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Wertmuller e il Cassio che non t’aspetti

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di Giuseppe Scarlato

Cassio e Stefano, Massimo e Michele, un perfetto binomio sul palco per raccontare due uomini della Palestina. Non due qualunque, ma un Centurione e un soldato romano, figure descritte visceralmente nell’ultimo lavoro di Michele La Ginestra, direttore artistico del Teatro Sette.

Come Cristo Comanda tratteggia il post-resurrezione di Gesù di Nazareth, adombrando i fatti ma illuminando le emozioni. Cosa sappiamo di quel giorno del 33 d.C.? I Vangeli ce lo raccontano con attenzione, ma nei secoli autori e scrittori non hanno smesso di riflettere e indagare su cosa sia successo all’indomani della nostra Pasqua cristiana.

Il celebre attore romano Massimo Wertmuller, nei panni della guida dei legionari al momento della crocifissione di Gesù sul Golgota, si racconta volentieri alla mia penna.

Ridere, ma anche riflettere: teatro gremito per “Come cristo comanda”. Dimmi la verità, lo avresti immaginato?

Alla prima lettura il testo mi ha subito convinto. E siccome-mi verrebbe da dire “ormai”-se posso e quando posso,faccio prima di tutto le cose che mi convincono, indipendentemente da come andranno,”come Cristo comanda”, l’ho voluto fare a prescindere. Anche perchè ci sarebbe stato con me Michele,che stimo come persona e come attore, oltre ad essere l’autore del testo. Poi, il fatto che quello che scelgo vada anche bene è un piacere in più.

Questo testo e il personaggio di Cassio interrogano nel profondo anche un artista navigato come te?

Credo che proporre la figura di Gesù oggi abbia un grande senso, sia di grande utilità. Basta aprire i giornali per trovarci di fronte ad un’epoca buia, preoccupante, molto povera. Isis, Siria, ragazze uccise e sezionate, bambini gettati dai balconi o sparati per ripicca, ecc.ecc… Gesù in questa totale mancanza di empatia sarebbe utilissimo. E’ il suo messaggio di amore, con cui disturbò il potere fino a essere ucciso, oggi assurge a messaggio rivoluzionario. Gesù è più di un Che Guevara. Lo dico, infatti, da laico, deprivando Gesù volutamente della sua dimensione ultraterrena, ma ancorandolo fortemente alla realtà, alla Storia. Il Gesù storico, secondo me, il Gesù uomo, ragazzo, è molto più interessante del Gesù trascendentale.

Roma, le nostre radici cristiane, i nostri costumi, vanno ricordati e portati in scena perché rischiano l’oblio per le nuove generazioni?

Indipendentemente da quello che si crede o si segue, come riferimento religioso o filosofico, resta sempre valido, secondo me, il “libero arbitrio”. Intendo che tutti possiamo sempre scegliere tra il bene e il male, tra il fare bene e il fare il male. Questo dovrebbe essere, per tutti, il dovere quotidiano.

Avvalersi semmai del super-uomo che ci sorveglia per operare sempre guardando al bene. Non è quindi una questione di costumi locali. Anche se, purtroppo, la Roma che io amo e che mi unisce a Michele La Ginestra e a tutti quelli che hanno amato Belli,Trilussa, Magni, Sordi,non esiste più. Quindi sì, in questo senso, può avere una sua utilità riproporre sempre, ricordare, quella Roma. Come ha sempre senso la Memoria, soprattutto quella storica. Chi ce l’ha corta è stupido, ed è sempre in pericolo….

Le prove con Michele La Ginestra e le serate sul palco, c’è un aneddoto a sipario chiuso che vuoi raccontarci?

Non ho grandi aneddoti da raccontare se non il fatto che io e Michele parliamo così tanto la stessa lingua,che se ogni tanto uno di noi due improvvisa in scena una battuta, l’altro gli risponde subito a tono. E’una cosa rara, questa.

@giuScarlato

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