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L’immobilismo politico-istituzionale ha svegliato la coscienza civica degli Italiani

GAME OVER: l’immobilismo politico-istituzionale ha svegliato la coscienza civica degli Italiani.

di Giuseppe Trizzino

Dopo il voto del 4 marzo 2018, nessun Italiano è soddisfatto, consapevole di una scelta priva di ragione e di convincimento, dettata solo dall’istinto di voler cambiare qualcosa che oggi, già vive nella fervida consapevolezza che quel voluto cambiamento non può nascere e germogliare solo attraverso l’esercizio del voto c.d. ‘di protesta’, ma a volte, solo da una reattiva azione civica.

Quando non si può cambiare qualcosa, si deve necessariamente azzerare e ricostruire, conservando solo le sostanze utili.

Per cui l’unica via rimasta è quella culturale e sostanziale, civica e reattiva, nutrita dalla necessità di essere presenti e custodita dalla volontà intelligente di dover proteggere e tutelare i propri interessi legittimi.

Elezioni indette secondo una legge a dir poco illiberale e conservatrice dei poteri precostituiti e salvaguardati che nei fatti ha determinato un non potere del cittadino sovrano.

Ma una precisazione sul sistema parlamentare Italiano è doverosa.

Il nostro è un sistema elettorale misto (maggioritario con recupero proporzionale puro) e questo determina che ogni partito avrà la sua rappresentanza in Parlamento secondo le regole della legge elettorale.

Ma è dentro al Parlamento che dovrà poi nascere una coesione circa una maggioranza di governo.

Invece in Italia, i furbi della politica hanno voluto inaugurare il c.d. “semi presidenzialismo” senza modificare la costituzione.

Infatti apporre il nome del Leader di un partito o coalizione non fa parte del sistema perché, l’elettore crede di votare un Leader ed il suo partito, ma nei fatti esprime una preferenza soltanto al partito.

Solo successivamente quel “voto” avrà un nome in base alla graduatoria dei candidati inseriti dal partito e cosa più illiberale, il c.d. “voto” al leader non esiste!

Perciò successivamente, giunti gli eletti in Parlamento si proclamano Generali di truppe inesistenti, incapaci a realizzare una sintesi con gli altri gruppi, proprio in virtù di una falsa rappresentazione che loro stessi danno all’esterno ma che alla fine non può sostanziarsi nel Parlamento.

Eppure la metà degli elettori hanno protestato con il loro voto estremizzando tra la Lega ed i 5Stelle, tra populismo e popolarismo, tra promesse di sussidi e regolamentazione dell’immigrazione.

Ma non tutto si racchiude nella estremizzazione perché, anche tutti gli altri partiti hanno perso un’occasione per ritirarsi con onore.

Nessuno è apparso capace di rinnovarsi nelle idee e nei nomi, nessuno si è discostato dal confermarsi filo lobbista.

E poco conta il nome del partito, se tutti sono figli dello stesso frutto; conservatori, trasformisti, idealisti senza scrupoli che hanno reso la rottura, socio–culturale con la gente comune e col popolo che anima l’Italia, irreversibile.

Nessuno di loro ha compreso forse, la portata dell’evento su cui oggi cammina la società italiana.

Doppiogiochisti, moderati, possibilisti e fattucchieri della vita pubblica del paese, ormai ridotti ad osservatori della disfatta, timorosi ad affrontare il popolo, capaci solo di sedere sullo scranno ad osservare sondaggi di gradimento, privi d’animo nazionale e di coscienza reale, stanno solo aspettando l’arrivo del legittimo inquilino del potere nazionale, gli Italiani.

La nostra Nazione è forte, e da sempre ha saputo costruire un sentiero da percorrere.

L’Italia reagirà con orgoglio nazionalista e con consapevolezza popolare, riprendendo un cammino civico e movimentarista proprio delle rivoluzioni culturali civili e popolari, spazzando via l’idea partitica come oggi conservata e nutrita dagli interessi economico–finanziari delle lobby.

Il popolo alla base sta rinvigorendo i movimenti rappresentativi delle città, delle regioni e delle associazioni a tutela degli interessi diffusi, solo per alimentare un soffio che diventerà vento, spinto dal comune sentimento nazionale.

L’Italiano non ha smesso mai di vegliare sui valori comuni e sulle tutele fondamentali e, proprio sotto l’albero della Nazione, libero e rigoglioso, garante della volontà popolare, ogni cittadino ritrova altri patrioti rinvenendo la necessità di intervenire per amore di tutte quelle necessità che ci appartengono e su cui i partiti non hanno saputo vegliare.

Adesso dopo un governo tecnico ed Istituzionale, si tornerà al voto, consapevoli solo di una ragione.

Una sola ragione…

Il voto è sacro e la decisione appartiene al sovrano.

Nessun cittadino lo svenderà più, perché sarà un voto intelligente ed utile.

È maturata una coscienza civica in ogni Italiano, una consapevole e matura volontà di ridarsi un legittimo Parlamento che parli la lingua del popolo e non più quella delle lobby del Palazzo del potere.

Nessuna Piazza condanna gli eletti per la propria incapacità a determinare un solido indirizzo politico al Paese, di contro si è sviluppata una determinata capacità di coesione popolare che abbandonerà i partiti per sostenere i movimenti di base e territoriali in tutta Italia verso una stagione rappresentativa moderna, in ossequio alla Repubblica ed alla nostra amata Patria.

Lo faranno gl’Italiani orgogliosi e lo faranno in modo silenzioso,  per la loro stessa dignità di cittadini, per i loro figli e padri, per i loro nipoti e per i loro nonni ed infine per tutti gli altri Italiani, perché questo Popolo ha deciso di rialzarsi e di rimettersi in strada come Nazione e come tale indicherà una decisione univoca.

Una voce silente e decisa, una voce che soffierà così forte da fare pulizia in ogni angolo delle Istituzioni Nazionali, corrotte e corrose dal potere trans nazionale dettato anche da un Europa fallita negli ideali e tradita negli intenti, serva dei poteri ombra che relegano i cittadini di un continente a destinatari delle loro scelte finanziarie.

I popoli non si uniscono con la penna, così come in Italia i Governi non si decidono sui social, ma solo dentro le Istituzioni, su precisa determinazione del popolo sovrano.

Questa è la lezione che domani, gli odierni eletti e rappresentanti avranno imparato.

Dio benedica l’Italia.

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