tra una scienziata e un killer. Film godibile, che si avvale di due attrici come Michelle Rodriguez e Sigourney Weaver che non deludono

Scritto e diretto da Walter Hill, regista americano sceneggiatore di classici di Sam Peckinpah e John Huston, che ha visto l’apice della sua carriera negli anni ‘80 e ‘90 con opere come “I guerrieri della notte”“I guerrieri della palude silenziosa”“48 ore”“Strade di fuoco” e “Danko”. Proprio a quest’ultimo, e a “Strade di fuoco”, che “Nemesi” in qualche modo aggiorna stile e temi.

Frank Kitchen (Michelle Rodriguez) è un killer efficiente e spietato che viene catturato da una scienziata, Rachel Jane (Sigourney Weaver), a cui Frank ha ucciso il fratello. La dottoressa sottopone a un intervento di riassegnazione sessuale, trasformando il killer in una donna. La forma di vendetta così particolare è un esperimento psicologico e sociale: da un lato, Rachel vorrebbe dimostrare che il cambiamento sessuale possa attenuare, se non eliminare, gli impulsi brutali e omicidi di Frank; dall’altro, la sua è un modo di sperimentare tecniche di chirurgia plastica innovative, lei, che, troppo intelligente e indipendente, è stata espulsa dall’ordine medico e si è trasformata in una mad doctor. Ma nella realtà, Nemesi, è un film che parla sostanzialmente di vendetta pura, sia quella inflitta da Jane al killer del fratello, sia dello stesso Frank, che una volta trasformato in donna, fa strage di tutti quelli che hanno contribuito al suo nuovo stato sessuale che lui rifiuta, rimanendo nel suo intimo un uomo.

La tematica transgender di “Nemesi” è la base scatenante della storia ed è sempre presente in tutto il film, anche se Walter Hill ha negato qualsiasi interesse per questo tema, riducendolo esclusivamente come un artificio narrativo per parlare in modo moderno del tema principale quello della spinta alla vendetta di un uomo che viene ingabbiato in una prigione mobile, cioè in un corpo di donna. Da questo punto di vista “Nemesi” ha molti punti in comune con “Johnny il bello”, dove uno sfigurato Mickey Rourke, dopo una rapina andata male, si sottopone a un intervento di chirurgia plastica che lo trasforma e gli dà l’opportunità di vendicarsi di coloro che hanno tradito lui e i suoi amici.

Stilisticamente, Hill narra la vicenda in flashback con Rachel Jane rinchiusa in un ospedale psichiatrico, considerata pazza e colpevole delle morti dei suoi sgherri.

“Nemesi” nasce prima come fumetto, pubblicato in Francia, e solo dopo il regista lo trasporta sullo schermo, utilizzando un montaggio a scratch card, inserendo frame disegnati, creando una messa in scena geometricamente scalena, dove forma e contenuto rimangono fedeli al medium da cui Nemesi è tratto. E se, come abbiamo detto, ricorda in questo l’operazione fatta con “Strade di fuoco”, il debito con Frank Miller e con il suo “Sin City” appare evidente anche se, dobbiamo dire, con risultati nettamente inferiori.

Film godibile, che si avvale di due attrici come Michelle Rodriguez e Sigourney Weaver che non deludono, “Nemesi” risulta però alla fine un divertissement un po’ fine a se stesso, in cui Hill, con grande mestiere, rimette in scena un cinema che ha fatto il suo tempo, dal sapore vintage anni Ottanta, senza togliere, ma neppure aggiungere, nulla alla sua storia di autore di genere di alto livello.

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