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Il disordino delle carriere

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by Pinotti
 
Ci risiamo. Con i Decreti Legislativi 29 maggio 2017 n. 94 e n.95  è entrato in vigore il riordino delle carriere delle forze armate voluto dal governo uscente e come al solito si apre la voragine del caos, del pressapochismo, dell’incompetenza e dello spreco.
In pratica dal 01/01/2018 nelle forze armate sono stati creati nuovi 10.000 dirigenti, complessivamente un dirigente ogni 3 dipendenti. Ma la cosa più inquietante è che questo riordino se per un verso ha favorito i “non dirigenti” di fascia alta che sono diventati, appunto, dirigenti, per l’altro ha comportato una demenziale modifica del trattamento economico che ha ampliato le già notevoli distanze tra la paga della truppa e quella dei generali. In sostanza il costo per finanziare questi avanzamenti di carriera sarà sostenuto in parte e di fatto con una redistribuzione dai salari dei “non dirigenti” che pertanto diminuiranno in seguito ad una decurtazione del bonus sicurezza (in detrazione Irpef quindi netti) ed innalzamento dei parametro stipendiale a tassazione ordinaria (con ritenute previdenziali e IRPEF) a quella dei dirigenti, gli unici soddisfatti della riforma.
Allo Stato impegnato ora nella ricerca di 3,4 miliardi per evitare gli strali europei lo scherzetto costerà quasi un miliardo soltanto per i primi tre anni. Dopo di che saranno necessari circa 400 milioni ogni anno. Aii soli Ufficiali con piu’ di 13 anni di servizio e dal grado di Maggiore e gradi corrispondenti sarà concesso un aumento di stipendio fisso del 6% ogni due anni come tutti i Dirigenti dello Stato essendo svincolati dal CCNL. Per Sempre. A meno che il nuovo Governo di prossima elezione non ponga un freno a tale insensatezza.
Tutto questo è avvenuto con il placet del CoCer, il sindacato centrale che di fatto ha prevaricato il diritto di voto di 300.000 militari. Del resto il CoCer, pseudo organo di rappresentanza al servizio dei generali, il cui parere nemmeno è vincolante, ha incassato il secondo anno di proroga del mandato elettivo con un costo per noi contribuenti di 4,2 milioni di euro per le sole spese di missione.
I rappresentanti COCER che stanno a Roma, oltre a percepire lo stipendio previsto dal proprio grado e ruolo di appartenenza,  hanno un mandato di  5 anni a 100 euro dei contribuenti di compenso forfettario al giorno per fare nulla ma solo ad esprimere un parere non vincolante e senza possibilità di indire uno sciopero come previsto dalla Costituzione. Praticamente un organo di rappresentanza inutile.
A parere di chi scrive il riordino doveva esser
e attuato ascoltando la base delle forze armate, non favorire le carriere dei soliti vertici a spese di noi contribuenti.
E io pago.
 
BRIGIDA D’AULISA
 
Economista
Funzionario Agenzia Governativa

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