Politica italiana

Chi comanda da noi?

La XVIII Legislatura è ancora in “itinere” e i nostri problemi si sono complicati. Da noi è più facile “fallire” che “rinascere”. Solo dopo il varo di un Esecutivo, sarà possibile ipotizzare cambiamenti di rotta per l’Italia.

Circa la Scienza di Governo, preferiamo lasciare a ciascuno le proprie opinioni. Troppe restano le questioni sempre in sospeso. Poche le realtà sulle quali poter far conto. Intanto, sono ancora gli stessi che sono chiamati a pagare. Con la solita dinamica. Preso atto degli eventi, quanto conta, in effetti, la politica nazionale?

Nella misura in cui la faranno valere i suoi “fiancheggiatori”. Non necessariamente quelli di un’ipotetica“Maggioranza”. Tra l’altro, sembrano farsi strada nuove “promesse”. Non vorremmo che fossero, le solite, da “marinaio”. Pur non schierandoci, non intendiamo restare indifferenti a fronte di un deterioramento diffuso della nostra realtà sociale.

A pagare saranno sempre gli “stessi”. Gli “altri” riusciranno ancora a cavarsela. Eppure, tante perplessità rimangono. In Italia, è l’incertezza a vincere e ci chiediamo, ancora una volta, sino a quando. Ciò che è evidente resta una serie di strascichi socio/economici che logorano anche le più granitiche volontà. Essere coerenti, in ultima analisi, resta il nostro obiettivo. Le valutazioni, ciò che ci appartengono, le scriviamo a fronte di una situazione ancora incerta. Anche se sarebbe opportuno un dialogo produttivo. Aperto e incondizionato.

Meglio, quindi, esprimere, serenamente, i propri pensieri che tenerli “in pectore”. Le congetture non servono e i politici preferiscono temporeggiare. Quello che ci manca, e di cui sentiamo la necessità, è l’accessibilità delle alleanze. Solo dopo un accordo di principio, sapremo se il destino d’Italia potrà cambiare. Per ora, ogni ipotesi di programma socio/politico sarebbe vano. Preferiamo restare nell’”attesa” degli sviluppi in merito che dovrebbero concretarsi entro il mese prossimo. L’alternativa, ovviamente democratica, è ritornare alle urne.

Giorgio Brignola


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