Il teatro Petruzzelli ieri, oggi… e domani  (parte I) .

di Pierfranco Moliterni

Finalmente il 29 gennaio 1886, con rogito del notaio Labriola, fu stipulato in contratto fra il Comune di Bari e i fratelli Petruzzelli. La commissione comunale acconsentì che il Politeama prendesse il nome del proprietario, tenuto conto che i Petruzzelli si accingevano a realizzare un’opera del costo preventivo di 600 mila lire. È certo che il progettista  e il realizzatore dell’attuale teatro fu l’ingegner Messeni, cognato dei fratelli Petruzzelli, il quale per incarico dei cognati si recò in Italia e all’estero, specie a Parigi, perché traesse quella esperienza necessaria per attuare quanto di meglio si poteva fare nella nascente metropoli pugliese. E mentre Messeni viaggiava per l’Europa, i Petruzzelli nel loro negozio di via Melo, da anni continuavano ogni sera a gettare nella sottostante cantina tutte le monete di bronzo che incassavano nelle vendite giornaliere. Era quello ‘il salvadanaio’. Quando l’edificio cominciò ad innalzarsi, robusti facchini con pale e mastelli riportarono alla luce il danaro per far fronte alle spese della mano d’opera e dei fornitori. E così il 14 febbraio 1903 il Politeama Petruzzelli si inaugurava con Gli Ugonotti di Meyerbeer, segnando l’inizio di una nuova vita luminosa che doveva portare gli echi del nome di Bari in tutto il mondo a testimoniare l’amore per il melodramma e per la musica dell’appassionato popolo barese.”

«Il Gran Petruzzelli » come subito lo si chiamò, nasceva sì come Politeama – come struttura polivalente si direbbe oggi – ma con in più una sua vocazione di teatro d’opera per eccellenza. Un politeama pensato sulla base di un progetto mastodontico, forse persino sproporzionato rispetto alla popolazione residente nella città (Bari nel 1901 contava 77mila anime, e solo nel 1911 raggiunse il tetto delle 100mila unità); il suolo comunale donato ai fratelli Antonio e Onofrio Petruzzelli passò, in corso d’opera, dai 3224 ai 4843 metri-quadri. Da questi dati, è chiaro che si pensava ad un edificio di notevoli dimensioni, praticamente il triplo del teatro comunale “Piccinni”. Da un punto di vista politico e sociale, possiamo dire che un’aria di giolittismo diffuso si respirava a Bari quando si invocò non solo un teatro di tutti, ma un teatro per tutti. E’ anche vero che il coraggio di pensare a Bari ad una vera e propria impresa nell’erigendo nuovo teatro, si andò ad intrecciare con l’incalzare degli avvenimenti sociali, ad altre storie che nulla hanno a che vedere con l’anelito allo sviluppo dell’arte del canto, come i gravi disordini dell’aprile del 1898 che posero Bari sotto il pugno di ferro del generale Pelloux, furono quelli che, travolgendo remore e indugi, diedero infine l’avvio alla costruzione del “Politeama Petruzzelli” allo scopo prioritario di dare lavoro ad una massa di facinorosi disoccupati locali.

Ma è evidente che grazie ad esso si impone un progetto diverso: musica lirica finalmente alla portata di tutte e per tutte le tasche, visti gli enormi spazi interni della sala del nuovo teatro; ma a braccetto con l’idea di fare un passo avanti rispetto alla tipologia architettonica del teatro “Piccinni”, un teatro all’italiana. La struttura interna del Politeama dei fratelli Petruzzelli è, non a caso, un ibrido liberty, un modulo a metà strada tra quello italiano a palchetti integrali, e quello dell’Opéra parigino di Garnier col suo sistema à loges, ma rispondente ai più moderni teatri d’opera europei. Ne nasce in definitiva una ben studiata e proporzionata divisione interna, tra palchi disposti su due file complete e due mezze file ma con amplissime gallerie centrali (III-IV-V ordine), come intelligente compromesso tra modello italiano e francese quasi a voler sottolineare architettonicamente la nuova divisione sociale degli spazi, la distribuzione ‘interclassista’ del pubblico della lirica. Esso, nel “gran Petruzzelli”, non resta chiuso nella logica privata dei palchettisti, pubblico nobiliare o quanto meno appartenente ad un’aristocrazia di provincia e proprietaria vita ‘natural durante’. Sorgono invece spazi disponibili anche per la componente popolare del pubblico che trova posto nelle amplissime gallerie centrali e laterali, nonché nella vastissima platea di 500 mq che supera quella dello stesso “Massimo” di Palermo e persino dell’ ”Opéra” di Parigi. In una statistica del tempo che metteva a confronto i maggiori teatri del mondo, il “Petruzzelli” risultava essere al quarto posto, subito a ridosso del “Colòn” di Buenos Aires. La gestione anch’essa privata della nuova struttura, viene assicurata dalla figura di un ‘galantuomo’ locale – il mitico impresario Antonio Quaranta- che di professione fa il farmacista e che appartiene all’establishment liberale cittadino comune ai tre protagonisti imparentati tra di loro.

Si giunge così alla prima stagione inaugurale del Politeama, che va dal 14 febbraio al 30 aprile del 1903: un periodo lungo e sino ad allora impensabile nel comunale “Piccinni”, sia per la lunghezza del tempo che per qualità degli spettacoli lirici. Quaranta vi prevede 47 recite di melodrammi tra vecchi e nuovi che vanno da Gli Ugonotti, a Andrea Chénier, Trovatore, Dea, Aida : segno che la lirica ‘tirava’ e che il teatro, proprio perché così grande, assicurava l’impresario privato da sufficienti introiti. La stagione che si muoveva su una falsariga sperimentata: buoni cantanti già conosciuti; giovani direttori in cerca di fama e d’esperienza; talvolta opere nuove per lo più di compositori pugliesi (La Rotella con Dea e Fasma nel 1909; Virgilio con Jana nel 1907). Un vero, grande teatro di provincia dunque, si affacciava con dignità nel sistema della produzione musicale nazionale. Esso in effetti realizzava tutto ciò che era mancato al “Piccinni”. Tra le due guerre mondiali, il declino del “Petruzzelli” parte da questi anni, segnato da un nugolo di anonimi impresari, praticamente dal 1928 al 1970 anno in cui si ottiene il riconoscimento statale di teatro di tradizione. Impresari i quali si succedono protetti dalla sovvenzione statale elargita via via attraverso comune, ente per il turismo e comitato del maggio barese.

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