Lettera aperta sul 1 maggio

Saluto con questo testo tutte le donne e gli uomini che onorano il 1 maggio. 

Tutti coloro che non si lamentano e si impegnano nello sviluppo sociale armonico della società. 

Oggi l’Italia vive una confusione sociale atipica; mentre la confusione ha sempre generato opportunità nella storia, questa è chiaramente sterile; la definirei una sindrome da ansia sociale.

Mao diceva: “oggi c’è caos, è una bella giornata”‘

Oggi non vi è caos, ma una collettiva ansia sociale nell’ immobilismo.

Non ho alcuna intenzione di scrivere un testo di critica negativa oppure di allarme generalizzato, ma sento l’impegno di voler fare qualche riflessione per alimentare un confronto.

In Italia, nel Lazio, in provincia di Latina non vi è una questione di crisi economica a tormentare le aspirazioni lavorative, ma sono convinto che sia una crisi di visione politica e sociale.

Oggi il lavoro e le funzioni lavorative sono anche aumentate, ma è la sicurezza lavorativa a rendere critica la situazione, non tanto e solo di stabilità contrattuale, ma soprattutto del valore della retribuzione e dell’interpretazione della gestione delle imprese.

Nonostante il lavoro, emergono sempre maggiori le disuguaglianze sociali.

Non basta lavorare per vivere in una situazione di sufficienza economica.

Questa situazione genera paura e insicurezza nelle questioni lavorative, in quelle familiari e quindi nella integrale vita sociale.

La insicurezza è l’elemento che origina l’attuale ansia sociale.

Viviamo uno stato di insicurezza perché manca una visione politica del destino della nostra comunità, forse perché manca proprio la coscienza di un destino comune.

Se questa coscienza fosse viva allora ci sarebbe una visione politica generale a guidarci, rendendoci sicuri, anche nelle difficoltà e nelle crisi.

L’individualismo ci ha resi inaspettatamente meno pragmatici e più condizionati dalle pulsioni, dalle paure e dai bisogni.

L’individualismo ha espresso la solitudine e questa il rancore, quindi l’insicurezza, sentendoci tutti nelle liste di proscrizione di un complotto globale.

La soluzione c’è, è nel riconoscimento di una coscienza comune, che esprima quei riferimenti positivi che restituiscano alla politica la guida della evoluzione sociale.

È la sicurezza politica a dare valore di stabilità al lavoro e ai lavoratori.

Quando sento dire dagli attuali leaders politici che i propri movimenti sono post ideologici e che le idee non sono di destra o di sinistra, ma esistono solo le buone idee, allora capisco che queste rappresentanze non hanno soluzioni.

Prima parlavo di riferimenti positivi, ecco, questi distinguono una posizione di destra, di sinistra, una liberista, socialista o di dottrina sociale. 

Le idee partono e si tramutano in soluzioni  solo quando originano da identità politiche non relativiste.

Se no, è una politica che non risolve, perché tutto è relativo e quindi essa stessa viene trascinata dagli eventi e non li guida.

Riscopriamo le identità e le differenze per riappropriarci della sicurezza sociale.

Quando abbiamo paura degli immigrati, quando discutiamo sulla indifferenza nella identificazione della figura paterna o materna, quando affermiamo che è tutto relativo, allora siamo noi stessi a generare insicurezza, anche per e nella tutela del nostro lavoro, non saldandolo a una funzione sociale, a un destino di una comunità, ma alla utilità speculativa per comprare e per comprarci.

Ridiamo valore al lavoro e alla nostra funzione sociale, riscoprendo la nostra identità, con questa esprimeremo una politica che genererà una visione e, quindi, sicurezza per la nostra comunità.

Ci siamo illusi che il relativismo ci avesse assicurata la uguaglianza, invece ci sta proponendo la indifferenza, che alimenta proprio le disuguaglianze sociali.

Non lavoriamo per comprarci il telefonino, ma per costruire il contenuto delle parole da dire tramite quel telefono, così sapremo trasmettere identità, costruire comunità e una tutela sociale per sentirci sicuri.

Buon 1 maggio di comunità, partendo da San Giuseppe Lavoratore Patrono delle Acli

Nicola Tavoletta

Direttore Acli provinciali di Latina

Portavoce Forum Terzo Settore provincia di Latina

 

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