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La microstoria di un ottantenne lucano

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Il nuovo libro di Teresa Armenti: il novecento raccontato da mio padre. Pubblicati dalla Casa Editrice Guarini i racconti di un secolo di storia

Conosco Teresa Armenti da più di dieci anni ormai, amica di sempre, collega di lavoro, studiosa attenta e impegnata su più fronti, quello della letteratura, della poesia, del reportage, del giornalismo, della storiografia locale.

Con il suo nuovo libro Teresa abbandona la ricerca storica documentata e scritta attraverso consultazioni di archivi pubblici e privati, per dedicarsi a un genere assolutamente nuovo, quello della ricostruzione del passato attraverso la testimonianza e il racconto orale di suo padre, oggi pluriottantenne e protagonista  diretto dei racconti.

Un lavoro di un pregio inestimabile “Il Novecento raccontato da mio padre” un contributo importante e necessario non solo per documentare con testimonianze vissute aspetti concreti e quotidiani dell’esperienza della guerra, della prigionia, del dopoguerra, ma soprattutto per dare consistenza concreta ed eloquente a ciò che siamo abituati a leggere nei libri di storia ufficiale.

Una storia che lei e zio Felice hanno “scritto” a quattro mani nell’inverno del 2005 durante le lunghe e silenziose nevicate di paese e che racchiude pagine di testimonianza forte e di dichiarazioni del tutto personali e inedite, registrate, trascritte e sistemate sulla carta dall’autrice con linguaggio immediato, semplice e chiaro.  Un libro sull’oralità e sulla memoria che coinvolge il nostro centro più intimo e vitale, lì dove la parole si innesta e fiorisce, modificando il nostro paesaggio interiore. Una storia collettiva, seppure originariamente personale, fatta di uno sguardo sugli altri oltre che su vicende private e personali.

Il volume di Teresa si presenta con una veste tipografica accurata sobria e pregevole, lo sfoglio e mi soffermo su alcuni titoli (Accunzato a sette anni, Infortunio con il moschetto,  Il matrimonio per procura, Prigioniero degli Inglesi, Le lenzuola rubate, Il ritorno) poi continuo a leggere, curiosa, avida di sapere, di accarezzare parole che trasudano storia. La partenza per il fronte, il tempo dilatato della guerra, la fatica fisica e morale di essere soli e lontani dagli affetti, la vita di trincea e nel deserto Sirtico, la prigionia e poi il ritorno, e l’emigrazione con tutti i problemi del dopoguerra. La storia drammatica, triste e fiduciosa di un contadino lucano, che oggi si occupa della sua vigna fuori paese e che sorseggiando un buon bicchiere di vino dice: “Oggi siamo diventati tutti Signuri. Con tante illusioni.”

                                                                                   Teresa Armenti

In questo raccontare fatti, ma soprattutto la memoria degli affetti, ci sono momenti in cui la sofferenza, la vita di stenti e di disagi e la fatica della guerra serpeggiano ancora viva tra le righe, altre in cui una sottile ironia riesce a strapparci e ad avvolgerci in un sorriso di calda condivisione.

Centoventicinque pagine che si concludono con alcune foto in bianco in bianco e nero di zio Felice e una nota dell’Editore D’Alessi (curatore della collana Historia) di augurio all’autrice e a suo padre per questo prezioso lavoro.

“Mio padre racconta il novecento” oltre che un documento storico è un patrimonio umano e collettivo insostituibile, dove le parole sono immortalate con garbo e leggerezza nelle situazioni più drammatiche e dove la speranza e la fiducia nella vita non viene mai meno. Un libro da leggere e da riflettere che consiglierei ai grandi, ma soprattutto ai più giovani come compagno di viaggio nello studio della storia locale e del nostro Novecento.

Maria Pina Ciancio

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