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Il mondo del lavoro: una “missione impossibile”?

Il “mondo del lavoro” e il precariato che lo contraddistingue è una delle tematiche molto gettonate al giorno d’oggi. La disoccupazione in Italia è passata dal 44% del 2014 al 32% registrata nel 2017. Lo confermano i dati Istat che stimano inoltre che il tasso di disoccupazione giovanile (tra 15-24 anni) sia sceso in quattro anni da quota 42% al 32 per cento. A preoccupare è il numero di inattivi e disoccupati (L’11%) che scoraggiati non cercano più lavoro perché cercare lavoro si è tramutata in una sorta di “mission impossible” e perché c’è molto lavoro nero che dilaga che non assicura nessun tipo di tutela, garanzia e futuro. Per un neolaureato l’entrata nel mondo del lavoro diventa quasi un “incubo”. Ormai è diventato un “lavoro cercare lavoro”. Far fronte ai cambiamenti del mondo del lavoro non è semplice nemmeno per chi si ritrova a cinquant’anni a rimettersi gioco e a cambiare mansioni e ruolo perché l’azienda nella quale collaborava fino a qualche tempo fa ha fallito a causa della crisi economica o ha trasferito la produzione all’estero dove i costi di lavoro e le tasse sono inferiori.

Per discutere su questa tematica ho interpellato il giornalista scrittore pescarese Maurizio Di Fazio, autore di “Italian Job- Viaggio nel cuore nero del mercato del lavoro italiano” edito da Sperling & Kupfer. Il suo è un libro molto interessante che non si rivolge solo ad un pubblico di esperti sull’argomento. Nasce dall’esigenza di dar voce e testimonianza su problematiche che riguardano tutti quanti perché il lavoro è una sorta di “progetto esistenziale” in cui investire energie, tempo e creatività e che se viene meno ci defrauda di una parte della nostra dimensione umana.

INTERVISTA A MAURIZIO DI FAZIO

1)Com’è nata l’idea di scrivere “Italian Job- Viaggio nel cuore nero del mercato del lavoro italiano”?

Il progetto nasce da una serie di inchieste sul tema del lavoro-oggi che ho scritto per L’Espresso. Era vero che il treno del lavoro avesse ripreso a correre, e che si trattasse di lavoro di qualità? Il Jobs Act stava davvero rivoluzionando le cose? Da qui l’idea di farne un libro.

2) Per lei quale valore e funzione ha il lavoro nella vita di un uomo?

Non dimentichiamoci mai che, stando alla Costituzione, siamo una Repubblica fondata sul lavoro e che proprio tramite questo dovremmo emanciparci materialmente ed elevarci spiritualmente. Nel lavoro si concentra il segno più tangibile e nobile del nostro passaggio terreno. Grazie al lavoro entriamo in contatto con gli altri e diamo un senso, un progetto, alla nostra esistenza. Ecco: fino a dieci, quindici anni fa, era ancora, più o meno, così. Poi è arrivato il mantra strumentale della flessibilità. E da lì alla pessima occupazione di oggi il passo è stato brevissimo.

3) Dei quattordici capitoli di cui si compone il libro a quale è più affezionato e perché?

Forse quelli ambientati nei mondi della logistica e del commercio. La prima è stata data in subappalto alle cooperative esterne. Questo significa meno soldi in busta paga, e molti meno diritti, nonché straordinari non retribuiti. Lavori come trasportatore, come montatore ma vieni retribuito come se lavorassi in una ditta di pulizie o “multiservizi”. Ogni tre o quattro anni magari la cooperativa finge di chiudere, e poi riapre sotto nuove e mentite spoglie. Per i lavoratori, è come ricominciare ogni volta. Poi c’è il commercio. All’ombra della GDO (la grande distribuzione organizzata) vengono perpetrate le peggiori schifezze. Cassiere costrette a farsi la pipì addosso perché non possono abbandonare la loro postazione. Commesse trasferite di decine di chilometri perché hanno chiesto una domenica di riposo al mese per stare insieme ai figli. Già, perché con la liberalizzazione degli orari di apertura decisa dal governo Monti ormai si lavora sette giorni su sette, 365 giorni all’anno, di giorno e di notte (vedi Carrefour). Senza che però siano aumentati i salari, le ore lavorate, gli incassi dei centri commerciali.

