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Questo governo non s’ha da fare (ancora)

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Ma le “bravate” dei due vincitori non turbano Mattarella

È un vero e proprio stallo fatto di veti incrociati e spaccature. Questo governo ancora non s’ha da fare. Dopo il secondo giro di consultazioni ancora è un nulla di fatto. Dal canto suo Mattarella ha fatto ben capire che ancora non c’è intesa e che sta valutando diverse soluzioni. Del resto, il quadro tracciato dal presidente è quello di un mondo precario, in cui il nostro paese deve destreggiarsi tra “i contrasti nel commercio internazionale” e “l’acuirsi di tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia”. Da un lato gli Stati Uniti che minacciano nuovi dazi nel settore metallurgico e non per ultimo lo scontro USA – Russia che è sfociato nel conflitto siriano.

Tante, troppe le “scadenze importanti e imminenti nell’Unione europea”, vale a dire per il vertice europeo in programma per il 28 e 29 giugno, che affronterà temi importanti tra cui il futuro dell’Unione europea e la Brexit.

Ma cosa potrà di concreto fare Mattarella per uscire dallo stallo?

Partiamo dal primo punto, innanzitutto ha dato l’ultimatum sulla scorta della reale necessità di un governo operativo e funzionante al 100%. La probabilità che il Presidente dia il mandato esplorativo a Di Maio sembra essere molto lontana ed infatti pare stia pensando di dare l’incarico a Salvini.

Altra ipotesi è quella del Governo del Presidente. In questo scenario i più accreditati sembrano il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Castellati. Quest’ultima, tra l’altro, ha già dato la sua disponibilità. “Se me lo chiedesse il presidente della Repubblica non potrei certamente dire di no”, ha detto alla Stampa, e il suo nome potrebbe essere accettato dal Pd e quindi appoggiato da una maggioranza dem-centrodestra, se Salvini incassasse il colpo. Ovviamente questo scenario vedrebbe fuori il Movimento 5 Stelle che oltretutto il partito con più consensi.

Terza ipotesi è quella del governo di scopo che porti una nuova legge elettorale e poi il voto.

Ad acuire la situazione, come se non bastasse, le elezioni in Molise ed in Friuli Venezia Giulia. Nessun partito cerca il compromesso in campagna elettorale, questo è risaputo. Aspettare il risultato elettorale di queste due regioni potrebbe confermare o sconfessare i risultati delle elezioni nazionali, quindi meglio aspettare.

A livello di partiti le tensioni non si smorzano. I rapporti tra il centrodestra ed il Movimento 5 stelle sono ai minimi dopo la battuta di Berlusconi contro i grillini. A nulla è servita la mediazione di Salvini che tra l’altro è costretto ad assistere indenne alla spaccatura della coalizione di centrodestra. Una spaccatura che apparentemente si è consumata sulla situazione in Siria ma in realtà nasce tra i veti incrociati tra Di Maio e Berlusconi. Il primo aveva di certo l’obiettivo di spaccare il fronte avverso e ci è riuscito, il secondo cerca in tutti i modi di tornare ad essere influente dopo il magro ed inaspettato risultato elettorale.

Salvini nel frattempo in diretta facebook ha ricordato, a scanso di equivoci, il suo no a un governo di larghe intese: “Qualcuno, come Pd e Forza Italia, sogna i governoni con tutti, alla Monti, Pd, Forza Italia. Gli italiani hanno chiesto qualcosa di diverso. Mi rifiuto di pensare a un governo che coinvolga il Pd, che in questi anni ha fatto il contrario di quello che voglio fare io ed è stato bocciato dagli italiani”.

Ed il PD che fa?

Semplicemente nulla, ha infatti nuovamente ribadito la volontà di rimanere all’opposizione.

Più il tempo passa e più si avvicina l’ora della decisione, anche se sembra evidente che allo stato attuale il presidente Mattarella non riesca a dare un incarico dagli esiti sicuri. Quando finiranno i giochi? Ovviamente quando lo deciderà Mattarella che oggi si trova nella difficile situazione di cercare un reale equilibrio tra l’esito delle elezioni e le esigenze della Nazione.

Giovanni Mongelli

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