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Torino: impressioni su una città in movimento

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La musica si espande lungo tutta la Galleria San Federico, sede dello storico cinema Lux, accompagnata da un incessante brusio e da una “danza” sgraziata di persone accorse per i primi acquisti natalizi. Torino è invasa da una folla mastodontica, quasi feroce, che si muove tra le vie del centro nell’aria pungente d’inizio dicembre. Via Roma, la più famosa strada dello shopping, è un tempio degli acquisti: le due “navate” laterali, i famosi portici torinesi, sono affollate da spasimanti acquirenti alla ricerca del regalo perfetto; la “navata” centrale, da poco interdetta al traffico automobilistico, è invece per gli animi più teneri, che si lasciano incantare dagli artisti di strada.

Piazza Castello, il cuore pulsante della città, ospita un affollatissimo mercatino di Natale, un albero luccicante e un immenso calendario dell’Avvento a cui i torinesi ormai si sono abituati. Qui si concentrano famiglie, turisti ed adolescenti che sfidano il freddo divertendosi sullo skateboard.  Un bambino spettinato e con le guance arrossate si fa immortala vicino a Babbo Natale ai piedi della facciata settecentesca di Palazzo Madama, ringraziando poi il suo eroe sotto caldo invito dei genitori. Via Po, via Garibaldi e Via Lagrange sono un fiume in piena. Piazza Vittorio, perfetta per una breve pausa caffè, è l’unica che, date le sue vaste dimensioni, gode di una modesta tranquillità. Il lungopò è percorso da ciclisti, ragazzi e qualche intrepido corridore. Molti immortalano il momento con un selfie, cercando la posa migliore per riscuotere successo sui social. La giornata è perfetta: soleggiata, limpida e frizzante.

Torino non è nuova a questo fenomeno. Da anni l’anima industriale che aveva caratterizzato il dopoguerra è un lontano ricordo, lasciando così spazio ad una nuova vocazione turistica. Le olimpiadi invernali del 2006, organizzate in città e nelle valli montane vicine, sono state un’iniezione di consapevolezza. Negli ultimi dieci anni il capoluogo piemontese ha ospitato concerti, eventi culturali e sportivi importanti e ha valorizzato il suo vasto patrimonio storico-artistico. L’atmosfera che si respira negli ultimi tempi, però, ha qualcosa di nuovo, come se “la piccola Parigi” si fosse definitivamente lasciata alle spalle lo stereotipo di città triste, fredda e bigotta. Le code ai musei più famosi sono lunghe e per le vie centrali si incontrano turisti italiani e stranieri che, nonostante la regolarità urbanistica, faticano ad orientarsi. Il Movimento Cinque Stelle, da più di un anno al governo della città, potrebbe attribuire a sé il merito di questo svolta, il Partito Democratico potrebbe tirare in ballo la sua politica nazionale e la crescita economica che ne è derivata, le varie opposizioni direbbero che non è tutto oro quello che luccica.

Punti di vista. È evidente però che la città si trova in uno stato d’animo d’incertezza: continuare sulla strada intrapresa negli ultimi anni o tornare indietro puntando sullo sviluppo delle piccole e medie imprese. Questa visione settoriale, però, non trasformerà Torino in una grande metropoli europea. È indispensabili che tutti i settori crescano contemporaneamente, per creare una città cosmopolita e versatile. Il turismo, l’industria, la ricerca, l’università, la cultura: sono tanti i settori in cui i torinesi possono mostrare le loro notevoli capacità. I migranti economici arrivati durante gli anni del “boom”, attratti dalla rombante industria locale, hanno cambiato la città in molti sensi, e le hanno dato soprattutto una nuova anima. Una vivacità e un’intraprendenza che prima non aveva, una città timida e riservata, che non desiderava farsi ammirare. I problemi restano comunque tanti. I poveri in città sono numerosi e i senzatetto si accalcano sotto i portici vivendo in condizioni molto difficili, soprattutto nei mesi più freddi. I trasporti sono in alcune zone insufficienti: la città infatti è dotata di un’unica linea metropolitana, sebbene all’avanguardia. Le concentrazioni di polveri sottili sono spesso troppo alte, a causa dell’eccessivo utilizzo dell’automobile. Il problema è sicuramente culturale, ma è anche vero che le alternative a volte non ci sono. Le piste ciclabili sono poche, rendendo il viaggio sulle due ruote molto pericoloso.

L’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, rivela che nell’ultima settimana in ben cinque giorni è stato abbondantemente superato il limite delle concentrazioni di PM10 nell’aria, con picchi anche molto alti. La nuova sindaca CinqueStelle ha dichiarato guerra allo smog, lasciando sgomenti i torinesi, affezionati alle loro automobili da un lato, ma preoccupati dall’altro per i danni che l’inquinamento provoca alla salute. Sono tante le città europee che stanno seguendo la stessa linea, come Barcellona e Parigi, che vorrebbe presentarsi alle olimpiadi del 2024 come un esempio di città ecologica e sostenibile. Torino si trova ad un bivio: diventare una città moderna o restare quel luogo di provincia affascinante, ma dalle opportunità limitate. La città che “ha fatto l’Italia due volte”, dal Risorgimento alla Fiat, una città che ha un potenziale immenso e che deve affrontare il futuro consapevole della sua forza e delle sue difficoltà. Per tornare, almeno metaforicamente, la capitale d’Italia.

Alberto Mosso

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