PoliticaPolitica italiana

La nuova Italia Giallo-Verde

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Anche questa volta le elezioni politiche hanno stupito. Inutile indicare percentuali ben note a tutti ma è utile soffermarsi su ciò che sarà la nuova Italia “Giallo-Verde”.

La vittoria del Movimento 5 Stelle (32%) era stata prevista da tutti i sondaggi ed è arrivata. Qualcuno la definisce una ventata di novità, qualcuno prevede un’apocalisse imminente, di fatto è il primo partito nella penisola.

Il vero vincitore delle elezioni è senza dubbio Matteo Salvini e la sua Lega (non più Nord) che ha sbaragliato nella coalizione di centrodestra con il 18%, 4 punti in più rispetto a Forza Italia di Silvio Berlusconi che aveva promosso la sua campagna elettorale con vigore, ponendosi come capo assoluto della sua coalizione. Evidentemente l’Italia non ha pensato lo stesso.

Un aumento notevole considerando che alle elezioni 2013 aveva totalizzato il 4%.

Cosa rende entrambi questi partiti (Lega e Movimento5Stelle) le vere sorprese di queste elezioni?

Innanzitutto, si presentano come una ventata di aria nuova volti a raccogliere la delusione di chi ormai non crede più in un sistema politico rappresentativo. Sia Di Maio che Salvini si sono proposti come individui perfettamente a loro agio nel sistema istituzionale: il primo, uscito dall’ombra di Beppe Grillo, concorre come un uomo che rappresenta la gente comune, lontano dall’era polemica e al Vaffaday delle origini; il secondo ha invece abbandonato l’idea regionalista delle origini, ha eliminato la dicitura Nord dal nome del partito, arrivando fino al sud, un tempo demonizzato.

Entrambi incarnano una strategia che si è rivelata remunerativa: abbandonare la retorica della ‘violenza’ verbale, infarcita di offese, urla e appellativi per gli avversari, per passare ad una più moderata e istituzionale. Si sono presentati come possibili leader del Paese, moderati, degni di fiducia.

Tutto questo è stato coadiuvato dalla crisi dei grandi big del settore: Forza Italia e Partito Democratico.

Berlusconi con la sua discesa in campo voleva porsi come unico leader di centrodestra, per sottrarre terreno ai populisti. L’alleanza con Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia era un’aggiunta alla sua forza, non a caso il nome del premier per Fi è stato reso noto solo alla fine della campagna elettorale, forse certo di poter essere ancora il vero protagonista. I risultati (14%) dimostrano invece che la sua retorica ormai è qualcosa di ripetitivo, vecchio e stantio a cui si preferisce un nuovo volto, più fresco e incisivo: Salvini.

Il Partito Democratico (19%) merita un approfondimento diverso. La sua debacle non è altro che il fallimento del personalismo renziano, di una cecità nel recepire il bisogno di una domanda politica che non necessariamente coincide con ciò che si reputa migliore. Renzi e la dirigenza Pd hanno mancato della lucidità di ammettere che il centrosinistra aveva bisogno di altro, di un rinnovamento profondo della strategia del partito, che si è dimostrato sordo anche alle critiche degli stessi iscritti, tanto da causare un’emorragia di consensi e la creazione di nuovi partiti composti dai delusi della leadership renziana (vedi Liberi e Uguali).

Il Paese dimostra di aver bisogno di un cambiamento sincero, non importa più l’ideologia, il colore politico, destra o sinistra, ma bisogna dimostrare di portare un messaggio nuovo, anche infarcito di promesse inattuabili. Bisogna essere diversi, esponenti di partiti nuovi, che hanno cavalcato l’ondata polemica contro la politica tradizionale e ne hanno fatto una bandiera.

Di certo gli sviluppi sono incerti ma questo non cambia che l’Italia ha scelto la voglia di cambiare. L’Italia si è tinta di Giallo (Movimento 5 Stelle) e di Verde (Lega).

Sara Carullo – Comitato di Redazione de “ Il Corriere Nazionale – Redazione di Chieti

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