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Mobilitazione: Coldiretti Puglia, psr, bonifica e semplificazione

BARI – Consorzi di bonifica, mancata semplificazione, stallo del PSR, maggiori controlli sulle importazioni di grano. Sono i temi trattati nel corso dell’Assemblea di Coldiretti a Gravina. “Esiste ed è palpabile una sostanziale fase di difficoltà nella gestione del PSR 2014-2020 – ha denunciato il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – riguardo i tempi lunghi nella definizione delle graduatorie definitive e l’emissione dei decreti di finanziamento con casi di ricorso alla giustizia amministrativa, una fase di stallo che ritarda gli investimenti e fa crescere la sfiducia in particolare dei giovani, un meccanismo con eccesso di burocrazia che sta penalizzando l’agricoltura e l’agroalimentare della provincia di Bari e di tutta la Puglia. Sono troppe le “molestie” che un giovane che vuole fare impresa si trova costretto a subire. Aspettare anni per poter trasformare il proprio sogno in attività imprenditoriale agricola, per colpa di una burocrazia che spesso compromette il destino di un’impresa giovane, sottrae ricchezza all’Italia. La burocrazia fa perdere fino a 100 giorni di lavoro all’anno che vengono ‘rubati’ all’attività degli agricoltori. Le imprese agricole hanno espresso chiare aspettative per il futuro, con il 62% percento che ha chiesto con forza proprio la semplificazione amministrativa”.

Sono 13 i provvedimenti ‘azzera burocrazia’ approvati con delibera di giunta regionale n. 243 nel lontano 18 febbraio del 2013. A distanza di 5 anni e a forza di strappi, si è iniziato a lavorare solo su 2 dei 13 provvedimenti che stentano a partire per i motivi più disparati che ormai appaiono quali meri alibi (mancanza di personale, portali non funzionanti, paventati ricorsi).

La lunga lista di ‘incompiute’ che avrebbero facilitato il lavoro degli agricoltori, liberandoli da lacci e lacciuoli burocratici sarà presentata da Coldiretti in un dossier al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

“Anche sulla complicata vicenda dei consorzi di bonifica – ha continuato il Delegato Confederale di Coldiretti Bari, Angelo Corsetti – si è aperta una fase su cui la Regione Puglia deve avere una posizione politica chiara ed inequivocabile. Dopo l’istituzione del Consorzio di Bonifica del Centro Sud, attraverso la soppressione/fusione dei 4 consorzi di bonifica commissariati con legge regionale approvata nel gennaio 2017, Coldiretti Puglia ha chiesto la definizione di un piano organico pluriennale per far fronte agli interventi di manutenzione straordinaria della rete di scolo, degli impianti irrigui collettivi, pozzi compresi (attualmente il PSR non li prevede) e delle reti di distribuzione di acqua potabile nelle aree rurali, al fine di non gravare di oneri impropri i consorziati. Oggi non vanno emessi assolutamente i ruoli 2015/2016, in assenza di un programma «utile di investimenti e senza che siano ancora state avviate le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria”.

Intanto, continuano gli sbarchi di grano straniero nei porti pugliesi e, alla luce dell’entrata in vigore del decreto interministeriale sull’indicazione dell’origine obbligatoria del grano per la pasta in etichetta, va stretta la morsa dei controlli dalle navi ai supermercati. Prezzi stracciati a Bari per il grano, secondo quanto rilevato da Coldiretti Puglia, che scendono anche sotto i 20,6 euro al quintale e medesima situazione a Foggia fino a 20,4 euro al quintale. Di grano e contratti di filiera si parlerà nel corso dell’Assemblea che si terrà il 6 marzo prossimo ad Altamura.

“Lo strumento dei contratti di filiera deve divenire infallibile arma per riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta – ha spiegato il Delegato Confederale delle articolazioni territoriali, Vito Amendolara – supportati oggi dall’etichettatura. Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica. Adesso occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso Made in Italy prodotto in Italia che non si arrendono ai pronunciamenti della Giustizia e vogliono continuare ad ingannare i cittadini cercando subdolamente di frenare nel nostro Paese l’entrata in vigore di norme di trasparenza e di grande civiltà, aggiunge Coldiretti che preannuncia le prossime battaglie per il Made in Italy, riguardanti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della frutta utilizzata nelle bevande e quello della carne impiegata nei salumi”.

L’etichetta di origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.

Fare pasta con grano 100% italiano evidentemente si può. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori – aggiunge Coldiretti Puglia – dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%. Gli agricoltori, se tecnicamente sostenuti, garantiscono un livello qualitativo elevato, a dimostrazione che fare grano di qualità in Puglia è una certezza.

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia – spiega la Coldiretti – dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.  Si tratta del risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione piu’ diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative.

Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando – continua Coldiretti – è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica.

Con la decisione di accelerare sull’etichettatura di origine obbligatoria anche per la pasta e per il riso di fronte alle incertezze comunitarie si realizza un passo determinante nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui però ancora 1/4 della spesa degli italiani resta anonima. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione del Pasta Day organizzato alla scadenza dei 180 giorni per l’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’ indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

L’iniziativa dell’Italia ha spinto la Commissione Europea – sottolinea la Coldiretti – ad avviare con quattro anni di ritardo una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n.1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013. Per soddisfare le esigenze dei propri cittadini Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania – spiega la Coldiretti – hanno adottato decreti nazionali per disciplinare l’obbligo di indicazione dell’origine per diversi alimenti, un chiaro successo della mobilitazione di cittadini e organizzazioni sensibili ai temi della qualità del cibo. 

Teresa De Petro

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