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Come funziona l’app antifurto che inchioda i ladri di smartphone

Se si è subito il furto di uno smartphone, l’app Lookout permette di scattare una foto del probabile ladro, quando questo cerca di sbloccare il telefono dopo che lo ha rubato

Si chiama Lookout Security & Antivirus ed è un applicazione disponibile sia per Android che per iOS già da alcuni anni.

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L’applicazione offre una pluralità di servizi e può essere installata su smartphone o tablet.

L’app è prima di tutto un ottimo antivirus che protegge lo smartphone da malware, ma la vera peculiarità di Lookout è la possibilità di tracciare il proprio smartphone anche quando il GPS è spento.

Se si è subito il furto dello smartphone, Lookout permette di scattare una foto del probabile ladro, quando questo cerca di sbloccare il telefono dopo che lo ha rubato.

L’app attiva la fotocamera frontale dello smartphone e scatta la foto a insaputa di chi ha compiuto il furto, dopodiché invia un’email al proprietario dello smartphone con l’indicazione dell’ora e del luogo in cui è stato realizzato lo scatto.

L’opzione, ora a pagamento, porta a fare una specie di selfie inconsapevole che gli inventori dell’applicazione chiamano “theftie” (“theft” in inglese significa “furto”).

La nuova versione fa attivare la fotocamera frontale in cinque diversi casi:

• viene inserito per tre volte di fila un codice di sblocco del telefono errato;

• la scheda SIM viene rimossa dal telefono;

• si prova ad attivare la modalità aereo;

• il dispositivo viene spento;

• viene rimossa l’applicazione dal telefono.

L’applicazione si è rivelata utile anche recentemente a Roma, quando un’anziana, vittima di un borseggio sull’autobus il 12 settembre scorso, dopo circa due mesi si è vista recapitare una mail con in allegato la foto di chi cercava di sbloccare il suo smartphone di ultima generazione.

Il ladro era sicuro di averla fatta franca, e dopo parecchie settimane aveva deciso di tentare di sbloccare quel dispositivo ma evidentemente non aveva valutato questa applicazione che ne ha permesso l’identificazione.

Il materiale è stato subito consegnato dalla 75enne ai Carabinieri della stazione Centocelle, e da lì è iniziata un’approfondita attività di indagine che, in seguito alle comparazioni fotografiche svolte dalla sezione Rilievi del Nucleo investigativo e dai riscontri sulla foto di quelli del Ris di Roma, ha dato un nome alla foto del sospettato, un 30enne di origine romena già schedato per reati specifici che è stato poi arrestato.

Qui un breve video che illustra le potenzialità dell’app:

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