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I medici inglesi non denunciano per diffamazione e ne approfittano

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Il bambino ha lasciato questo mondo, se n’è andato, ma c’è chi continua come prima ad offendere i medici che lo hanno avuto in cura. I medici non sporgono denuncia per diffamazione, e forse per questo c’è chi ne approfitta e continua ad inveire contro di loro.

Trascrivo alcune righe da un’intervista rilasciata da una persona compente, Carlo Alberto Defanti, primario emerito di neurologia dell’Ospedale Niguarda di Milano e fondatore della Consulta di Bioetica: “Dal punto di vista scientifico le cose sono purtroppo abbastanza chiare. Questo bimbo ha una malattia degenerativa in fase avanzatissima, una malattia strana perché non è stato possibile fare una diagnosi precisa, però si sa che gran parte del suo cervello è distrutto, non ha nessuna possibilità di sopravvivenza se non per qualche tempo assistito con il ventilatore, cioè fatto respirare artificialmente. I medici dell’ospedale si sono resi conto che a questo punto non è nell’interesse del bambino esser tirato avanti in questo modo. Questo configura proprio il modello del cosiddetto accanimento terapeutico. Il bambino è l’unico in Europa a non sapere nulla del suo caso, non ha nessuna possibilità né di percepire né di comunicare. L’unico dubbio che si può avere, e che giustamente i medici inglesi hanno, è che possa avere qualche senso di dolore o di sofferenza ed è per questo che viene anche sottoposto ad adeguate cure palliative”.

Parole pronunciate ovviamente prima che il bimbo morisse.

Ancora qualche riga: “Questo bambino non è più in grado di respirare autonomamente se non per certi periodi, e questa sua capacità di farlo autonomamente andrà affievolendosi col tempo fino a portarlo comunque alla morte. Ora se la ventilazione viene proseguita, probabilmente la sopravvivenza del bambino sarà un po’ più lunga, ma questo non significa salvarlo. Questa è la situazione tanto deprecata da tutti e poi invece praticata in questo caso e non solo, dell’accanimento terapeutico, di fare qualcosa che non è nell’interesse del bambino… Nella letteratura bioetica si parla in questi casi di “best interest“, di migliore interesse. E i medici dell’ospedale di Liverpool hanno agito in questo senso e sono stati confermati in questo dalle autorità” (Trasmissione di RadioPopolare “Il demone del tardi”).

Mi sembra chiaro, chiarissimo: il bambino era divorato da un mostro, la terribile malattia degenerativa (si badi bene: degenerativa). I medici, nell’interesse del bambino, hanno ritenuto giusto evitare che il mostro finisse la sua opera distruttrice.

E per qualcuno i mostri sono diventati loro, i medici che, ripeto, hanno agito nell’interesse del piccolo paziente. Ecco che cosa, un religioso signore (almeno così sembra) ha scritto con sconcertante disinvoltura, sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi:  “Non so cosa stiano pensando in queste terribili ore i genitori di Alfie Evans, ma dubito che abbiano lo stesso pensiero di chi, sui social e sulla stampa, si augura una punizione divina esemplare per i responsabili della morte del loro bambino”.

Il “responsabile” della morte del bambino non è, secondo questo signore, il mostro che lo stava divorando, non è la terribile malattia degenerativa, sono i medici che lo hanno avuto in cura. Ma forse intendeva “responsabili” secondo gli accusatori sui social e sulla stampa? Non sembra, giacché più avanti scrive: “Un famoso figlio ingiustamente condannato da alcuni giudici, rivolgendosi a suo padre, gli chiese non di punirli, ma di perdonarli, adducendo l’attenuante che non sapevano quello che facevano”.

Non è sfiorato dal minimo dubbio, il religioso signore.

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