Una scelta mirata: perché?

La natura degli obiettivi colpiti – tutti apparentemente collegati alla produzione e allo stoccaggio di armi chimiche – rivela che quello di questa notte è stato un attacco punitivo, in risposta agli eventi dello scorso 7 aprile, legato dunque all’obiettivo di dissuadere Bashar al-Assad dal compiere ancora simili attacchi in futuro. Si è trattato di un intervento più ampio rispetto a quello dello scorso anno, in cui gli Usa avevano lanciato 59 missili Tomahawk sulla base di Shayrat in risposta all’attacco chimico di Khan Sheikhoun. Questa volta è stato lanciato il doppio dei missili, e la partecipazione alla missione punitiva è stata estesa a Francia e Regno Unito.

Un intervento su scala maggiore dunque – legato alla necessità di “fare qualche cosa di più” rispetto allo scorso anno – ma non su scala così ampia da rischiare una escalation pericolosa come quella che sembrava prospettarsi fino a qualche ora fa. Nell’attacco infatti non sono rimasti coinvolti consiglieri militari russi, la vera linea rossa che avrebbe potuto innescare la risposta di Mosca, rischiando di far precipitare lo scontro verso la guerra aperta. Nei comunicati ufficiali, la Russia ha condannato gli attacchi a guida statunitense come “un atto di aggressione” mettendo in guardia dalle possibili conseguenze, e Usa, Francia e Gran Bretagna per l’indisponibilità ad aspettare il risultato dell’indagine dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), che oggi inizia il suo lavoro a Douma. Una missione che – lo ricordiamo – ha il solo scopo di accertare l’effettivo utilizzo di armi chimiche, non di stabilire chi le abbia usate. Una missione di questo secondo tipo, infatti, è stata impedita dal veto russo in Consiglio di Sicurezza.

Sebbene Russia e Stati Uniti neghino di avere comunicato in queste ore, è possibile ipotizzare che il lasso di tempo abbastanza lungo intercorso tra la minaccia Usa dell’attacco e la sua effettiva attuazione sia servito proprio a mettere a punto da parte di Usa, Francia e Gran Bretagna un piano di attacco che permettesse di colpire obiettivi simbolici ma non determinanti, e alla Russia di evacuare i propri uomini dai siti considerati a rischio. In questo modo lo scenario dello scontro aperto sembrerebbe per ora essere stato evitato.

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