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Shoah: pietre d’inciampo, per ricordare e tramandare la memoria

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TRIESTE –  Ogni nome di un deportato salvato dall’oblio rappresenta una vittoria contro la morte e contro chi volle ridurre uomini, donne e bambini ad un numero tatuato sul braccio.

Questa le riflessione emersa oggi a Trieste da parte della Regione in occasione della posa delle prime 16 pietre d’inciampo:
piccoli blocchi ricoperti di una lastra di ottone in memoria dei deportati nei campi di sterminio.

L’appuntamento, a cui ha partecipato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, è compreso nel calendario delle iniziative
promosse dalla Comunità ebraica di Trieste e dal Museo Carla e Vera Wagner per la Giornata internazionale della Memoria.

Autore materiale dell’evento l’artista Gunter Demnig, il quale,oltre ad aver ideato il progetto, ha posato le pietre del percorso “Stolpersteine” (in lingua tedesca, “ostacolo”) in quattro punti della città, ognuno di questi dedicato alle famiglie vittime della Shoah: Berger Montanari (piazza Giotti),
Marcheria (piazza della Borsa), Vivante (piazza Cavana) e Carlo Morpurgo (davanti alla Sinagoga), che fu segretario delle Comunità del periodo dell’occupazione nazista.

Particolarmente significativa, nell’ottica di una conservazione del ricordo attraverso le nuove generazioni, la collaborazione offerta dagli studenti del Liceo Petrarca, i quali, utilizzando lo strumento del progetto di alternanza scuola-lavoro, hanno dato voce alle testimonianze di chi sopravvisse al genocidio perpetrato nei lager.

Nel corso del suo intervento, il rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste, Alexander Meloni, ha ribadito il concetto in base al quale il lavoro della memoria “non consiste solo nel ricordare, ma nel fare di questi ricordi un patrimonio della società per non ripetere i tragici errori del passato”.

Approfondendo il tema delle responsabilità il rabbino Meloni, riferendosi alla complicità del regime fascista italiano con quello nazista, ha detto che “se non si riconoscono quelle che sono state le colpe non si può fare un’opera completa di memoria”.

“Lo scopo di questa pietra – ha spiegato il rabbino Meloni – è fondamentale: quello di farci inciampare intellettualmente, per indurci a ricordare quello che è stato il nostro passato. Una volta fatto ciò, abbiamo il compito di trasmettere la memoria ai giovani”.

Da parte sua l’Amministrazione regionale ha ricordato l’importanza che la Comunità ebraica ha ricoperto nella storia di Trieste: l’esempio di un rapporto positivo che ha generato sviluppo in molti campi e benessere per l’intera collettività cittadina. Inoltre, come è stato rimarcato, proprio l’edificazione della Sinagoga (una delle più grandi d’Europa) ha rappresentato il culmine dell’integrazione nel mantenimento nell’affermazione dell’identità.

Infine, il presidente della Comunità ebraica di Trieste,Alessandro Salonichio, ha parlato di una Giornata della Memoria che quest’anno coincide con un momento molto difficile, in cui riemergono episodi di razzismo e di intolleranza, “con parole –
ha concluso – che non volevamo più sentire”.

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