Precari della P.A. I requisiti per la stabilizzazione

Sono tante le domande dei nostri Lettori dopo l’articolo sulle procedure di stabilizzazione introdotte dal “decreto Madia”. Cerchiamo di dare qualche risposta anche in base agli indirizzi forniti dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione con la circolare n. 3/2017 del 23 novembre 2017.

di Giuseppe Nuzzo.

Dal 1° gennaio e fino al 2020 in tutti gli enti pubblici, nazionali e locali, è partita l’ennesima corsa alla stabilizzazione per i precari storici delle pubbliche amministrazioni. Una platea che, secondo le stime ministeriali, si aggirerebbe intorno agli 80mila lavoratori titolari di contratti flessibili.

L’art. 20 del decreto legislativo n.75/2017 prevede due diverse strade verso il “posto fisso”: il primo comma prevede la procedura di stabilizzazione vera e propria con assunzione diretta a tempo indeterminato; il secondo comma, invece, procedure concorsuali speciali, con riserva di posti a favore dei precari storici.

Vediamo quali sono i requisiti generali richiesti per la stabilizzazione, precisando fin da ora che, anche in presenza di detti requisiti, le pubbliche amministrazioni non hanno alcun obbligo di avviare le relative procedure di stabilizzazione. Di conseguenza, i lavoratori precari non possono vantare alcun “diritto” alla stabilizzazione. Si tratta infatti di procedure che devono essere adeguatamente programmate dall’ente nel triennio 2018-2020, in coerenza con i relativi piani e programmi economici e finanziari.

Il reclutamento speciale
L’art. 20, comma 1, d.lgs. 75/2017 consente l’assunzione a tempo indeterminato del personale non dirigenziale, con contratto di lavoro a tempo determinato, che possegga tutti i seguenti requisiti:
a) risulti in servizio, anche per un solo giorno, successivamente alla data del 28 agosto 2015, con contratto di lavoro a tempo determinato presso l’amministrazione che deve procedere all’assunzione. Al momento dell’avvio delle procedure di assunzione a tempo indeterminato il soggetto potrebbe non essere in servizio. In tal caso, precisa la circolare 3/2017, l’amministrazione, nel fissare i criteri per definire l’ordine di assunzione, dovrà priorità al personale che in servizio alla data di entrata in vigore del decreto (22 giugno 2017), in coerenza con l’effettivo fabbisogno definito nella programmazione.
b) sia stato reclutato a tempo determinato con procedure concorsuali. A tal proposito, la circolare precisa che l’assunzione deve essere avvenuta con “una procedura concorsuale – ordinaria, per esami e/o titoli, ovvero anche prevista in una normativa di legge –in relazione alle medesime attività svolte e intese come mansioni dell’area o categoria professionale di appartenenza, procedura anche espletata da amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione”;
c) abbia maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze della stessa amministrazione che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni. Secondo il Ministero, gli anni utili da conteggiare ricomprendono tutti i rapporti di lavoro prestato direttamente con l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile, ma devono riguardare attività svolte o riconducibili alla medesima area o categoria professionale, che determina poi il riferimento per l’amministrazione dell’inquadramento da operare per il personale stabilizzato.

Concorsi riservati
L’articolo 20, comma 2, consente alle amministrazioni, per il triennio 2018-2020, di bandire procedure concorsuali riservate, in misura non inferiore al 50% dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:
a) risulti titolare, successivamente alla data del 28 agosto 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso. L’ampiezza dell’ambito soggettivo di applicazione della norma, più esteso rispetto alla platea ammessa al reclutamento speciale di cui al comma 1, consente di ricomprendere nei concorsi riservati i titolari di varie tipologie di contratto flessibile, quali ad esempio le collaborazioni coordinate e continuative;
b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2017, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso. La circolare chiarisce che in tale requisito di anzianità è possibile sommare periodi riferiti a contratti diversi, anche come tipologia di lavoro, purché riferiti alla medesima amministrazione e alla medesima attività.

Sono esclusi dalle procedure speciali dell’articolo 20:
– i contratti di lavoro a tempo determinato aventi ad oggetto il conferimento di incarichi dirigenziali;
– il servizio prestato negli uffici di diretta collaborazione degli organi politici di regioni e Enti locali, nonché quello prestato in virtù di contratti di cui agli articoli 90 e 110 del testo unico enti locali 267/2000;
– il personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, nonché le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
– i contratti di somministrazione di lavoro presso le pubbliche amministrazioni attraverso società interinali
Per quanto concerne i contratti di formazione e lavoro, la circolare ministeriale rinvia alla disciplina speciale che prevede condizioni e vincoli per la conversione del rapporto di lavoro.

Enti di ricerca
Norme speciali sono dettate per il personale degli enti pubblici di ricerca. In particolare, con riferimento al personale finanziato dal fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, sottoposti alla vigilanza del MIUR, il requisito del periodo di tre anni di lavoro negli ultimi otto anni, richiesto per entrambe le procedure di cui ai comi 1 e 2 dell’articolo 20, può essere conseguito, eccezionalmente, anche con attività svolta presso diversi enti e istituzioni di ricerca; Inoltre, nelle varie tipologie di contratti di lavoro flessibile richieste per i concorsi riservati di cui all’articolo 20, comma 2, sono comprese le co.co.co e anche i contratti degli assegnisti di ricerca.

Enti del servizio sanitario nazionale

Norme speciali anche per tutto il personale degli Enti del servizio sanitario locale nazionale. Anche ad esso sono applicabili le procedure in esame e, per il personale medico, tecnico-professionale e infermieristico del SSN, dirigenziale e non, continuano ad essere applicate anche le procedure speciali di cui all’art. 1, comma 543, legge 208/2015, la cui efficacia è prorogata al 31/12/2018 per l’indizione delle procedure concorsuali straordinarie e al 31/12/2019 per la loro conclusione e al 31/10/2018 per la stipula di nuovi contratti di lavoro flessibile. Inoltre, per il personale tecnico-professionale e infermieristico il requisito del periodo di tre anni di lavoro negli ultimi otto anni, previsto dai commi 1 e 2 dell’articolo 20, può essere conseguito anche presso diverse amministrazioni del SSN. Si precisa che l’articolo 20 è applicabile anche agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e agli Istituti zooprofilattici sperimentali

Rapporti di lavoro con enti riorganizzati
È prevista infine una particolare tutela per coloro che hanno prestato attività lavorativa presso enti interessati da processi di riordino, soppressione o trasformazione (ad esempio, le Province). Qualora gli stessi siano stati transitati o assegnati presso altre amministrazioni, ai fini del possesso del requisito dei tre anni negli ultimi otto, si considera anche il periodo maturato presso l’amministrazione di provenienza, che può essere sommato a quello svolto in via continuativa o meno presso la nuova amministrazione.

Giuseppe Nuzzo – giu.nuzzo@alice.it

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