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Sloveno a scuola, Giacomelli: “Stipendificio elettorale per la comunità slovena?”

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TRIESTE – “Con tutti i problemi che hanno le scuole triestine (anche di organico) l’insegnamento dello sloveno mi pare veramente l’ultima cosa di cui c’era bisogno. A meno che non si tratti di uno stipendificio promesso alla comunità slovena sotto elezioni regionali”. Netta contrarietà del candidato di Fratelli d’Italia Claudio GIacomelli alla notizia dell’introduzione della possibilità da parte del Miur di sostenere l’insegnamento della lingua slovena affiancata all’inglese, francese e tedesco: “Già a settembre il ministro Fedeli aveva annunciato l’insegnamento della lingua slovena nelle scuole di Trieste. Annuncio fatto non davanti a una folla di famiglie che chiedeva fosse insegnata quella lingua, ma al Teatro stabile sloveno di Trieste per il “52esimo seminario di lingua e cultura slovena” (cioè il seminario degli insegnanti in Sloveno). Insomma, la lingua slovena ad oggi non è richiesta da chi la deve imparare ma da chi la deve insegnare (e magari spera di essere assunto per questo): infatti si resisterà l’assenza di un dato sulla richiesta di imparare lo sloveno da parte delle famiglie triestine”. 

“Veramente incommentabile poi la sparata del capogruppo della Lega Polidori e le sue parole sull’“arrivo dell’Italia” a Trieste: ricordo che non ci è arrivata in bicicletta, migliaia di Italiani hanno perso la vita perché Trieste fosse italiana, può chiederlo a Salvini che ha appena visitato Redipuglia – replica il candidato di Fratelli d’Italia al rappresentante leghista -. Non si comprende perché Polidori voglia parlare di storia nel trattare un fatto di attualità. Se proprio vuole, in materia di educazione Polidori potrebbe andare a vedere come venne trattato l’insegnamento dell’Italiano alla fine dell’‘800 dalla Corona Asburgica. Potrebbe andare a vedere le petizioni dei cittadini triestini per la libertà di insegnamento della lingua Italiana nelle scuole statali, può andare a documentarsi sulla repressione dell’esercito asburgico, sull’uccisione con le baionette dello studente italiano Rodolfo Parisi e di tanti altri triestini nella “naturale convivenza” dell’Impero Asburgico di cui parla. E ricordarsi soprattutto il netto rifiuto dell’Impero a dare la concessione per costituire a Trieste un’università italiana, chiesta dai triestini sin dal 1848 e mai concessa. A Trieste l’Università fu fatta. Ma dall’Italia”.

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