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 Quando il dialogo diventa difficile, se non impossibile

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Si può discutere con un testimone di Geova sui benefici o meno delle trasfusioni di sangue? Non è possibile, perché il Testimone s’industrierà in tutti i modi  per dimostrare che le trasfusioni di sangue sono dannose, il suo pensiero andrà necessariamente in un’unica direzione, per giungere inevitabilmente ad una sola conclusione. Altrimenti si troverebbe davanti ad una contraddizione per lui non accettabile: come può Dio proibire agli uomini ciò che è per loro un bene e non un male?

Provate a discutere con un vegetariano sui benefici o meno del nutrirsi di carne, o sulla necessità di nutrirsene. I suoi ragionamenti saranno condizionati dalla persuasione che uccidere animali è sempre un male.

Ancora, tra gli infiniti esempi: gli atti di omosessualità sono o non sono un male? Il dialogo con un cattolico non sarà possibile, perché, i suoi ragionamenti saranno condizionati dalla persuasione che tali atti siano un peccato (lo dice la Bibbia, lo insegna la Chiesa), e avranno un’unica via, quella che lo porterà inevitabilmente alla conclusione che gli atti di omosessualità sono un male. 

Per la stessa ragione, difficile, se non impossibile, è dialogare con molti cattolici sul fine vita,  giacché i loro ragionamenti sono necessariamente condizionati dalla ferma persuasione che la vita è sacra e inviolabile, che la vita è un dono, che la vita vale sempre la pena d’essere vissuta,  che “la vita e la morte dell’uomo sono…nelle mani di Dio, in suo potere…Egli solo può dire: «Sono io che do la morte e faccio vivere»” (Giovanni Paolo II).

Ovviamente la persona che ragiona in tal modo potrebbe anche essere nel giusto, ma resta che il dialogo diventa difficile, alle volte impossibile.

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