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Adozioni ……” predestinate “

“ Tu conoscerai e assaporerai il dolore, tu sei giunto nella dimora dl pianto e dell’afflizione ,dove regna la sofferenza “.

Così, si esprimeva un poeta azteco, di fronte alla nascita  di un neonato ,convinto com’era che “la vita è come un sogno che presto finisce “. Sembrerebbe ,commentando questi versi, che durante la civiltà precolombiana, il destino di molti bambini fosse già “tragicamente “ segnato, e che lo sia ancora oggi, ove si pensi al crescente aumento di adozioni interetniche di  bambini  provenienti  dall’America Latina ( e,in particolare dal Brasile ), molti dei quali, destinati al turpe mercato di espianto-trapianto d’organi !

Ma, davvero ,era questa la sorte che attendeva  il  nascituro  precolombiano ?  Tutt’altro!

Infatti,”l’ostetrica “azteca accoglieva il nuovo nato  con parole cariche di speranza ,come: “Pietra preziosa “, ” Piuma di Quetzol “( uccello piumato del Guatemala ); ” Eccoti giunto in questo mondo  ,dove la tua missione è quella di dare da bere al Sole il sangue dei nemici e di nutrire la terra con i loro corpi “. E ,se per caso ,il neonato era venuto alla luce in un giorno nefasto  per l’avverarsi di quest disegni , il parentado cercava di barare sulla data di nascita  per corrergene il destino. Erano tanto convinti  -gli indiani d’America -che la missione del figlio maschio non potesse essere altro che  quella di diventare un valoroso guerriero ,che al momento del taglio del cordone ombelicale, “l’ostetrica”,se il neonato era maschio, affidava la placenta ad un soldato, affinchè la sotterrasse in un campo di battaglia; se era una femmina ,veniva  sotterrata sotto il focolare domestico.

Anche per l’imposizione del nome, si faceva in modo che la cerimonia avvenisse  in una data favorevole. I familiari ringraziavano l’ostetrica  per quanto aveva fatto, ivi compreso l’aver bagnato la bocca con alcune gocce d’acqua, rituale equivalente, probabilmente, al battesimo cristiano. Il neonato veniva, poi ,”sistemato “in modo diverso a seconda dei gruppi etnici di appartenenza in Perù, la madre lo teneva in una sorta di culla di legno;in Messico, era sostenuto, a cavalcioni , direttamente da una gamba della madre, mentre le indiane  dell’America del Nord lo adagiavano in una borsa di pelle, portata sulle spalle.

Il bambino veniva allattato almeno tre volte al giorno. Curiose erano alcune posizioni assunte dalle madri durante l’allattamento Le peruviane, per esempio, assumevano, addirittura ,una posizione  analoga a quella di un quadrupede, così come è stato tramandato  da alcune raffigurazioni su un vaso mochica. Per stimolare la lattazione, le donne portavano sul petto degli amuleti , oppure bevevano  pozioni  a base di gamberetti. Lo svezzamento avveniva intorno ai due -tre anni di età,e l’alimento base  era rappresentato dal mais. Questo, insieme con le “tortilas “(ricche di calcio ) costituiva una ricca fonte  proteica, tanto da chiedersi come mai la  maggior parte dei bambini presentasse deformazioni ossee delle gambe secondarie ad avitaminosi, come è rappresentato in alcune statuette; probabilmente ,intervenivano ,in qualche caso, delle infezioni croniche. Secondo il Codex Mendoza, all’età di tre anni, i bambini  aztechi dovevano assumere a ogni pasto una mezza focaccia di mais; a quattro-cinque anni una intera ,dai sei  ai dodici anni una e mezza, e dai tredici anni in poi due.

Per completare questo “identikit “del bambino precolombiano, dobbiamo ricordare che era sotto la protezione del dio Tlaltecum  e di Ixtilitlon -il piccolo dio dalla faccia scura – che veniva invocato, in caso di malattia. Ma era, sopratutto, l’amore delle madri che prevaleva per proteggere i figli da ogni male, così come si nota in alcune immagini  dipinte su ceramiche peruviane e messicane.

Certamente, l’amore per i piccoli discendenti di antichi guerrieri  non si è affievolito ,e se la miseria e la disperazione dei tempi attuali, costringono questi popoli ( al pari di altri ) a favorire “l’esodo” dei loro bambini verso Paesi più ricchi e lontani, ci sembra doveroso  garantire che la loro adozione continui ad essere un atto d’amore e di civiltà ,e non si trasformi in turpe e crudele egoismo, aprendo ,sempre più, la pericolosa strada verso la tratta dei minori, perchè “…essi erano figli del Sole , Signore  assoluto di tutto, il quale  era venuto nel mondo per ammaestrare l’Umanità a fare del bene…” (antica preghiera azteca ).

Peppino Aceto

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