4) Se non fosse uno scrittore e un giornalista, che lavoro avrebbe svolto e perché?

Il musicista rock. Amo, in modo viscerale, la musica. Vivo sotto una colonna sonora permanente. La mia educazione sentimentale è quasi tutta lastricata di grandi dischi e memorabili concerti. Nel tempo libero mi dilettavo anche a fare il dj.

5)In Italian Job si fa riferimento alla tecnologia che nel mondo del lavoro ha accelerato tempi di produzione, accorciato distanze ma dall’altra parte ha fatto regredire i salari e i diritti del lavoratore. Lei che rapporto ha con la tecnologia come giornalista? E nella vita privata?

Sono un adattivo digitale, ma non posso più prescinderne. Nel mio lavoro, nel nostro lavoro, per esempio, i social network sono una fucina preziosissima di spunti e contatti. Molte mie inchieste giornalistiche nascono o si completano indagando tra le pieghe del web. Le stesse fonti, oggi, si materializzano spesso online. Nella vita privata cerco di fare un uso il più possibile illuminato di smartphone, tablet e device vari. Una cosa sto smettendo del tutto di farla: acquistare su Internet.

6)Il suo libro solleva un interrogativo interessante: “stiamo davvero diventando schiavi di questo sistema precario”? Lei che ne pensa?

Penso che il confine sia molto labile e insidioso. Quando vestiamo i panni del consumatore, esigiamo consegne in tempi record, sconti esagerati senza porci il problema di come tutto questo sia possibile. Quando ci tocca cercare lavoro, ci meravigliamo di quanto sia diventato difficile trovarne uno, e che sia dignitoso. In poche parole, finiamo per armare noi stessi i nostri carnefici, i nostri schiavisti, adottando pratiche di consumismo perenne, innaturale e compulsivo. Poi sì, certo, gran parte della colpa del de profundis degli ultimi tempi va ricondotto all’accidia della politica e dei sindacati.

7)Che consigli darebbe ad un giovane neolaureato che per la prima volta fa ingresso nel mondo del lavoro?

«So che è difficile, ma ricominciate a pretendere i vostri diritti, almeno quelli di base. Fate massa critica tra di voi; non lasciatevi “atomizzare”. Cercate di intrecciare un dialogo costante tra i vari segmenti del mondo del lavoro. Rifuggite il più possibile dai contrattini a giornata, dai lavoretti superflessibili. Se vi propongono, inizialmente, un contratto di somministrazione, accettatelo pure, tanto è diventata la norma. Ma se dopo 36 mesi consecutivi (il tetto massimo previsto dalla legge) vi fanno stare fermi un paio di settimane per poi riassumervi bellamente con un nuovo contratto a somministrazione, prorogabile per altri 36 mesi… beh, a questo punto rifiutatevi, scendete da questa giostra impazzita

8)Perché il lettore de “Il Corriere Nazionale.net dovrebbe leggere Italian Job?

Perché è scritto nel modo più lineare, leggibile, narrativo e naturalistico possibile. E non mancano inserti e intermezzi ironici, quasi satirici: il tema è importante, qua e là andava sdrammatizzato. Non è un saggio paludato e rivolto a una platea di specialisti: tutt’altro. E lo consiglio perché fissa il racconto corale di milioni di lavoratori sfruttati e quasi sempre inconsapevoli di esserlo. Dispiegando realtà e fatti di cronaca sconcertanti, che sembrano riportare indietro le lancette dell’orologio delle conquiste sindacali a due secoli fa. Con salari che non sono più salari e giornate lavorative infinite. Un problema generalizzato, che affligge tanto i lavoratori “vecchio stampo” che quelli cosiddetti “4.0”.

9) Progetti futuri di Maurizio Di Fazio…

Continuo a collaborare con diversi giornali, da Repubblica all’Espresso passando per Il Venerdì, Il Fatto Quotidiano e Vanity Fair. Ma sto già pensando a un nuovo libro.

Mariangela Cutrone

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