UniBA: Le donne. Un viaggio alla scoperta degli  spazi femminili fra ‘800 e ‘900

Si inaugurerà lunedì 16 aprile alle ore 17:00 nel Salone degli Affreschi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro la mostra documentaria dal titolo “Le donne. Un viaggio alla scoperta degli  spazi femminili fra ‘800 e ‘900” curata dalla prof.ssa Vittoria Bosna  e dalla prof.ssa Rosa Gallelli.

Aperta dal 16 al 20 aprile la mostra sarà visitabile la mattina dalle ore 9:00-13:00 e il pomeriggio dalle 16:00-18:30.

La mostra documentaria intende ripercorrere in breve il lungo viaggio  verso l’emancipazione della donna proponendo una “ricostruzione” degli  spazi, dalla educazione informale e domestica che forma la “buona  sposa cristiana” che mantiene un ruolo importante anche quando nelle  classi sociali più elevate iniziano a diffondersi criteri educativi  che richiedono maggiori bagagli di conoscenze e ruoli più attivi come  l’educazione dei figli, alla conquista dell’istruzione formale.

Soltanto dopo il 1848, quando l’Italia come tutta l’Europa è investita da un movimento rivoluzionario si iniziò a parlare di  istruzione, anche se in Italia il processo di alfabetizzazione  femminile non riuscì a recuperare il ritardo maturato rispetto alla  più  avanzata istruzione degli uomini. L’educazione femminile è ancora ai primordi, ci sono gli educandati dove compaiono le prime  scuole per il lavoro e le “arti donnesche” nei programmi  d’insegnamento. Le famiglie benestanti assumono istitutrici e nella  seconda metà dell’800 il modello borghese si diffonde in tutte le  classi sociali attraverso i manuali scolastici.

Si tratta di un percorso che compirà  la sua maturazione completa  soltanto nel momento in cui lo Stato articolò programmi scolastici  differenziati tra donne e uomini. Nello stesso tempo si aprirono  interessanti prospettive emancipati e per le donne che riuscirono ad  uscire dalle loro abitazioni emancipandosi con lo scoppio del primo  conflitto mondiale. Una emancipazione che si velocizzò con il loro  inserimento nelle attività  lavorative, consolidando  l’importanza  della figura della maestra, lasciando apprezzare il ruolo della  crocerossina per lungo tempo aperto soltanto alle donne aristocratiche  e borghesi.

Il processo di apertura all’Europa e a tutto il mondo era in corso e  la donna non si è più “fermata”, affermando con forza la sua  capacità di sapersi sempre “riciclare”, di sapersi aprire al mondo.  A questo punto, oltre alla formazione della sposa e della madre,  concetto ripreso nel Liceo femminile pensato da Giovanni Gentile, ma  che ebbe poco successo, diventò essenziale nella educazione della  donna l’apertura alla società.

Ecco gli spazi dedicati allo svago (la musica, il teatro) e alla  politica (le parlamentari e le giornaliste). La civiltà della conversazione è cambiata, raggiungerà l’apice della modernità nel corso del ‘900 e nel ’68, con le contestazioni  studentesche non si potrà più tornare indietro, nel segno  delle aperture, dell’istruzione, del lavoro e della parità dei diritti.

Vittoria Bosna

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