Antonietta Benagiano: Giorgio Barberi Squarotti a un anno dalla scomparsa

Nino Bellinvia

La scrittrice massafrese Antonietta Benagiano ricorda a un anno dalla scomparsa il grande poeta, critico e saggista letterario Giorgio Barberi Squarotti.

A un anno dalla scomparsa di Giorgio Barberi Squarotti, oltre che critico e saggista letterario di fama internazionale, poeta al di là del tempo (in “Dialogo infinito”, edito da Genesi Editrice lo scorso anno, tutte le sue opere poetiche), riportiamo il ricordo della poetessa, scrittrice e saggista massafrese Antonietta Benagiano.

Torna la primavera a risplendere in questa parte del globo, si bea lo sguardo, lontano manda le rovine provocate da abitatori sempre meno sapientes. E pensiamo a Giorgio Barberi Squarotti scomparso lo scorso 9 aprile, al poeta raffinato e gentile che la primavera amava, il suo splendore e bellezza: “… mirabile l’alternanza di splendore e di ombre, tra fiori e verzura…” (lettera inviataci il 24 marzo 2012). Ancor di più aveva piacere di godere di sole e calore alle amate Langhe, la terra della madre: “Questo è il mio amato paese alquanto erto: lì, nell’estate, scrivo le mie poesie e i miei saggi migliori… Nel mio giardino c’è fresco, ci sono alberi, fiori, erba limpida e fresca: è così che trascorro le ore più assolate” (cartolina inviataci il 10 agosto 2012). Alle Langhe “tutto è perfetto: il cielo è limpido, le colline sono verdissime, fa fresco. Arriva ogni tanto un temporale, ma è mite e gentile con tanti tuoni e lampi e breve e fruttuosa pioggia…” (lettera del 6 luglio 2012).  E c’eravamo anche noi: “… il Suo romanzo tanto originale e mirabilmente congiunto d’amore e di pensiero, di città e di vita. E’ un’opera straordinaria anche come struttura e scrittura, con, dentro, tanta sapienza (gioiosa e alacre) della mente e dell’anima. Le auguro molti e attenti lettori. Me lo porto sulle Langhe, per qualche rilettura gioiosa” (lettera del 7 luglio 2014). Ed era, come noi, in ansia per il futuro: “… non vedo, almeno per ora, nessuna alternativa all’attuale stato delle cose. Ma temo più ancora la vocazione alla violenza e alla morte che si sta sempre più diffondendo” (lettera del 9 luglio 2011). Gli restava la poesia “uno dei pochi modi per resistere ai maligni tempi” (lettera del 22 marzo 2013),msua compagna dall’età giovane. Giorgio Barberi Squarotti più non carca le terrene zolle ma resta e resterà presenza viva attraverso il tantus labor in eredità lasciato, per il  “Dialogo infinito” dove ha trasfuso in raffinati versi mente e anima. Ed è con la prima strofa di una poesia del 1961 (quanto mai appropriato il significato al presente tempo ancor più ruffiano e meschino), il cui titolo è tratto dalla espressione di Paolo di Tarso in una lettera ai Corinzi, che vogliamo chiudere il nostro ricordo:

PER SPECULUM IN AENIGMATE

Non servirti del linguaggio dell’arnia / se non vuoi rimanere prigioniero / del viscerale calore che logora e fa vili / e insegna la lezione degli insetti / gregari, pronti all’opera fedele / e all’ossequio, a gara nelle comuni comunicazioni, / in ire e lamenti comandati, alla pietà / o al grido di morte intorno al seme / che col vento cieco cade dal cielo nel tempo favorevole.

Ricordiamo ai lettoti che su Google si può leggere l’intera biografia di questo grande poeta, critico e saggistaletterario instancabile, il quale ha firmato, tra l’altro, monografie dedicate a D’Annunzio (“Invito alla lettura di Gabriele D’Annunzio”), Pascoli (“La simbologia di Giovanni Pascoli”) e occupandosi poi di Boccaccio, Ariosto, Tasso, Manzoni. Ha scritto anche capillarmente sulla poesia italiana del Novecento, con quella generosità intellettuale che posseggono le persone col pregio della curiosità, non lasciandosi sedurre né da metodi prestabiliti né da ideologie. Era invece concentrato sui testi, in specie sullo stile dell’autore che analizzava, convinto fosse lì il segreto di ogni opera. Nato il 14 settembre 1929, era stato allievo di Giovanni Getto, con cui si laureò nel 1952 discutendo una tesi su Giordano Bruno. Si occupò in seguito di numerosi autori, tra cui (alcuni citati prima): Carducci, Goldoni, Dante, Tasso, Petrarca, Manzoni, Berni, Gozzano, Tarchetti, D’Annunzio, Svevo, Gadda, Sbarbaro, Montale.

Coadiuvato da studiosi come Gian Luigi Beccaria, Marziano Guglielminetti e Giorgio Caproni, nel 1981 istituì la Biennale di Poesia di Alessandria. Dal 1967 al 1999 ricoprì la cattedra di Letteratura italiana moderna e contemporanea a Torino (prendendo il posto del suo maestro, Giovanni Getto). Fu inoltre responsabile scientifico del Grande dizionario della lingua italiana, pubblicato da Utet.

Tra le sue opere più significative, i saggi “Poesia e narrativa del secondo Novecento”per Mursia nel 1961, “Il codice di Babele”da Rizzoli nel 1972, “Il sogno e l’epica”per Genesi nel 1993, “Il tragico cristiano da Dante ai moderni”da Olschki nel 2003, mentre delle 18 sillogi poetiche edite ricordiamo “La voce roca”, “La declamazione onesta”, “La scena del mondo”, “Le Langhe e i sogni”, “Le foglie di Sibilla” e “Il giullare di Nôtre-Dame des Neiges”. Con la sua morte (avvenuta il 6 aprile 2017), come è stato detto dagli studiosi mondiali, si è chiusa un’altra porta del nostro Novecento.

Nella foto una delle ultime immagini del volto del Poeta che la Genesi Editrice ha posto sul retro del cofanetto “Dialogo infinito”.

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